di MARCO PANELLA

Il 14 ottobre del 1902 sei arrivato al mondo all’inizio di un secolo che prometteva tutto. Velocità soprattutto.
Velocità delle immagini, la prima proiezione dei fratelli Lumiere è del 1895, ma soprattutto velocità di motori che sbuffano e mangiano strada e poi, tra poco più di un anno l’aeroplano dei fratelli Wright si alzerà in volo e allora veramente cambierà tutto.
Non lo puoi certo sapere, ma ne vedrai delle belle.
Se è vero che la velocità ci racconta il novecento, tu, che del novecento sei figlio, della velocità sei stato gambe, anima e cuore.
Locomotiva umana, ti chiameranno così e con questo nome passerai alla storia. Tutto vero, ma io ci vedo altro.
Ci vedo più coraggio che vapore, più anima che macchina, ci vedo gambe forti, certo, ma anche cuore immenso capace di sfide e di duelli.
Ecco il punto, i duelli. Con destino e persone, di duelli sei vissuto.
Per questo mi prendo licenza e per me sei Learco Guerra, il Duellante.


Il primo duello l’hai fatto con la vita

Figlio di manovale, sei stato svezzato in cantiere a calce e male e peggio. Tuo padre ti ha cresciuto dritto di schiena e di coraggio e ti vedeva a far la vita sua. Per un po’ ci hai creduto anche tu.
Mani, braccia, spalle e gambe le hai fatte così.
Lavori, tanto, e giochi anche a calcio. Dice che giocavi da attaccante e che eri anche bravo, ma con quel fisico lascia che ti immagini piantato a centrocampo, dove una volta si piazzavano quelli come te, capaci di non far passar nessuno dall’altra parte. Con tecnica o con forza. Con le buone o con le meno buone.
Poi il destino ti prende per mano, sali in bicicletta e non scendi più.
C’è qualcosa in più.
Ti chiami Learco e Dio solo sa tuo padre e tua madre come ci avranno pensato a darti quel nome greco. Il fatto è che se nel nome c’è il destino, quello che il tuo si porta dentro è improbabile che loro lo sapessero.  Guida del popolo; a farla semplice il tuo nome questo significa e a te, Learco Guerra, il popolo vorrà un gran bene.
Diciamolo subito senza girarci intorno, tu alla vita hai fatto cambiare strada.
Primo duello vinto.


Sali in bicicletta

Ci arrivi tardi, prima fai in tempo a fare un figlio e a sposarti. L’ordine delle cose è questo, un po’ irregolare al tempo, anche se il figlio lo fai con la ragazza che amavi da sempre.
Inizi a correre che hai 25 anni per il gruppo sportivo della XXIII Legione Bersaglieri del Mincio aggregata alla Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale.
Non fai risultati da subito, qualche volta ti piazzi bene, altre volte no.
Poi ci pensa un tuo amico. Gino Gherardini ti fa trovare bicicletta e maglia sociale della Maino. Dice che ti hanno notato e che ti vogliono con loro alla Milano-Sanremo. Cadi dalle nuvole, non ti fermi troppo a pensare e vai.
Alla partenza sembra che tu sia trasparente. Nessuno della Maino ti considera. Fai finta di niente, stai per conto tuo, poi ti metti nel gruppone, si parte e via. Al traguardo ti guardi intorno: di quelli che non ti avevano considerato non ne vedi nessuno. Al traguardo c’è una sola maglia grigia, la tua che pensi di essere della Maino, ma che invece della Maino non sei.
Lo scoprirai solo una volta tornato a casa.
Gino ha fatto tutto di testa sua, ma ti ha fatto un gran regalo.
Costante Girardengo, che non è uno qualunque, ma il primo campionissimo, si è accorto di te e consiglia a Giovanni Maino di darti una possibilità. Lo convince, Giovanni te la dà e la tua vita cambia.
Secondo duello vinto.


Corri

Nel senso letterale del termine. Hai gambe che sono pistoni, batti sui pedali come un fabbro ferraio il martello sull’incudine, affanni in salita, attacchi in discesa, sgomini in pianura dove sei capace di allungare in regolarità senza perdere un colpo e infine anche di involarti al traguardo.
Inizi a vincere. Tappe e corse.
Soprattutto inizi a duellare con Alfredo Binda, lo farai per anni e sarà un duello che appassionerà tutti.
Binda è freddo, tu no. Se il nome è un destino, per te lo è anche il cognome. Tu sei Guerra. Curvo sul manubrio tu irrompi, sei energia esplodente e dirompente.
La gente ti ama per questo e si schiera con te. Tanti, tantissimi, forse quasi tutti. Di te si fidano perché ti sentono come loro. Di te si fida anche il Partito; hai tratti e carattere dell’uomo nuovo, quello che il fascismo voleva per il futuro dell’Italia e di sé stesso.
La politica non ti occupa oltre il dovuto. Quando è il momento doni oro alla Patria, come tutti. Per il resto tu corri e basta.
Il ventennio lo passi indenne.
Terzo duello vinto.


