
Numero 202
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PRESENTAZIONE LIBRO: Martedì 29 settembre, h 18,30
Libreria Panisperna – via Panisperna, 220 – Roma
La democrazia non può esistere senza un “elemento religioso” che fondi quell’“unità morale” premessa del “cattolicismo”, ossia dell’universalismo “Umanitario”. Ne deriva il rifiuto della laicità e dell’autonomia spirituale, a favore di una religione dell’Umanità, una sorta di religione “civile”. È, dunque, il trionfo della teologia politica, ma anche l’apertura della strada al totalitarismo. Giovanni Gentile, del resto, rivendicando la natura totalitaria del fascismo, ne sottolineava il collegamento ideale con Mazzini e con la tradizione democratica. Anche Mussolini proveniva da una cultura romagnola profondamente intrisa di mazzinianesimo.
Come scrive Massimo Corsale, evocare oggi il concetto di “teologia politica”, soprattutto in relazione a “democrazia” e “diritto”, può apparire una provocazione. Ma è proprio questo il punto: la democrazia, intesa come potere decisionale assegnato al popolo, presuppone un forte senso di appartenenza e, per questo, è tutt’altro che pienamente inclusiva. Tale appartenenza ha bisogno di essere alimentata da un mito fondativo, cioè da una teologia politica.
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