di GIANLUCA VERONESI

Se sono vere le indiscrezioni relative ai sondaggi dei 5Stelle, Giuseppe Conte sarà protagonista di una notevole rimonta.
Certamente nei confronti delle amministrative dov’è però hanno sempre avuto un risultato parziale, dovuto alla loro natura di movimento (che si attiva solo su singole campagne simboliche) e non di partito radicato nel territorio.
La sorpresa avverrebbe rispetto al risultato “atteso” (concetto vago che assomiglia alla temperatura “percepita”) dopo gli incredibili colpi di scena degli ultimi mesi.
Solo per ricordare i principali: la lunga e tortuosa scalata di Conte alla presidenza dell’organizzazione, la dialettica con Grillo riguardo la possibilità della terza candidatura, la consistente scissione di DiMaio, l’uscita dal governo (sperando di non farlo cadere) fermamente perseguita.

Un periodo surreale di litigi, scomuniche, parlamentari allo sbando.
I giornalisti che chiedevano a Conte se si sarebbe dimesso non raggiungendo il 10%.
Ma i giornalisti non sanno fare i conti: i percettori del reddito di cittadinanza sono più di tre milioni, il nucleo familiare si può prudentemente calcolare in tre persone (il reddito è soprattutto assegnato nel mezzogiorno), stiamo parlando di nove milioni di persone interessate (bisogna sottrarre i non diciottenni).

Se gli ottanta euro di Renzi garantirono al PD (oggi sembra incredibile poterli associare) il 42% dei suffragi, pensate il ben più favoloso montepremi in campo.
Conte che in cinque anni è passato da dilettante allo sbaraglio a volpe professionista, negli ultimi tempi ha incassato quattro buone notizie.
L’abbandono di DiMaio. Non ha più avversari interni.
Chi sostiene che la politica è monotona pensi alla decisione del ministro della difesa: se aspettava due settimane non lo avrebbe fatto e tutto sarebbe diverso.
Seconda buona notizia: tutti gli altri partiti vogliono intervenire sul reddito di cittadinanza, quasi tutti per cambiarlo, Fratelli d’Italia per cancellarlo. Questo riconosce ai pentastellati il monopolio del consenso degli aventi diritto al momento.

Terzo vantaggio: Grillo a forza di tirare il sasso e ritirare la mano ha perso molta autorevolezza all’interno e all’esterno del partito.
Quarta benedizione: il veto del garante sulla terza rielezione (a cui Conte formalmente era contrario) ha sgombrato il campo per le candidature dei suoi uomini, tutti di recente provenienza. Quindi, contrariamente al passato, avrà gruppi parlamentari a lui fedelissimi.
Nel programma elettorale dei 5Stelle ci sono altre due miniere di consensi: il superbonus edilizio e il salario minimo.
Nel primo caso, Draghi dopo una valanga di ruberie aveva bloccato la procedura di finanziamento in attesa di migliorie.
L’obiettivo dei pentastellati è ufficialmente il risparmio energetico procurato dalla ristrutturazione del caseggiato ma è anche e soprattutto un aiuto allo smisurato settore  edile. Tanto è vero che il mercato era andato in tilt, sia sul versante dei materiali e dei fornitori, sia sul lato della manodopera.

Il salario minimo -oggetto di approfondimento anche delle istituzioni europee- per ora è più un auspicio che una realtà.
Per noi italiani, specializzati in materia, bisogna sempre stare attenti a non incrementare il lavoro nero che, non a caso, ha avuto una forte accelerazione proprio dall’introduzione del reddito di cittadinanza.
Concludendo. Comunque finirà, i Cinquestelle dimezzeranno i voti rispetto al miracolo di 5 anni fa ma Conte si è tolto la cravatta e il fazzoletto dal taschino ed è sceso in combattimento. Bisogna riconoscerli la capacità di aver reso coerenti temi disparati (e nati in contesti molto differenti), di rappresentare un insediamento sociale, di comunicare una collocazione  immediatamente percepibile.
Identità che, ad esempio, Salvini non è riuscito a darsi perché cavalcando ogni micro conflittualità’, ogni tweet polemico, tutti in contraddizione tra loro, non ti permette di capire da che parte sta (e staresti tu votandolo).

Ci sono tanti modi di essere “conservatore” ma a lui manca la dote iniziale: quella di essere “moderato”.
Un tempo si votava per “il sol dell’avvenire”, obiettivo effettivamente vago e generico, oggi  si vota per lucro, anche pochi maledetti e subito.
Per questo non posso condannare gli astenuti anche se sono contrarissimo.

Gli elettori andrebbero tutti indagati per “interesse in atti d’ufficio” (nel momento in cui voti -secondo me- sei un pubblico ufficiale) o per “voto di scambio”.
Conte non si dichiara mai di sinistra ma ha capito che esiste un mercato e ha aperto il suo banchetto dove l’offerta era inferiore alla domanda.