di MARIO PACELLI

23 agosto 1974: il sostituto procuratore della Repubblica di Torino Luciano Violante emette un ordine di cattura a carico del Conte Edgardo Sogno dei Rata del Vallino e di Luigi Cavallo: l’accusa è di aver tramato “al fine di mutare la Costituzione dello Stato e la forma di Governo con mezzi non consentiti dall’ordinamento dello Stato”. Con loro vengono incriminate ma non arrestate altre cinque persone con le stesse accuse: sono l’ex Ministro della difesa Rodolfo Pacciardi, che era stato anche segretario nazionale del Partito repubblicano, Andrea Borghesie, collaboratore di Sogno, Remo Orlandini, un costruttore romano implicato anche nelle trame nere di Juno Valerio Borghese, e Maria Antonietta Nicastro, una anziana nobildonna romana, imputata di aver facilitato gli incontri tra gli imputati e tra loro ed altri personaggi aventi gli stessi propositi.

Il giorno stesso dell’arresto, avvenuto sulla soglia di casa ad opera della “squadra politica” della Polizia, il magistrato Violante si spoglia dell’inchiesta e trasferisce gli atti alla Procura di Roma: il 30 dicembre 1974 la Corte di Cassazione, decidendo su un conflitto di competenza territoriale tra procure, ha deciso che competente a giudicare dei fatti contestati a civili e militari a proposito di diverse trame eversive, da quella della “Rosa dei Venti”, che affonda le sue radici nelle forze armate, a quella che fa capo al principe Borghese, è la magistratura romana. La sera stessa dell’arresto Sogno viene

pertanto trasferito a Roma in stato di detenzione e rinchiuso nel carcere di Regina Coeli.

L’arresto ha vasta eco nell’opinione pubblica: Sogno è un personaggio noto, ex

ambasciatore, più volte decorato al valor militare, medaglia d’oro per le sue imprese nella Resistenza, vivace protagonista della vita politica italiana del dopoguerra: un folto gruppo di personalità della cultura e della politica (tra gli altri i giornalisti Domenico Bartoli e Carlo Casalegno, i docenti universitari Manlio Mazziotti e Augusto Del Noce, Manlio Brosio, ex segretario generale della NATO, i liberali Valerio Zanone e Renato Allissimo), un gruppo di decorati di medaglia d’oro (tra loro l’amm. Gino Birindelli) e lo stesso Ferruccio Parri, con un telegramma personale, chiesero, dopo quaranta giorni di detenzione, la liberazione di Sogno, che fu posto in libertà provvisoria alcuni giorni dopo (19 giugno 1976) dal giudice istruttore del Tribunale di Roma Francesco Amato.

Ne seguirono polemiche durate molti anni, fino a quando poco prima di morire Sogno raccontò diffusamente la vicenda in un libro (scritto con Aldo Cazzullo, Testamento di un anticomunista) pubblicato postumo, in cui sono svelati per la prima volta anche molti lati oscuri della complessa storia personale di quello che fu definito come “la primula bianca della Resistenza italiana”.

Nato a Torino il 29 dicembre 1915, figlio unico in una famiglia agiata di costruttori, frequenta per due anni l’Istituto del Divin Cuore e poi l’Istituto sociale, entrambi tenuti da religiosi (il padre era un fervente cattolico); nel 1933 è sottotenente del Nizza Cavalleria”, si laurea in giurisprudenza e nel 1938 si arruola volontario per partecipare alla guerra civile spagnola tra le truppe italiane che sostengono il gen. Francisco Franco. Tornato in Italia, partecipa al

concorso per l’accesso alla carriera diplomatica ma finisce tra gli idonei e non viene assunto. Collabora (sono i suoi primi articoli: ne seguiranno alcune centinaia) al giornale “Il Telegrafo” di Livorno, di proprietà di Costanzo Ciano e vince un concorso per un modesto impiego al Ministero degli scambi e valute (dopo la fine della guerra sarà per molti anni il Minisetro del Commercio con l’estero). Richiamato alle armi, è assegnato ad un comando a Nizza: vorrebbe andare a combattere in Russia ma la madre attraverso potenti amici ottiene per lui una assegnazione meno pericolosa. Nel febbraio 1943 si reca a Roma e stringe legami con gli esponenti liberali, tra cui Benedetto Croce che, intorno alla principessa Maria Josè, moglie del principe ereditario Umberto di Savoia, elaborano piani per abbattere il fascismo e restaurare la pienezza del potere regio.

