di SALVO FLERES

In una sua citazione, lo scrittore russo Fëdor Dostoevskij afferma che “Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni.”

D’altra parte la Costituzione Italiana è molto chiara e all’articolo 27 così recita: “La responsabilità penale e’ personale. L’imputato non e’ considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Secondo una statistica pubblicata il 16 ottobre dello scorso anno, nel carcere di Piazza Lanza, a Catania, a fronte di una capienza regolamentare di 279 posti, erano presenti 354 reclusi.

In base al più recente rapporto dell’Associazione Antigone, che si occupa dei diritti dei detenuti, alla data del 30 giugno 2022, gli ospiti della medesima struttura sarebbero scesi a 307, di cui 47 donne e 39 stranieri.

Sempre secondo lo stesso rapporto, ai reclusi non sono garantiti nemmeno 3 metri quadrati di spazio ciascuno, ne dovrebbero avere almeno 7, non tutte le celle sono munite di riscaldamento, né di acqua calda, non è assicurata la separazione tra giovani e adulti, non ci sono spazi dedicati alle lavorazioni, non vi è un’area verde per i colloqui nei mesi estivi o con i bambini, a fronte di 347 agenti previsti in organico ve ne sarebbero effettivamente in servizio soltanto 222, i reclusi a cui è consentito di svolgere un lavoro intramurario sono 48.

Nella seconda struttura penitenziaria Catanese, quella di Bicocca, alla periferia della città, al centro della caldissima “piana”, la capienza è di 137 posti mentre i presenti, sempre alla data del 30 giugno 2022, sono 202, nessuna donna e 19 stranieri.

A Bicocca i reclusi in espiazione di pena sono solo 64, gli altri sono in transito, in custodia cautelare o in attesa di destinazione definitiva. Si tratta di una situazione di promiscuità, in parte legata al sovraffollamento, che non favorisce di certo la rieducazione prevista dal citato 27 della Costituzione Italiana.

Tuttavia, in ciascuna delle celle sono garantiti almeno 3 metri quadrati di spazio per ogni recluso, sicuramente meglio di Piazza Lanza, ma comunque pochi, il riscaldamento è funzionante ed è presente l’impianto di acqua calda e la doccia in ogni cella. È inoltre assicurata l’auspicata separazione dei giovani dagli adulti ed in  ciascuna cella sono presenti 2/3 reclusi al massimo.

Nella struttura in questione vi sono spazi dedicati alla socialità, alla scuola, al teatro, allo sport, una circostanza che rende sicuramente migliore la detenzione, anche se siamo ancora molto lontani dagli standard auspicati più volte dagli organismi preposti dell’Unione Europea.

Ad esempio, a fronte di una dotazione organica di 201 agenti di polizia penitenziaria, ne sono effettivamente presenti solo 121, una situazione che rende difficile il lavoro da svolgere e la vita non solo dei reclusi, ma anche del personale di custodia, per non parlare degli educatori e degli psicologi, da sempre insufficienti allo svolgimento di una efficace azione di recupero.

A tal proposito, non bisogna nascondere il fatto che la puntualità della consistenza numerica delle statistiche penitenziarie risente di tre elementi di cui pochi parlano, anzi, è bene sottolineare che, talvolta, vengono proditoriamente omessi.

Il riferimento è agli eventi giudiziari, che si susseguono da un giorno all’altro, alla chiusura per lunghe manutenzioni di reparti che vengono comunque considerati attivi ed in tal senso contabilizzati, e la tendenziale autoreferenzialità del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e delle direzioni delle carceri, sempre restii a dire la verità fino in fondo circa la reale situazione delle varie strutture detentive.

Tuttavia, per i parenti dei reclusi della Casa Circondariale di Piazza Lanza, “le chiacchiere stanno a zero”, come ci ha riferito qualcuno di loro, e tanto è bastato per fare in modo che si organizzasse una protesta, nel corso della quale sono state denunciate condizioni davvero gravi, culminate, ad avviso degli organizzatori, con la presenza di 6/8 reclusi per cella.

Si tratta di una una situazione davvero insostenibile, più volte ma in vano segnalata al Garante regionale dei reclusi, soprattutto quando, come in questo caso, non tutte le celle sono dotate di doccia e la temperatura ambientale sale fino a sfiorare i 40 gradi.

Appare del tutto evidente che non è certamente questo il modo per poter assicurare rieducazione e reinserimento ai reclusi, anzi, questo è proprio il sistema migliore per fornire ai cittadini che scontano la loro penna dentro una cella una buona ragione per odiare lo Stato il quale, per primo, in simili condizioni, viola le sue stesse leggi.

Secondo Nelson Mandela, “Si dice che non si conosce veramente una nazione finché non si sia stati nelle sue galere. Una nazione dovrebbe essere giudicata da come tratta non i cittadini più prestigiosi ma i cittadini più umili.”

La verità è che molti degli autori della Costituzione Italiana avevano conosciuto le patrie galere, avevano compreso quale dovesse essere il senso della pena, non certo intesa come una vendetta dello Stato, e si erano premurati di prevedere condizioni teoricamente detentive di buon livello, volte alla rieducazione ed al reinserimento sociale dei reclusi, mentre i legislatori attuali non solo non conoscono il problema, ma neanche se ne preoccupano, limitandosi, al massimo, a fingere compassione.