Il duello di una vita

Learco Guerra o Alfredo Binda? Gli italiani si dividono, cosa che in fondo è tra quelle che ci riesce meglio fare.
Il figlio del manovale, tu, oppure il figlio benestante, lui?
Tu sei empatico, Binda di grande eleganza, ma empatico no, non lo è.
Tu vinci e ti portano in trionfo, Binda vince e gli rimangono i titoli di giornale.
Il duello tra di voi durerà anni, Giri e corse. È un duello che avvince e che si alimenta di episodi, illazioni, polemiche, battute e cadute. Rivalità vera, una di quelle storiche del ciclismo. Una rivalità che trova una sua unità di misura nelle edizioni del Giro che vi vedranno sulla stessa strada.


Il Giro del ’31

L’anno prima hai sfiorato storia e successo al Tour de France. Tre tappe vinte, sette tappe da leader in classifica generale, chiudi da secondo dietro André Leducq, unico tricolore in una classifica finale franco-belga. Molti soldi, che non guastano, e tanta popolarità.
La storia, però, la tocchi con mano al Giro e lo fai da subito.
Davanti alla tua gente conquisti la prima tappa, la Milano-Mantova.
La prima maglia rosa della storia del Giro è la tua.
Poi ci pensa la strada.
Napoli-Roma, sesta tappa. In prossimità dell’arrivo a Villa Glori Binda cade rovinosamente. Il giorno dopo è di riposo e lui cerca di rimettersi in sesto. Alla ripartenza sale in sella in direzione Perugia, ma un nubifragio poco fuori Forlì lo ferma e lo fa ritirare.
A te non va molto meglio.
A volte si dimentica, ma in quegli anni è il ciclismo lo sport più popolare e seguito, non il calcio. Quando passate voi, diavoli in bicicletta imbrattati polvere, sudore e fango, a bordo strada c’è la folla. Siamo alla nona tappa, da Montecatini a Genova. Quel giorno a Fosdinovo uno di quelli che ti aspettano in delirio esagera. Ti vuole abbracciare, ma riesce solo a farti cadere e, come se non bastasse, un altro corridore ti rovina addosso e la sua leva del freno ti buca la schiena. È una ferita profonda.
Con quattro tappe vinte e la prima maglia rosa cucita sul tuo destino, il Giro per te finisce nell’ospedale della Spezia.


Il Giro del ’32

Al Giro del ’32 arrivi con l’oro di Copenaghen, campione del Mondo di ciclismo su strada, l’unica edizione disputata a cronometro. Mai prima e mai più dopo. Comunque sia, sei l’uomo da battere. Questa edizione è anche quella crepuscolare per due grandi, Costante Girardengo e Giovanni Gerbi, il Diavolo Rosso
Fai la tua parte, come sempre. Vinci sei tappe su tredici, batti Binda entrando a Milano in volata, ma non basta. Il Giro lo domina Antonio Pesenti, leader in classifica generale dalla settima tappa in poiTu concludi quarto. Esile soddisfazione, oltre ad averlo battuto in volata all’ultima tappa, il settimo posto di Alfredo Binda.