È l’esordio di Sogno sulla scena politica: monarchico, liberal – conservatore,

contrario al fascismo in quanto “fazione megalomane e brutale”, come lo definisce in un appello al re del 1O aprile 1943, sottoscritto con venti amici a Rivoli, farà della lotta a comunisti e fascisti la sua bandiera fino alla fine.

Nel maggio 1943 è arrestato a Nizza per alto tradimento in quanto si è espresso a favore della vittoria alleata nella guerra in corso. Dopo il 25 luglio, in attesa di essere processato dalla Corte marziale, ottiene una licenza, fa una breve visita a Roma ai suoi amici liberali e dopo 1’8 settembre raggiunge Brindisi, dove è assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito che si va ricostituendo sotto il controllo alleato.

Entra in contatto con l’O.S.S., il servizio segreto inglese, stringe amicizia con alcuni ufficiali (il cap. Malloby e il magg. Page) della Special Force e, dopo un

breve addestramento ad Algeri, viene paracadutato con un altro ufficiale ed un radiotelegrafista sulle rive del lago di Viverone, in Piemonte, con il compito di inviare via radio informazioni utili per le forze armate alleate. È l’inizio della collaborazione di Sogno con i servizi segreti inglesi (in Svizzera conoscerà John McCoffers, capo della Special farce inglese in Europa, e Allen W. Dalles, capo dell’O.S.S. statunitense): lo stesso Sogno terrà sempre a sottolineare di non essere mai divenuto un agente segreto straniero in Italia, pur avendo conservato i vecchi legami d’amicizia, ma di essere stato un italiano che collaborava con chi lottava per i medesimi ideali di libertà.

In Piemonte Sogno, che ha assunto il nome falso di Franco Franchi, collabora con la organizzazione Otto, una organizzazione clandestina che opera al Nord  a favore degli Alleati, soprattutto trasmettendo informazioni via radio. L’organizzazione viene scoperta dai tedeschi: il 31 marzo 1944, Sogno viene arrestato a Genova ma riesce a fuggire dalla Casa dello studente di Sestri Levante dove è stato rinchiuso e dà vita, dopo un incontro con McCoffers in Svizzera, ad una nuova organizzazione autonoma che, dal suo nome (falso) prenderà il nome di organizzazione Franchi.

Dopo avventurose imprese, come il rapimento della figlia del console tedesco a Torino per scambiarla con 11 partigiani arrestati dai tedeschi, il 26 luglio 1944 Sogno è di nuovo a Roma con uno scopo ben preciso: ottenere dal Presidente del Consiglio lvanoe Bonomi e dal Ministro della Guerra Alessandro Casati la nomina del Gen. Raffaele Cadorna a capo del Corpo Volontari della libertà, le forze partigiane non comuniste o socialiste, composte per larga parte da ex militari dell’Esercito. Riceve la medaglia d’argento al valor militare, viene di

nuovo paracadutato al Nord e, probabilmente per incarico degli Alleati, comunica al C.L.N.A.I. che non sarà tollerata alcuna iniziativa rivoluzionaria da parte delle forze partigiane: inglesi e americani sono preoccupati per la possibilità che sfugga loro il controllo sulle formazioni partigiane comuniste e socialiste, con possibili ripercussioni sulla situazione generale quando i tedeschi saranno stati ricacciati al di là delle Alpi.

Nei suoi scritti successivi Sogno tenderà ad enfatizzare il suo contrasto, da esponente liberale e monarchico, con le formazioni partigiane comuniste: è stato però rilevato (Rusconi, Introduzione a Guerra senza bandiere) che se contrasti vi furono essi non raggiunsero mai il livello dello scontro frontale.

