di ALDO DI RUSSO

Carissima amica mia,

È davvero un privilegio poterti scrivere una lettera come si faceva molto tempo fa. Avrei voluto spedirla con busta e francobollo, mi sarebbe piaciuto immaginare che tu potessi aprirla con un tagliacarte d’avorio come quello che avevo da ragazzo, ma poi ho trovato questo spazio che usa come titolo un verso poetico di Lucio Dalla corretto al femminile e mi sono detto: perché non usarlo per la nostra corrispondenza privata. Spero tu abbia tempo e voglia di leggerla e di rispondermi se vorrai. Quanto alla privacy, non credo sia più tempo di occuparsene, i panni sporchi di tutti sono al pubblico ludibrio, i nostri sono puliti come l’acqua cristallina e non abbiamo davvero nulla da temere anche se dovessimo parlare degli “affari nostri”.

Ti scrivo dopo aver riflettuto sull’interessante e proficua discussione che abbiamo avuto insieme in una serata addolcita dal tuo viso radioso e da un’ottima bottiglia di vino nella magia della notte di Trastevere. Come in ogni dialogo sono emersi punti di vista diversi e a tratti opposti, il tema era la scienza, a parer mio, il territorio d’elezione di come “l’attrito” prodotto da opinioni distanti possa far crescere e far conosce il nuovo anche a due come noi che frequentiamo mostre e teatri, ma non laboratori di particelle elementari. Lasciami ora procedere ad affrontare le nostre diversità. Partiamo dal più importante dei “limiti” della scienza che tu ponevi come obiezione al metodo: l’incapacità della scienza di raggiungere verità e fare previsioni certe. Su questo punto non posso che concordare con te, la scienza non si pone nemmeno il problema di raggiungere una verità, ma questo non è affatto un limite, anzi.

Quello della “mancanza di verità” è oggi una obiezione comune a molto del pensiero antiscientifico italiano, so bene che non coincide in tutto con il tuo, ma ogni porta che rischia di aprirsi verso l’irrazionale mi preoccupa sempre un po’. È vero, ci fu un tempo in cui la fisica ha avuto la sensazione di aver messo un punto, e per sempre al codice di funzionamento della natura, questa idea ha pervaso almeno tutto l’800, poi gli occhi sono stati aperti e le cose sono un po’ cambiate.

Sai perché la scienza non potrebbe mai cercare certezze universali ed eterne? Semplicemente perché tutto quello che nasce dal bisogno di conoscere ha necessità di prove e di conseguenza può avere valore solo fino a prova contraria. Se ci pensi bene, molte delle conversazioni e le discussioni che abbiamo avuto hanno funzionato così. Quante volte parlando del Cristianesimo, di Pasolini, della forza caratteriale dei ragazzi di oggi, i tuoi figli, i miei nipoti, abbiamo cambiato posizione? Basta non irrigidirsi e il confronto porta tutti avanti. Questa è scienza. Allora, procedo nel mio ragionamento e, se qualche passaggio fosse fallace segnalamelo subito.

Procedere per prove ed errori, come fa la scienza (Cartesio), significa sapersi impadronire della forza di chi è sempre disposto a cambiare idea di fronte ad  un modello, un costrutto, una spiegazione logica più semplice e coerente con le osservazioni. Confrontarsi per ragionare sulla base dei dati porta con se che quello che potrebbe essere considerato un difetto diventa lo strumento più potente del sapere umano, il più intrigante processo metodologico che l’uomo abbia inventato per conoscere se stesso, per pensare.

Questa affermazione, affinché non sia definita “apodittica”, come fai di solito, necessità di un po’ del tuo tempo, proprio quello che ti sto rubando mentre leggi la lettera. Ti confesso, ma lo sai, che per me, la vita è questo, l’amore è questo, la democrazia è questo. I diritti che rivendichiamo, le persone che amiamo, le relazioni con gli altri, le conquiste civili, vanno messe in discussione sempre, difese, accudite, riconquistate ogni giorno in un quadro nuovo che tenga conto della dinamica della vita. In questo modo ogni nostra attività è sapere, ogni momento è scienza, una idea del mondo e non solo una formula in cui credere.

