di GIANLUCA VERONESI

Come Andreotti ritengo che a pensare male spesso ci si azzecca.
Forse per senso di colpa verso questo mio cinismo, sento trasporto e considerazione per i candidi, i puri, gli innocenti.
Purché non esagerino.

Draghi sembra il campione della categoria.
Siccome considero la questione in discussione (cosa abbia detto a Grillo a proposito di Conte) del tutto irrisoria e non meritevole di approfondimenti, per praticità partirò’ dal presupposto che sia tutta vero. E allora? Cosa cambia?

Se io incontrassi Grillo per la strada, senza neanche presentarmi gli chiederei perché non cambia Conte e se mi imbattero’ in Conte gli chiederò perché non cambia Grillo.

Certo, non sono il presidente del Consiglio e questo fa qualche differenza.

Conte era uno sconosciuto professore universitario e avvocato amministrativista.
Ha avuto la fortuna di incontrare Di Maio (sì, proprio lui) che doveva reclutare dei candidati ministri nell’ipotesi di un successo elettorale.
Ha dimostrato di meritare quella fortuna dirigendo consecutivamente due governi praticamente opposti e gestendo bene una situazione sconosciuta quale la pandemia.

Ha ritenuto il mancato varo del suo terzo governo un delitto di lesa maestà e si è convinto che Draghi  sia stato il regista, insieme all’odiato Renzi, del suo defenestramento.
Da quel momento ha avuto solo grane nel tentativo di ereditare la guida del Movimento 5Stelle.
Preso atto che la fortuna gli aveva girato le spalle, ha deciso di dare un senso alla situazione diventando la “vittima” per eccellenza: dei partiti avversari, dei giudici, dei suoi parlamentari transfughi, dei poteri forti etc. etc.
Per cui qualunque giudizio negativo nei suoi confronti è una preziosa dimostrazione del suo martirio, la prova della ingratitudine altrui, dei tradimenti, della meschinità di chi lo circonda.
Ma veniamo al candido.

Io credevo che con Draghi fossimo di fronte ad una nuova forma di comunicazione politica, anzi ad una vera e propria contro comunicazione. Seria, sintetica, avara, priva di psicologismi, effetti speciali, retroscena e complotti.
Risposte brevi, certe e ben documentate. Si è vero! No, non è vero!
Ma se aspetti 24 ore per smentire (dopo aver fatto il pesce in barile per tutto quel tempo) e lo fai in contemporanea con il tuo presupposto complice, qualcosa non funziona.
Il presidente del Consiglio ha scelto, per questa sua esperienza politica, un atteggiamento molto istituzionale. Ma intuisci che ha un forte senso dello humor.

Cosa ci vuole a scherzare sul fatto che in politica tutti parlano male di tutti, non solo in privato ma pure pubblicamente. E che un premier ogni tanto può perdere la pazienza nei confronti di un suo alleato che ogni giorno alza l’asticella della sua insoddisfazione e delle sue richieste riparatorie.
Draghi, invece, è rimasto spiazzato da questo “scandalo” montato ad arte e di cui tutti -eccetto il professor De Masi- hanno confessato di essere a conoscenza da tempo.

Il giullare Grillo che pensa di essere sempre su un palcoscenico e perciò permanentemente alla ricerca di una battuta, aveva già riciclato velocemente quella frase che gli permetteva di prendere in giro contemporaneamente Draghi e Conte.

Il risultato finale è una foto incredibile.
C’è un signore maleducato che disturba un evento cultural-mondano, mettendosi a telefonare nel bel mezzo del ricevimento.
Forse non conosce le lingue, non sa reggere una conversazione con politici e diplomatici. Forse nessuno lo conosce, tutti lo snobbano. Allora per uscire dall’imbarazzo telefona a casa per darsi un tono.
Peccato invece che sia il nostro premier, il più determinato avversario europeo di Putin, il principale punto di riferimento dell’alleato americano, il tessitore di una nuova politica energetica del continente, completamente frastornato e incapace di reagire ad un pettegolezzo di terza categoria.