Dopo essere stato catturato dalla brigata Muti a Rovigo e fuggito quasi miracolosamente dalla casa ove era tenuto sotto stretta sorveglianza (24 ottobre) il 4 novembre 1944 Sogno è di nuovo a Roma con Parri, Longo e Alfredo Pizzoni, Presidente del C.L.N.A.I., per trattare con il Governo italiano e i rappresentanti degli Alleati il futuro dell’Italia liberata dai tedeschi. Sogno partecipa alla delegazione in qualità di esperto: i comunisti del C.L.N.A.I. si sono a lungo battuti per escluderlo dalla delegazione in quanto ritenuto agente inglese.

La delegazione chiede il riconoscimento politico del C.L.N.A.I., maggiori finanziamenti e rifornimenti, l’approvazione di un piano insurrezionale e di sabotaggi, l’ingresso dei partigiani nel nuovo Esercito italiano e la possibile assunzione da parte loro di cariche pubbliche: ottiene assicurazioni su tutti i punti ma un no deciso al piano insurrezionale ed all’ingresso nelle forze armate e nell’amministrazione pubblica.

Sogno torna al nord con la delegazione, si reca con Parri in Francia per prendere contatti, dimostratisi non fruttuosi, con i partigiani francesi ed al ritorno in Italia, il giorno di Natale del 1944 aiuta Parri, allo stremo delle forze, ad attraversare le Alpi. A gennaio libera alcuni esponenti del C.L.N.A.I. catturati dalla polizia fascista che hanno fatto irruzione nell’ufficio clandestino del Comitato.

Il 12 gennaio 1945 riesce finalmente a scrollarsi di dosso l’immagine di agente

inglese entrando a far parte del C.L.N.A.I. quale rappresentante del partito liberale italiano . È una soddisfazione di breve durata: gli sarà nuovamente necessaria la copertura alleata quando viene catturato dai tedeschi (3 febbraio 1945) dopo un fallito tentativo di liberare in divisa da ufficiale tedesco Parri, catturato e rinchiuso dalla Gestapo all’Hotel Regina di Milano. La sua sorte sembra segnata ma le cose vanno diversamente. Viene interrogato, picchiato duramente dopo un fallito tentativo di evasione ma per ordine di Karl Wolfe, comandante delle S.S. in Italia, ha salva la vita: Wolfe sta trattando la resa delle forze armate tedesche in Italia e Allan Dulles, il capo dell’O.S.S. statunitense,  gli ha chiesto di non uccidere Sogno che viene trasferito prima a Verona e poi al campo di concentramento tedesco di Bolzano, dove si trova ancora alla fine delle ostilità, in probabile attesa dell’invio in un campo di concentramento in Germania.

Attraverso la Svizzera, dopo un nuovo incontro con i rappresentanti dei servizi segreti alleati, Sogno rientra a Milano (9 maggio 1945) ed inizia immediatamente la sua attività politica quale esponente del Partito liberale. Fonda “Il corriere lombardo” (30 luglio 1945), è membro della Consulta

nazionale su designazione del P.L.I. e nel gennaio successivo è decorato con la medaglia d’oro al valor militare che si aggiunge a quella di bronzo ottenuta per il suo comportamento durante la guerra civile spagnola (battaglia di Aranjuez, agosto 1938). Quasi a compenso della medaglia d’oro che tardava, pochi mesi prima Umberto Il gli aveva conferito l’Ordine militare di Savoia.

È il momento del referendum istituzionale: Sogno, monarchico da sempre, molto vicino ad Umberto Il di Savoia, fa propaganda a favore della scelta monarchica e, dopo il referendum, firma uno dei due ricorsi (l’altro è presentato da Giuseppe Selvaggi) alla Corte di Cassazione contro i risultati proclamati, sostenendo la nullità della consultazione in quanto ad essa non avevano partecipato gli elettori di Bolzano e della Venezia Giulia. I due ricorsi vengono respinti e viene proclamata la Repubblica: Sogno vorrebbe che il re decidesse di opporsi anche con le armi alla scelta fatta dal popolo con il referendum del 2 giugno, ma Umberto più prudentemente abbandona l’Italia.