Tornando alla ricerca della verità ed alla obiezione che facevi, vorrei provare a praticare anche altri piani che non ti appartengono, lo so bane, ma a volte le strade possono intersecarsi verso direzioni impreviste. Partiamo dalla considerazione ovvia che siamo tutti immersi e nutriti da una metafisica fatta di verità inviolabili e rivelate che esibiscono l’eterno, l’immobile, l’onnipotente come categoria per l’analisi del bene, del male, del giusto e dell’errore. Le verità, se ci fossero, darebbero sicurezza e certamente la danno a tutti quelli che credono. Le religioni tradizionali, puntando sulla fede, credere significa scoprire, oggi le New Ages costruite intorno alle paure dell’ignoto stanno riproponendo una versione alle vongole del pensiero magico religioso che credevamo di aver superato e questo un pochino mi preoccupa.

Se per chi studia e fa ricerca l’incertezza è la forza trainante dell’avventura umana, per chi non abbia alcuna voglia di compiere sforzi come i nostri, di sapere, di conoscere, l’incertezza diventa paura, reazione, rifiuto, qualche volta arroganza. In quei casi si palesa l’irrazionale per diventare la misura dell’esistenza, in quelle condizioni si preferiscono false certezze alle incertezze e si va avanti a tentoni aggiungendo alle paure di prima quella nuova e più pericolosa: la paura che le proprie convinzioni possano risultare false[1]. Nessuna paura, non sto parlando solo della scienza, sto proseguendo su una strada ipotetico deduttiva nella profonda convinzione, che l’analisi della realtà dei fatti renda la vita più felice una volta che si sia imparato a saper cambiare idea ed a gestire la nuova rotta[2].

Ti sei mai chiesta come mai la scienza non conosca eresia? Perché all’interno del pensiero scientifico la verità, il dogma, l’eterno uguale a se stesso non può esistere e quindi non essendoci nulla in cui credere non sussiste il presupposto alla violazione del dogma, non essendoci verità non possono esserci dogmi.

Credo che occorra far partecipare di più le persone a poter comprendere come la scienza sia prima di tutto una visione del mondo. La fisica, mia carissima amica, la tua ossessione, la cosa che dici di non capire, le famigerate formule del liceo, sarebbe infinitamente più chiara se la si considerasse come la considero io: il regno della immaginazione, un sogno continuo ad occhi aperti per trovare una rotta che possa descrivere i fenomeni a cui assistiamo oltre qualsiasi pregiudizio creato ad arte per adattarsi ai propri errori ed alle proprie comodità. Una strada fatta di idee e le idee sono immateriali, sono le cose che nessuno ha mai visto.

Voglio farti alcuni esempi per non essere fumoso, potrai trovare maggiori dettagli nella letteratura o di nuovo a cena con me. Scegli! Quando Newton fornì al mondo una delle visioni più potenti che l’uomo ricordi, non scrisse solo le sue equazioni su di un foglio, prima, ben prima di farlo, si mise a passeggiare tra gli incantevoli paesaggi del Lincolnshire dove era nato con due tarli in testa che sovvertivano il modo attuale di vedere il mondo: il primo che due corpi distanti tra loro potessero interagire e in secondo che il tempo scorresse continuamente e inesorabilmente senza essere connesso ad alcun evento particolare. Una mostruosità ! il sovvertimento del pensare comune. La fisica del cielo, precisa, misurabile, continua, trasportata sulla terra considerata da sempre il regno dell’incertezza e della imprecisione. Idee, pensiero, visione. Lo stesso fece Einstein, non pensare abbia scritto quelle equazioni a te incomprensibili di primo acchito, ha semplicemente immaginato, lui stesso lo racconta, come sarebbe stato il mondo se fosse stato descritto stando a cavallo di un raggio di luce. Come vedi la scienza parte quasi sempre da un sogno ad occhi aperti e insegna che le cose non sono come appaiono. Tu stessa, se guardi il cielo di giorno, vedi il sole muoversi eppure sai bene che è la terra che gira. Le cose non sono come appaiono, per lo stesso motivo, io stesso posso essere appassionato, scontroso, ma non certo apodittico se cerco confronto e dimostrazione analitica alle mie osservazioni.

