Congresso degli iscritti italiani al Partito Radicale

Roma 28|29|30 ottobre 2022

E’ passato un anno dallo scorso congresso ed è cambiato tutto il quadro politico, internazionale e nazionale.

L’aggressione russa contro l’Ucraina con l’incredibile resistenza ucraina, hanno “convinto” Usa ed Unione europea ad intervenire, con prudenza ma ad intervenire. Ci sono ancora resistenze a pagare il prezzo dell’esserci schierati con Kiev, in realtà ci siamo schierati a difesa dell’occidente, dello stato di diritto, della libertà visto che il Presidente Putin li ha indicati come i nemici da abbattere. Questa emergenza avrebbe dovuto indurre i governi costituenti l’Unione europea, o almeno alcuni di essi, ad aprire un dibattito sulla mancanza di una assenza di una dimensione politica adeguata al governo dei problemi del nostro tempo. E’ tanto evidente da essere diventato accecante che la dimensione federalista è l’unica che può definire un quadro dell’Unione capace di intervenire quando è necessario nei tempi necessari. Questa Unione ha a mala pena la forza di emettere un comunicato al quale, anche se volesse, non ha i mezzi per preannunciare interventi adeguati.

Vale per la Russia, per i cambiamenti climatici, per le questioni inerenti lo Stato di Diritto (democratico federalista laico).

Quanto ci raggiunge dall’Iran ha una forza, una potenza unica per spiegare cos’è la sete di libertà. Quella sete dalla quale noi continuiamo a cercare di affrancarci in mezzo a mille difficoltà.

Le ragazze, non solo loro, ma soprattutto loro, hanno una forza di azione dirompente. E’ importante fargli sapere che le aspettiamo per far crescere anche ad occidente la loro sete di libertà, conquistare anche qui diritti che sono negati con una violenza diversa, meno fisica ma più efficace.

Ed è anche cambiato il quadro nazionale. Vedremo se ci sarà un Governo prima del Congresso e se ci sarà spazio per una interlocuzione attraverso la quale portare avanti le nostre proposte. Non possiamo trascurare il fatto che è aumentato il numero di coloro che non sono stati convinti da una delle tante proposte politiche avanzate nella campagna elettorale, e c’era davvero di tutto. Eppure, tra astenuti, schede bianche e nulle, poco meno di 18 milioni di persone non hanno votato, pari al 39% del corpo elettorale.

C’è sicuramente un grande spazio politico sul quale agire se solo si avesse la possibilità di farlo, se solo si riconoscesse il diritto del cittadino a conoscere per decidere, ma si sta affievolendo anche il loro potere di condizionamento, che esercitano attraverso i mezzi di informazione pubblici e privati. Mentre il regime perfeziona l’uso e l’abuso del potere a proprio esclusivo interesse, d’altro canto sempre più persone si autoescludono, si emarginano dalla vita pubblica lasciando spazio ai loro persecutori.

La povertà, a cominciare da quella economica, che incombe ovunque e coinvolge sempre più cittadini – siano essi disoccupati, lavoratori, partite iva, imprenditori – dovrebbe essere un campanello di allarme, a meno che non si pensi di governare l’aumento del debito pubblico con quello del mantenimento dell’ordine pubblico.

Il grosso rischio è che si possa indurre a credere che il diritto a vivere oggi esige risposte d’ordine illiberali. Chi segue il dibattito europeo sa che non sono previsioni apocalittiche ma la realtà.

Continuiamo a credere che a partire dal nostro paese, siano necessarie radicali riforme delle istituzioni e della Giustizia per uscire dal cinquantennio delle leggi emergenziali diventate nel tempo ordinarie, così trasformando il nostro paese, ma non solo il nostro, in una democrazia apparente. I referendum promossi con la Lega hanno rimesso al centro la questione Giustizia, non ci eravamo fatti illusioni sull’esito, è stato importante farli, che se ne sia parlato e siamo certi che porteranno anch’essi i frutti sperati.

Infine, c’è un contesto interno sul quale abbiamo il dovere di accendere i riflettori per difendere la vita del Partito. O meglio, la vita del Partito che c’è stato affidato dal congresso. E’ sempre capitato nella nostra storia che ad un certo punto bisognasse ricominciare, ed è logico che capiti in una organizzazione libertaria nella quale chiunque si può iscrivere e nessuno può essere espulso. Non sarà questo dibattito un momento di crisi ma il tentativo da parte di chi ci crede di uscire dalla crisi.

Tornano i grandi temi che hanno accompagnato la storia del paese, del mondo e quindi del Partito Radicale.