Il 1O luglio 1946 si sposa, vende “Il corriere lombardo” e parte per Buenos Aires, segretario dell’ambasciatore italiano Giustino Arpesani. Nel gennaio 1948, grazie ad una decisione del Consiglio di Stato che dichiara illegittima la conclusione del concorso del 1940 e riapre la relativa graduatoria, rientra in diplomazia e nel 1951 viene inviato prima a Parigi e poi a Londra, membro del Planning Coordination Group della N.A.T.O. e poi nuovamente (1952) a Parigi dove segue il primo corso del N.A.T.O. Defense College. Sono queste le uniche notizie certe sull’attività svolta da Sogno in quegli anni, così come è certa la esistenza dal 1948 in Francia di “Paix et libertè”, una organizzazione per la difesa psicologica costituita ufficialmente per iniziativa di un deputato radicale,

Jean Paul Davi, ma in realtà voluta dal Governo francese che la finanzia con fondi riservati.

In una relazione che Sogno (L’altro italiano, pag. 190) afferma di aver

presentato nel 1958 al Ministro degli Esteri, si afferma che per invito di Scelba e su sollecitazione di Taviani e Pacciardi, lo stesso Sogno fin dal luglio 1953 aveva assunto l’iniziativa di costituire un Comitato italiano per la guerra psicologica: alla fine dell’anno con il finanziamento della Fiat e di alcuni grandi industriali lombardi e della C.I.A. attraverso Pizzoni, divenuto Presidente del Credito italiano, nasce il “Comitato di difesa nazionale” che dà poi vita all’organizzazione “Pace e libertà”.

La nuova organizzazione è destinata nelle intenzioni di Sogno a sostituire il gruppo degli “Atlantici d’Italia”, sovvenzionato con “i dollari del Piano Marshall” (“Testamento di un anticomunista”, pag. 93) i cui componenti dovrebbero avere compiti non molto dissimili da quelli dei futuri appartenenti a Gladio (anche la base avrebbe dovuto essere la stessa: la Sardegna), progetto che fallisce in quanto inquadrato in quello più vasto della Difesa civile, che nelle intenzioni di Scelba avrebbe dovuto essere il quadro della organizzazione clandestina anticomunista dello Stato.

Principale collaboratore di Sogno nella nuova organizzazione diviene Luigi Cavallo, un ex comunista apparso più volte alla ribalta (fondatore di un sindacato (S.1.0.A.) finanziato dalla Fiat, coinvolto nella schedatura clandestina degli operai Fiat, titolare dell’Agenzia di stampa “A” che pubblicò articoli sanzionati dai giudici con una condanna a quattro anni in quanto ritenuti un ricatto a Calvi per incarico di Sindona nell’ambito del processo per l’assassinio

di Ambrosoli). Sogno lo conosce nel 1953, in occasione di un comizio per il partito monarchico, di cui è candidato alle elezioni per la Camera dei deputati: anche stavolta ha poca fortuna e non viene eletto. Si getta allora a capofitto nella attività della sua nuova organizzazio ne che con manifesti murali affissi soprattutto nel triangolo Milano – Torino – Genova sferrò una serie di attacchi durissimi contro il Partito Comunista, fino a pubblicizzare una raccolta di firme per metterlo fuorilegge.

Molte informazioni utilizzate per i manifesti provenivano (Testamento di un anticomunista, pag. 102) dall’ufficio affari riservati del Ministero degli interni, che si avvaleva anche delle carte riservate dell’O.V.R.A., la polizia segreta fascista; altre informazioni provenivano da uomini politici anticomunisti come Saragat (Testamento, pag. 103). Non è da escludere, anche se non esistono documenti in proposito e Sogno non ne accenna, che talune informazioni provenissero anche da servizi segreti italiani e stranieri, date le vaste conoscenze che Sogno aveva tra gli uomini che ne facevano parte, in alcuni casi eredità del periodo bellico), in altri, come nel caso del colonnello Renzo Rocca del S.I.F.A.R., legati ai finanziamenti dell’organizzazione.

Alla fine del 1954 al posto di Cavallo subentra Roberto Dotti, anche lui ex comunista, sospettato dell’omicidio del dirigente comunista Erio Codecà e per questo per lungo tempo rifugiato a Praga. Anche la sigla “Pace e libertà” cambia in quella di Comitati di difesa nazionale “nomi di copertura dati all’azione anticomunista, prima sostenuta dallo Stato, poi da Washington” (Testamento, pag. 111).