Buona parte della conoscenza del nostro mondo è immaginazione, verifica, scontro se serve e sintesi, per questo la scienza non teme confronto sul terreno della conoscenza, perché è sempre disposta a cambiare idea quando una visione più articolata e coerente si palesi come possibile. Dovremmo imparare anche noi nella vita normale, tutti facciamo errori, io sicuramente e forse anche tu, cambiare è il solo modo per conoscere, ribellarsi è il solo modo di procedere e di crescere.

Vengo ad un altra delle tue obiezioni. Se la scienza non da certezze come può essere affidabile? Amica mia, se hai seguito il mio ragionamento a questo punto dovresti poter anticipare la mia risposta. Ma è proprio la mancanza di certezze a fornire l’affidabilità che serve. La ricerca continua di equilibri sempre migliori è essa stessa garanzia di affidabilità. Non vale solo per la scienza, ma per la vita. Ogni posizione di equilibrio è tale in funzione di relazioni tra le componenti in gioco che devono la loro forza alla dinamica quotidiana, alla ricerca continua di uno sguardo migliore di ieri. Per conoscere qualcosa o qualcuno occorre essere aperti ad imparare ogni giorno e aggiornare i nostri schemi mentali continuamente nella stessa dinamica della vita.

Veniamo al nocciolo di un altro problema dibattuto insieme. Tutte le opinioni hanno uguale valore?. Qui la pensiamo in modo più vicino, oggi ci sono

gruppi economico finanziari che alimentano, attraverso i social network, l’idea malsana che la vita possa essere vissuta senza alcuno sforzo mentale e che le opinioni da qualsiasi parte vengano hanno uguale valore. Il famoso uno vale uno. Non ci sono dubbi che le azioni, l’estetica, l’etica nascano e vivano all’interno di un sistema di valori prestabilito e possano non essere riconosciuti al di fuori. Medea uccide i figli eppure viene premiata dal dio nella tragedia di Euripide, per il nostro codice penale sarebbe una serial killer e se non comprendessimo il contesto non potremmo godere della tragedia. Questo è un fatto, ma la relatività dei valori non significa affatto che due opinioni diverse non possano essere messe al confronto dei fatti per stabilire chi abbia ragione o chi abbia torto, ammesso che non siano fallaci entrambe.

Ti faccio un esempio. Supponiamo che qualcuno dica che con la luna calante certe cose non si fanno: seminare, tagliarsi i capelli, sai quelle cose li. Premesso che ciascuno è libero di farle e di non farle, e io non ho nulla da dire, a volte succede che chi crede a queste cose si senta in diritto di vestire i panni della scienza (l’astrologia, la medicina omeopatica tentano goffamente di farlo, un po’ di pensiero magico in giro prolifica sempre e fa soldi….) Allora ti senti spiegare, con una fumosità di linguaggio che al confronto la politica dà sicurezza, che “come la luna produce le maree interagendo con le masse d’acqua sulla terra, così produrrebbe effetti su di noi che siamo fatti d’acqua”. L’intreccio è gordiano, si somma magia, ignoranza, ottusità, ma sopratutto fuga dal confronto. Basterebbe moltiplicare la nostra massa d’acqua per la massa della luna e dividerla per il quadrato della distanza per capire che l’influenza della luna e del sole su di noi è praticamente nulla. Ma qualora anche la moltiplicazione e la divisione fosse una operazione complessa per la qualità dei neuroni a disposizione, allora si potrebbe procedere sperimentalmente. Mettere dell’acqua in un bacile o mettere nella vasca da bagno l’equivalente d’acqua del nostro peso corporeo, poi, con pazienza e attenzione, osservare per un intero ciclo lunare le eventuali maree che si verificassero nella bacinella o nella vasca da bagno. Qualora non si verificassero, le possibilità sono due: o si cambia idea o si cerca un ascendente zodiacale che proprio quel mese ha influito negativamente “sulla energia della vasca”