Il Giro del ’33

26 marzo 1933. Con 7 ore, 50 minuti e 41 secondi vinci la monumento Milano-Sanremo.
Neanche due mesi, il 6 maggio, parte il Giro e tu sei sempre tra i favoriti. Questa volta il duello è duro, veramente duro.
Passo dello Scoffora, si arranca verso Genova, il cuore batte forte, ma le gambe non reggono più, benzina finita.  
Armando Cougnet, il direttore del Giro, è su un’ammiraglia, controlla tutto, ti vede in difficoltà e fa quello che non dovrebbe fare. Ha un pacco di biscotti, te lo passa e sembra che te lo divori con tutta la carta.
Come in Guerra. Come Learco Guerra.
Ci siamo lasciati vincere dallo spettacolo del gladiatore morente…non ci siamo mai pentiti del nostro gesto poco ortodosso“, così dirà poi Cougnet.
Giusto? Sbagliato? Inutile fare i puristi dal salotto di casa, non serve e non aggiunge nulla alla storia.
Binda protesta con forza, tu non ci pensi. Tu pensi solo a correre. Purtroppo non per molto.
Hai vinto la prima, la terza e la quinta tappa, ma è alla sesta che il mondo si capovolge.
Roma è fatale. A 400 metri dall’arrivo di Villa Glori, prima di saltare in aria sei terzo. Un ramo che sporge da una siepe ti entra nella ruota. O forse no. Forse è stato Binda a spingerti come dici tu.
L’unica certezza è che ti fai male e anche se il dolore provi a ignorarlo sei costretto a fermarti.
La Maino non ci sta. Se non corri tu, non corre nessuno e ritira la squadra per protesta.
Passa poco più di un mese e sei sulle strade di Francia per la Grande Boucle. Ancora secondo, un grande risultato. Forse, però, non quanto il terzo posto del poco ricordato Giuseppe Martano che se lo conquista da indipendente.

(1933. Learco Guerra al Tour de France)


Il Giro del ’34

Senza storia. O meglio, con molta storia.
Il Giro è tuo. Vinci dieci tappe su diciassette e sei quasi sempre leader in classifica generale. Episodi tanti. Le tue crisi in salita nella Bari-Campobasso e nella Firenze-Bologna. Fame, calo di zuccheri, insomma si annebbia tutto, le gambe spingono, ma sono ferme e allora, proprio tra Firenze e Bologna ti fermi anche tu. Non senti più nulla, non vedi più nulla, non vuoi più nulla. Solo fermarti. L’ammiraglia della Maino è lì. Ti fermi, la fermi, tu sali, loro con il cuore pesante caricano la bicicletta e poi via verso la fine del mondo.
Non può finire così. Tu sei Learco Guerra, sei l’uomo nuovo, non ti puoi arrendere.
Binda, ancora una volta scivolato all’ingresso di Villa Glori, per i postumi della caduta si è già ritirato, ma tu no, non lo puoi fare, chi glielo dice a quelli che ti aspettano passare e che sono lì solo per te. Tu in quel momento non ci pensi, ma per te ci pensano gli organizzatori. Passa qualcosa in più di un attimo, ormai non la sa nessuno quanto esattamente.  Armando Cougnet ti tallona sempre, come l’anno prima. Questa volta ferma l’ammiraglia e ti rimetti in sella.
Il Giro lo vinci e sarà una grande vittoria.

(1959. Learco Guerra direttore sportivo EMI)


L’ultimo duello

Il 1934 è stato un grande anno, probabilmente il tuo migliore. A ottobre vincerai anche l’altra nostra monumento, il Giro di Lombardia.
Nel 1935 sei secondo alla Milano-Sanremo e quarto al Giro.
Continui a correre, ma sempre meno, fino al 1940. Binda l’Imbattibile, l’antagonista prima di Girardengo e poi tuo, si ritira nel 1936.
La guerra poi sospende la vita.
Quando il mondo torna normale il ciclismo ti vede ancora protagonista. Sei il primo a prendere in mano la rinata nazionale di ciclismo, ma per poco. Il meglio lo darai da direttore sportivo, quando farai emergere campioni come Rick van Looy, Hugo Coblet, Charly Gaul o Vittorio Adorni.
L’ultimo duello però è subdolo, più che altro un agguato e tu, uomo abituato al viso aperto e al petto scoperto non lo puoi vincere.
Lui si chiama Parkinson, è impalpabile, si insinua, colpisce a fondo e non si ritrae, continua.
Ci provi, provi a combattere, ma non ce la fai.
Te ne vai in un giorno di febbraio del 1963 a 61 anni. Troppo presto.
Il duello con il Parkinson lo hai perso, ma lui dall’altra parte non è capace di passare.
Ora, dall’altra parte ci sei tu, con la bicicletta e nuove strade da mangiare.
Anche insieme a Binda, perché il duello è questione d’onore e voi nemici non lo siete mai stati.

Marco Panella, (Roma 1963) giornalista, direttore editoriale di Sportmemory, curatore di mostre e festival culturali, esperto di heritage communication. Ha pubblicato “Il Cibo Immaginario. Pubblicità e immagini dell’Italia a tavola”(Artix 2015), “Pranzo di famiglia. Una storia italiana” (Artix 2016), “Fantascienza. 1950-1970 L’iconografia degli anni d’oro” (Artix 2016) il thriller nero “Tutto in una notte” (Robin 2019) e la raccolta di racconti “Di sport e di storie” (Sportmemory Edizioni 2021)