Nel novembre 1956 inizia un altro periodo di attività clandestina di Sogno: l’occasione è la rivolta ungherese contro l’occupazione russa del Paese. La repressione e gli arresti che ne seguono convincono gli Stati Uniti della necessità di aiutare in qualche modo gli uomini politici più in vista, minacciati di arresto, a fuggire all’estero: sul ruolo avuto da Sogno in questa operazione segreta esiste solo la sua testimonianza in quanto, quando nel corso delle indagini svolte su di lui nel 1974 per i motivi indicati all’inizio verrà richiesta dal

p.m. Violante la documentazione riguardante Sogno in possesso dei servizi segreti militari, sarà opposto dal Governo il segreto di Stato per la parte riferentesi agli eventi del 1956.

Secondo il racconto di Sogno (Testamento, pag. 111), d’accordo con il Ministro degli esteri Gaetano Martino, con due diplomatici italiani e l’ambasciatore a Vienna Angelo Corrias si recò alla frontiera tra l’Austria e l’Ungheria per accogliere gli ungheresi fuggiaschi e una seconda volta, con un gruppo di agenti segreti inglesi e francesi all’interno dell’Ungheria per cercare di organizzare la resistenza contro i russi con le armi e i mezzi di comunicazione forniti dall’Occidente. Venne però, a quanto racconta Sogno, a mancare l’appoggio degli Stati Uniti e il Governo italiano lasciò cadere la cosa, provocando una dura lettera di dissenso di Sogno al Ministro della difesa Taviani, che replicò affermando che in ogni caso la libertà avrebbe prevalso.

Sogno si rende conto che lo scenario politico è cambiato: chiede un incarico diplomatico all’estero e alla fine del 1958 viene nominato console generale a Filadelfia: chiude i circoli di difesa nazionale e parte per gli Stati Uniti,

destinazione da lui fortemente voluta ed ottenuta malgrado l’ostilità nei suoi confronti del Ministro degli Esteri Fanfani.

Nuova sede dopo Filadelfia è Washington, dove è consigliere d’Ambasciata

prima con l’ambasciatore Manlio Brosio e poi con l’ambasciatore Sergio Fenoaltea, entrambi suoi amici di vecchia data. Nel 1966 è nominato ambasciatore in Birmania ma la sua permanenza a Rangoon dura poco. Il 6 giugno 1967 scoppia la “guerra dei sei giorni” tra arabi e israeliani e il Governo italiano sceglie una posizione di equidistanza tra le due parti che Sogno non condivide ritenendola troppo favorevole agli arabi.

Scrive una lettera in questo senso al quotidiano “La stampa” con la firma “un combattente per la libertà”, rendendosi conto della gravità del suo gesto. Otto giorni dopo telefona al direttore del giornale chidendogli di pubblicare la lettera con la sua firma, ciò che avviene. Il Ministro degli esteri Fanfani lo denuncia al consiglio di disciplina, che però non prende alcuna decisione per due anni, lasciando così decadere la denuncia. Alla fine del 1969 Sogno, ormai liberato da ogni minaccia di provvedimento disciplinare ma al tempo stesso consapevole della sua difficile situazione nella diplomazia italiana, chiede l’aspettativa che ottiene subito, abbandona Rangoon e torna in Italia più deciso che mai a riprendere la sua attività politica.

Il 30 maggio 1970 raduna un gruppo di ex partigiani di idee liberali e propone la costituzione dei Comitati di resistenza democratica per opporsi alla conquista del potere da parte degli estremisti di destra e di sinistra, anche se non manca chi (Guglielmo Mozzoni, marito di Giulia Maria Crespi) alcuni anni più tardi (intervista a “Panorama” del 23 dicembre 1990) affermerà che i Comitati, di cui

rivendicherà il progetto, dovevano servire solo a “difendere i cittadini dalle prepotenze burocratiche e partitiche”. In realtà nei dieci punti programmatici dei Comitati proposti da Sogno si parla anche di “fondazione della Seconda Repubblica” rispettando la legalità “fino al punto limite e non oltre”, lasciando incerto quale sia quel punto.