Le opinioni possono anche essere diverse, non cerco di favorire quella che venga dal mio contesto culturale, ma propongo di cercare insieme le ragioni dell’una e dell’altra in una prospettiva teorica e attraverso una analisi dei dati che spieghino quello che avviene in natura. Invece succede che chi sostiene tesi magiche e ascientifiche scappa il confronto perché troppo debole e confuso per farlo, scappa perché credere è sempre meno faticoso che scoprire. E questo è il vero problema

Conclusione

Ti voglio raccontare di una lezione di Richard Feynman ( uno dei maggiori studiosi di meccanica quantistica premio nobel per la fisica nel 1965) a proposito di come avviene una scoperta scientifica che è rimasta paradigmatica per ogni studente di fisica.

Secondo Feynman tutto parte da una ipotesi che allo scienziato frulla per la testa come una possibile visione del mondo ( hai presente gli esempi che ti ho fatto di Newton e Einstein?), a quel punto è necessario che vengano calcolate le conseguenze e quali circostanze si verificherebbero se l’ipotesi fatta risultasse dimostrata per poi confrontare i propri risultati teorici con l’esperienza costruita intorno ad esperimenti che siano il modo in cui la natura si comporta. Se i dati fossero diversi l’ipotesi sarebbe sbagliata. In questa affermazione risiede la chiave del pensiero scientifico. Non importa quanto bella sia l’ipotesi, quanto intelligente e famoso sia lo scienziato che l’ha fatta, sarebbe sbagliata e basta.

Se invece tutto funzionasse e i dati dimostrassero la validità dei calcoli per aprire una porta nella direzione della conoscenza nuova, questa sarebbe vera? No dice Feynman, semplicemente non si è potuto dimostrare che fosse sbagliata e qualcun altro, domani, potrebbe riuscirci cambiando le premesse o affinando i metodi di misura. Allora? La conclusione di Feynman tra le risa dei suo studenti è che alla fine l’unica cosa di cui possiamo davvero essere sicuri è degli sbagli che abbiamo fatto, perché nessuna verità è eterna. Allora a che serve la scienza? A costruire una immagine del mondo e dell’umanità, una struttura concettuale entro cui pensare, conoscere, imparare.

Il passato non possiamo cambiarlo, ma comprenderne la dinamica. Il passato può anche essere fatto di ricordi, di rimpianti, di rimorsi, di giorni felici, ma il futuro, imprevedibile è pur sempre incertezza e, proprio per questo inquietudine,  che diventa desiderio, speranza una volta che sia solido e strutturato almeno il metodo con cui analizziamo gli eventi. A questo serve la scienza, imparane il metodo serve anche a vivere felici.

Grazie ancora per la tua attenzione e per gli stimoli continui a crescere nonostante la mia età avanzata.

Con rinnovato affetto, tuo

Aldo

PS. Una cosa ancora, la scienza produce scienziati e forma uomini e donne che acquistano dal pensiero dalla pratica un modo di fare, di vivere, di pensare, queste note sulla apparente fragilità del scienza potrai ribaltarli anche sugli essere umani avvezzi a questo modo di pensare per evitare di considerarli troppo arroganti e sicuri. Non lo sono affatto.


[1]Le paure sono parte della vita, ci nasciamo, condizionano la nostra vita ed il nostro agire. Sofocle ne ha dato una rappresentazione meravigliosa nei suoi drammi già 2500 anni fa e ci ha anche ammonito che l’unico antidoto alla paura sia l’amore, per un uomo, per una donna, per il sapere. Ma questa è un’altra storia, te la scrivo un’altra volta. Confrontarsi e scrivere ha questo vantaggio, parti per una direzione e te ne vengono in mente mille altre.

[2] La rotta come strada è stata una invenzione dei romani. “Rupta” perché invece di attraversare una foresta la rompevano rendendo facile la connessione tra due città. Imparare a rompere, non le foreste che ne sono rimaste poche, ma i pregiudizi e gli schemi prefissati non sarebbe una cattiva idea. Posso aggiungerti una cosa in calce? Alla strada, al cambiare strada è legato un’altra meravigliosa parola latina: “sed ducere”. Lasciamoci sedurre!!!