di MICHELE CAMPANOZZI

Da uno studio commissionato dall’azienda americana Toll Free Forwarding ai suoi ricercatori sull’uomo del 3000 scaturiscono alcuni dati di prototipi in versione 3D relativi a una possibile evoluzione fisica del genere umano fra mille anni. Certamente si tratta di un lavoro ipotetico, in quanto previsioni di questo genere a lunghissimo termine non possono essere formulate se non circoscrivendole a breve o a medio termine perché esse possano avere un valore quanto più possibile attendibile dal punto di vista scientifico. Qui occorre fare alcune premesse.

Innanzitutto è da vedere se fra un millennio questa umanità con i numerosissimi danni arrecati al sistema Terra continuerà ancora a esistere. Si registrano già oggi tanti fenomeni come i cambiamenti climatici, lo sfruttamento esasperato delle risorse, la progressiva desertificazione di intere aree, lo scioglimento continuo dei ghiacciai, la forte fragilità del terreno (terremoti, frane…), una potenziale catastrofe nucleare: tutto questo non fa sperare in alcunché di positivo sulla possibilità di sopravvivenza della vita su questo pianeta.

La seconda è che non sappiano cosa la tecnica produrrà di eccezionale nel futuro, perché già oggi fa passi giganteschi in tempi brevissimi, corre cioè tanto velocemente e non si sa fin dove vorrà o potrà arrivare ancora (intelligenza artificiale che governerà l’intero mondo, compreso l’uomo stesso?).

Poi c’è da aggiungere anche che le nuove tecnologie hanno continuamente bisogno di risorse minerarie per la realizzazione delle apparecchiature elettroniche e a questo proposito ci viene da chiedere: dopo tanti sfruttamenti del sottosuolo non potrebbero esaurirsi nel tempo le materie prime necessarie alla costruzione di tutta la strumentazione della quale il futuribile uomo dovrà servirsi?

 Le risposte alle considerazioni premesse penso, però, che nessuno, almeno per il momento, sia in grado di offrirle con certezza.

Entrando ora nel merito dello studio sopracitato, la potenziale evoluzione dovrebbe consistere nelle seguenti modificazioni: l’essere umano sarà gobbo, avrà mani come artigli, un collo basso e spesso, due palpebre per occhio e anche un cervello più piccolo, possiederà dimensioni inferiori e probabilmente sarà anche meno “prestante” dal punto di vista intellettivo. Queste sono le conclusioni della ricerca. Ora alcune brevi osservazioni relativamente a quanto sopra prospettato come possibile evoluzione fisica dell’uomo nel 3000.

Circa la postura è inevitabile che con il tempo, ma già oggi sta accadendo, l’Uomo nel suo continuo dipendere dalla macchina potrà avere una gobba (con un corpo sempre piegato in avanti: schiena non più a S ma a C), un collo basso e più largo del normale (per indolenzimento dei muscoli: “collo tecnologico” per sostenere la testa curva), le mani probabilmente appuntite dato il continuo premere delle dita sulla tastiera (se ancora sarà simile a quella attuale) con lo sviluppo della “sindrome a tunnel cubitale” o del “gomito a go’ o gomito retto”, come anche molto verosimilmente svilupperà una seconda palpebra interna più grande per occhio per difendersi dalle tante esposizioni a radiazioni di radiofrequenze provenienti dagli schermi utilizzati (computer…). Tutte queste modificazioni somatiche con il passare del tempo lentamente entreranno a far parte del DNA di ogni individuo perché ritenute vantaggiose, che, codificandole con l’evoluzione diventeranno patrimonio ereditario per le nuove generazioni. Fin qui nulla di straordinario: come a tutti è noto, questo è già accaduto in passato (es. con l’aumento dell’altezza media). Sicché, come conseguenza, potrebbe essere alterata anche l’estetica nelle persone e la salvaguardia dello stesso benessere psicofisico sarà costretta a trovare nuove strade nella medicina in vista della sua conservazione e eventualmente metodiche molto più efficaci di quelle odierne per curare possibili nuove patologie.

Relativamente a un cervello più piccolo e con dimensioni quindi ridotte, anche questo è probabile che avvenga, come peraltro già verificato nel passato (circa 3000 anni fa all’Homo), perché molte funzioni oggi ancora svolte da alcune aree della corteccia cerebrale, sostituite nel tempo dai dispositivi elettronici, verranno gradualmente a essere disattivate e quindi come a atrofizzarsi e in seguito a non riprodursi. La conseguenza è la diminuzione delle dimensioni del cranio e quindi della massa cerebrale, costituita oggi da circa 100 miliardi di neuroni, ciascuno dei quali tramite le sinapsi può stabilire con altri dai 2000 ai 10.000 collegamenti, generando così conseguenti incalcolabili fonti di informazioni. La biblioteca mentale verrebbe in tal modo a essere sostituita e come trasferita in quella virtuale, dove basterebbe un semplice click per avere la risposta a una qualsiasi domanda. 