Il 20 giugno 1971 all’Angelicum di Milano i Comitati vengono fondati

ufficialmente: alcuni dei partecipanti agli incontri preliminari abbandonano il progetto rendendosi conto i progetti di Sogno non sono del tutto tranquillizzanti, anche se ignorano che tre mesi prima, il 23 marzo 1971, lo stesso Sogno ha depositato presso il Notaio Alessandro Guasti di Milano un documento, letto a venti ufficiali dell’esercito ex partigiani, che si erano impegnati sulla parola sul suo contenuto: quel documento è l’impegno “a seguito di designazione personale… a compiere personalmente e singolarmente nei modi e nei tempi che mi verranno indicati l’esecuzione capitale degli esponenti dei partiti democratici responsabili di collaborazionismo coi nemici della democrazia e di tradimento verso le libere istituzioni”.

Inizia il periodo delle “amicizie pericolose”, dei contatti con gruppi aventi scopi eversivi delle istituzioni senza andare troppo per il sottile a proposito degli strumenti da utilizzare e dei modi con i quali condurre la lotta.

Nel 1972 Sogno era tornato nel Partito liberale dando vita ad una corrente di destra, ma non riuscì a trascinare l’apparato dalla sua parte: era chiaro che nessun liberale si sentiva di seguirlo per la nuova strada intrapresa. Ripresero vita le accuse di segrete connivenze con i servizi segreti inglese e statunitense che Sogno smentì sempre recisamente pur non negando “appoggi e

collaborazioni molto al di là di quanto sarebbe stato normale” ma solo contando su rapporti personali (Testamento, pag. 133) che debbono però aver destato i sospetti dei servizi militari italiani, come riferisce lo stesso Sogno e risulta dai documenti trasmessi alla magistratura inquirente nel corso del procedimento penale di cui si è detto all’inizio.

Quali fossero i referenti di Sogno è restato un mistero: il gen. Maletti, capo dell’ufficio D del S.I.D. dal 1971 al 1975, in una intervista a “Il Corriere della Sera” del 21 marzo 2001, ha affermato che Sogno aveva contatti con James Angleton, capo della C.I.A. in Italia, ma di averlo appreso solo dalle sue memorie: Sogno infatti asserisce (Testimone, pag. 135) di aver avuto quei contatti, ma con riferimento agli anni in cui esisteva “Pace e libertà”, cioè fino al 1959.

Al convegno sulla rifondazione dello Stato, organizzato da Sogno a Firenze nel giugno 1973 partecipano studiosi come Vezio Crisafulli, Giano Accame, Augusto Del Noce e Domenico Fisichella, che contribuiscono (Testamento, pag.

139) ad elaborare quello schema di “Seconda Repubblica” che è al centro del progetto politico dell’ex Ministro della Difesa Randolfo Pacciardi, con il quale Sogno è entrato in stretto contatto.

È Pacciardi, secondo il racconto di Sogno (Testamento, pag. 145) che lo introduce negli ambienti militari e gli fa conoscere il gen. Liuzzi, già capo di Stato maggiore generale, e il generale Ricci, capo della regione militare del Sud. Contattati direttamente da Sogno, talvolta attraverso amici comuni, sono altri militari di grado elevato, come il colonnello Gambarotta, comandante del reparto paracadutisti di Livorno, gli ammiragli Roselli, Lorenzini e Righini, il

generale Santovito, comandante della divisione Ariete, il vice comandante dell’arma dei Carabinieri Picchiotti e il comandante della divisione dei carabinieri Pastrengo, generale Palombo, il generale della Guardia di Finanza Borsi, il capo di Stato Maggiore dell’aeronautica gen. Graziani ed altri ancora (Testamento, pag. 145).

Altri nomi di militari e civili in qualche modo legati a Sogno apparvero nei documenti che un gruppo delle B.R. legato a Renato Curcio prelevò in occasione di un assalto alla sede dei Comitati in Via Guicciardini a Milano il 2 maggio 1974. Quando 1′ 8 settembre 1974 Curcio fu arrestato a Pinerolo con Alberto Franceschini i documenti furono sequestrati e trasmessi al p.m. presso il Tribunale di Torino Caselli, che si occupava del sequestro Sossi ad opera delle B.R. Caselli trasferì quei documenti per competenza al p.m. Violante che in quel periodo stava conducendo quell’indagine sulle trame eversive che condurrà all’incriminazione, fra gli altri, di Sogno.

Il settimanale “L’Espresso” pubblicò un elenco di 104 nomi che affermò inclusi tra gli 800 che apparivano nei documenti sequestrati che, secondo Sogno, erano solo l’indirizzario della sua agenzia di stampa “Progetto 80”. Tra i nomi pubblicati da “L’Espresso”, quelli di Altissimo, Zanone, Rusconi, Pillitteri, Giorgio Mondadori, Leo Valiani, Guido Carli, Angelo Rizzoli, Bruno Visentini, Giuseppe De Rita.

Con Pacciardi Sogno predispone anche l’elenco dei ministri del Governo che sarebbe stato insediato subito dopo il “golpe”, con Pacciardi Presidente del Consiglio, Sogno Ministro della Difesa, Eugenio Reale Ministro degli interni e Manlio Brosio Ministro degli Esteri. Il piano generale militare, compresa

l’occupazione del Quirinale, il “sequestro del Presidente della Repubblica Giovanni Leone” ed il progetto di Governo vengono elaborati da Pacciardi, in stretto contatto con i generali Liuzzi e Ricci e con il gruppo della Polizia di Stato che faceva capo a Salvatore Drago. Il progetto prevede il “risanamento” e la “ristrutturazione sociale” del Paese, una riforma istituzionale in senso presidenziale da sottoporre a referendum, la costituzione di un sindacato unico e una politica sociale avanzata finalizzata al rilancio dell’economia: sono più di uno i punti di contatto con il “piano di rinascita” della P. 2, alla quale forse non a caso Sogno risulterà iscritto.

Sogno informa del progetto nel luglio 1974 il capo dei servizi segreti in Italia,

Brown, che gli assicura l’appoggio degli Stati Uniti a “qualsiasi iniziativa tendente a tener lontani o ad allontanare i comunisti dal Governo” (Testamento, pag. 148).

Tutto sembra pronto, le vaste ramificazioni nelle forze armate garantiscono il controllo del territorio, esiste una vasta rete di condivisione del piano tra i grandi industriali italiani e gli uomini politici di centro – destra, gli Stati Uniti, almeno a quanto affermava Sogno, avevano dato il loro assenso: il progetto non passa tuttavia alla fase della concreta realizzazione.

Il 27 agosto 1974 il p.m. Violante ordina la perquisizione dell’abitazione di Sogno dove vengono sequestrati molti documenti ritenuti importanti ai fini dell’indagine. Furono le indagini di Violante, che aveva individuato le grandi linee del progetto eversivo, a portare al suo fallimento? Sogno (Testamento, pag. 155) afferma che fu il Ministro dell’Interno Taviani, da lui attaccato pubblicamente ed accusato di capitolazione ai comunisti, a spingere Violante ad

ordinare il suo arresto che segnò la fine del piano (Testamento, pag. 197). Taviani, interrogato in proposito, negò decisamente qualunque suo intervento.

Sta di fatto che l’abbondante documentazione raccolta da Violante, trasmessa per competenza a Roma e resa nota con la sentenza assolutoria del Giudice istruttore Francesco Amato in appendice al volume “Il golpe bianco” pubblicato da Sogno nel 1978, a vicenda processuale conclusa, mostra chiaramente che le prove raccolte nei confronti di Sogno e dei suoi amici a proposito di un progetto di modifica delle istituzioni erano inconfutabili, così come quelle sulle vaste adesioni ad esso da parte di industriali, militari e uomini politici. Tra gli interrogati da Violante nel corso dell’indagine vi fu, tra gli altri, Gianni Agnelli, dopo l’accertato il versamento a Sogno da parte della Fiat, tra il giugno 1971 ed il luglio 1974 di almeno 187 milioni di lire del tempo.

Dagli atti processuali emerge anche la stretta vigilanza svolta dai servizi segreti militari su Sogno: il 26 giugno 1974 il generale Maletti, capo del servizio D del

S.I.M. consegna un rapporto al Ministro della difesa Andreotti pieno di riferimenti al progetto Pacciardi – Sogno, oggetto di altri due rapporti del S.I.D. del giugno e del luglio 1974. Il 1O luglio Miceli informa il comandante generale dei Carabinieri di quanto a sua conoscenza e quattro giorni dopo in una riunione dei vertici militari presieduta da Andreotti vengono adottate le misure di sicurezza necessarie tra cui una verifica delle responsabilità dei militari che risultavano aver aderito al progetto del gen. Ricci. L’arresto di Sogno e Cavallo il 23 agosto segna il fallimento del progetto: le conseguenze penali per coloro che vi avevano aderito saranno pressoché nulle.