Le stesse osservazioni valgono anche per la possibile fissità dello sguardo e quindi degli occhi: quando questi ultimi per intere ore del giorno sono concentrati su un piccolo spazio (lo schermo di un computer, magari quantico o altro), difficilmente saranno poi più liberi di spaziare su larghi orizzonti dai quali sono stati allontanati. Previsione? Una più che probabile perdita di attenzione sui luoghi aperti, come panorami, vaste distese montane o marine, con un visus certamente più che mutato in quanto a acutezza visiva.

Relativamente alla “prestanza” del potere intellettivo occorre prendere in considerazione alcuni elementi. La potenza conoscitiva non è solo quella legata allo sviluppo logico-matematico, alla ricchezza delle connessioni nella ideazione, alla fantasia creativa, al ragionamento formale e astratto, ma anche e soprattutto alla capacità di interazione fra queste componenti dell’apprendimento, a una sorta cioè di sintesi in un quadro nuovo di visione unitaria, che ovviamente una evoluzione di questo genere, secondo lo studio su menzionato, tende a escludere. Poi c’è il fattore delle emozioni che andrebbe tenuto sempre ben presente come frutto cioè di approcci interpersonali a loro volta fonti di conoscenza di altre facce delle cose, quelle nascoste nell’inconscio affettivo con tutti i suoi movimenti interiori. Il futuro regalerà ancora le emozioni, comprese quelle relative alla socialità, che sono anche parte sostanziale del vivere?

Non si dovrebbe trascurare poi il contributo dei sogni, che non rare volte porta alla produzione di tante nuove realtà (si dorme per circa 1/3 della vita!).

Avendo dinanzi agli occhi tutto questo complesso meccanismo di interscambi, anche se a vari livelli, ci si chiede come un cervello possa originare sul piano intellettivo questa molteplicità di conclusioni, quando per ore nella giornata viene a essere eterodiretto da congegni meccanici, che impediscono alla sua creatività di esprimere “liberamente” il meglio del potenziale di se stesso? Il già dato e programmato può mai offrire una varietà di soluzioni che solamente una mente sgombra da condizionamenti meccanici può porre in atto? Quale potere intellettivo si può prospettare come accresciuto quando il tutto, in buona parte, è già stato offerto come pasto pronto da un apparecchio seppur sofisticato? La mente si sa, almeno sino a oggi, si è conservata sufficientemente plastica perché possiede ancora un margine di organizzazione del reale, ma quando nei secoli saranno state veicolate intere trasmissioni di stimoli sempre più unidirezionali, come si potrà parlare di “prestanza” intellettiva quando questa sarà stata soppiantata come in una semina di prodotti artificiali che di spontaneo e di naturale presentano ben poco? Si può parlare allora di vera Umanità con la sua Sensibilità e, diciamo pure, con una sua Etica quando queste due ultime qualità sfuggono a una misurazione meccanicistica della loro azione che riguarda prevalentemente l’interiorità della persona? Ci sarebbe da chiedersi ancora: sarà un vero progresso tutto questo dipendere dall’esterno (meccanismi elettronici) o non piuttosto una regressione dell’umanità a uno stadio di dipendenza e schiavitù della sua Psiche da una Tecnica che necessariamente, non avendo un cuore, tenderà solo ad autoriprodursi a spese della crescita del pianeta in quanto a maturazione umana? Non si notano già oggi alcune devastanti constatazioni come le diffuse solitudini, processi di asocialità, psicosi che si vanno diffondendo specialmente fra i giovani, insorgenza di vere e proprie sindromi schizofreniche per la frequente perdita di contatto con la realtà e il rifugio in un mondo immaginario…?

Naturalmente quanto sopra osservato è semplicemente una serie di previsioni possibili, anche se rimane sempre la domanda di fondo: ma si arriverà fino al 3000, come si giungerà, con queste strumentazioni meccaniche o con altre ancora sconosciute, dove si troverà il materiale per costruirle (su altri pianeti della nostra galassia o in altre?), quando sarà tutto esaurito dove si attingerà l’energia necessaria per sostenerne il loro funzionamento? E potremmo continuare. Dunque, a mio parere, per il momento l’ipotesi rimane solo o prevalentemente un gioco di supposizioni da tavolino o, se si vuole, un tentativo di prevedere un futuribile, forse poco probabile, e comunque non certamente allettante come destino della Umanità. Un cyber uomo dagli occhi enormi, un corpo tozzo e dalla gestualità ripetitiva è certamente una prospettiva molto inquietante per il futuro della nostra specie. Perciò rendendo un po’ più umana e controllata la tecnologia, forse, ed è augurabile, si spera non sia proprio così.

Parafrasando Erich Fromm, mi piace concludere queste brevi riflessioni, asserendo che per non diventare detriti della Storia occorrerebbe essere molto attenti a che il progresso non faccia “macchine che agiscono come uomini e non producano uomini che agiscono come macchine”.