Gli atti processuali trasmessi a Roma da Torino e riguardanti Sogno e Cavallo portarono il pubblico ministero presso il Tribunale di Roma a promuovere l’azione penale per il reato di cospirazione politica mediante associazione, oltre che nei confronti delle sette persone già incriminate a Torino, anche contro Ugo Ricci, il generale amico di Pacciardi, Salvatore Drago, il medico delle P.S. anche lui legato all’ex Ministro della Difesa, Salvatore Pecorella e Lorenzo Pinte, entrambi ufficiali dei Carabinieri già inquisiti a Padova per “La rosa dei venti”, altra organizzazione segreta facente capo ad Amos Spiazzi ed accusata di ordire trame eversive, e Vincenzo Pagnozzi, segretario dei Comitati di Resistenza democratica.

Il magistrato inquirente ottenne dal S.I.D. copia dei rapporti in suo possesso, con molti omissis: della loro legittimità fu investita da Violante, sollevando un conflitto di attribuzioni tra Governo e Magistratura, la Corte Costituzionale che con sentenza del 24 maggio 1977 accolse parzialmente la tesi del giudice istruttore ma rilevò l’esistenza in proposito di un vuoto normativo che non consentiva di dichiarare costituzionalmente illegittimo il comportamento dei Governo. Prima Moro e poi Andreotti Presidente del Consiglio dei Ministri, confermarono gli omissis facendo appello al segreto politico militare.

Il 14 settembre 1977 viene stralciata dal processo la posizione di Ricci, Drago, Pecorella e Pinte, rinviati a giudizio dinanzi alla Corte d’Assise di Roma per il reato di cospirazione politica: il 14 luglio 1978 furono assolti con formula piena. Sogno e gli altri imputati furono assolti con sentenza del Giudice istruttore il 12 settembre 1978 in quanto “manca per tutti gli imputati la prova della congiura;

resta per Edgardo Sogno il dissenso”, chiaramente non perseguibile: assoluzione dunque per insussistenza del fatto.

Sogno, collocato a riposo d’autorità dalla diplomazia nel febbraio 1975 con la

qualifica di ministro plenipotenziario di prima classe, divenuto generale nella riserva, riprese la sua attività politica nel Partito liberale. Dal 1979 al 1988 diresse prima la rivista Politica Militare e dal 1983 al 1985 la rivista Strategia Globale. Creò a Torino il centro di studi strategici “Manlio Brosio” e dal 1988 iniziò a collaborare al quotidiano del P.S.I. “L’avanti”.

Il 21 novembre 1990 il Presidente della Repubblica Cossiga, in visita a Torino, elogiò pubblicamente Sogno, accomunandolo ai grandi torinesi del passato: ricevette da lui la documentazione completa dell’attività svolta in tanti anni, comprese le missioni in Ungheria coperte a suo tempo dagli omissis dei rapporti del S.I.D.

Nel 1996 fu candidato al Senato per il collegio di Cuneo nelle liste di Alleanza nazionale ma non fu eletto.

Morì a Torino il 5 agosto 2000 ed ebbe funerali di Stato; sette anni più tardi gli è stata intitolata una strada a Milano. Il padre del sindaco Letizia Moratti, Paolo Brichetto, era stato partigiano con Sogno e tra coloro che avevano partecipato alla riunione del 30 maggio 1970 in cui Sogno aveva illustrato il progetto per la costituzione dei Comitati di resistenza democratica.

Bibliografia Luciano Garibandi, L’altro italiano, Milano, 1992. Alessandro Silj, Malpaese, Roma, 1994.

Edgardo Sogno, Il golpe bianco, Milano, 1978.

Edgardo Sogno, Guerra senza bandiera, Bologna, 1995. Edgardo Sogno, La Franchi, Bologna, 1996.

Edgardo Sogno, Testamento di un anticomunista, Milano, 2000.