di EUGENIO SANTORO

Gli spunti o i temi della campagna elettorale per ora sono stati due:

Il primo: parlare male di tutti da parte di tutti, un pettegolume di infimo profilo dal quale al momento è rimasto fuori solo il sesso: al momento!

Il secondo: promettere tutto a tutti, il denaro diretto o riduzione di tasse, con i soldi di tutti creando debiti che tutti pagheranno.

La politica non si vede e quel che si vede è falso come la disputa sull’agenda Draghi che non esiste o sulla democraticità delle forze politiche che non è giudicabile a priori.

Prevale il falso, con sondaggi di parte e titoli di giornali che non corrispondono al contenuto degli articoli, gettati in pasto al lettore in primo luogo, nientemeno che con Google: news illeggibili, ripudiate dalla gran parte dei lettori attirati nel blog da altrettante false notizie sul calcio. Potenza del denaro!

Tanta inutile fatica perché al momento l’esito è scontato: la destra prevarrà ampiamente ma non vincerà. Si può azzardare la previsione che per governare avrà bisogno dell’apporto numerico dei centristi sostenuti da Confindustria e da Repubblica, capaci di capriole a 360° nella convinzione di potere porre alla nuova maggioranza provvedimenti che invece non andranno in porto. Se si può azzardare un’altra previsione, questa impropria maggioranza avrà breve durata e si tornerà all’enpass della precedente legislatura con più di qualcuno che ricomincerà a gridare “al voto, al voto”, come in Israele dove da anni si sciolgono le camere ogni sei mesi per averne altre uguali. Ma lì è una specie di risico ininfluente perché le decisioni poilitiche si prendono a Washington.

E allora che ne sarà del PNRR? Probabilmente avrà una vita più faticosa dell’attuale, gestita da Bruxelles che è depositaria dei soldi.

E della guerra, della pace, del gas, del grano, dell’energia, ed anche dell’inceneritore per Roma che succederà? Queste grandi problematiche saranno affrontate e risolte altrove: “c’est l’argent qui fait la guerre”. E l’argent lo hanno gli altri a Strasburgo, a Francoforte, a Bruxelles, a Berlino, a Parigi, a Washington.

In questo settembre la campagna elettorale è tutta televisiva, i social fanno eco, la stampa è diventata un esercizio di illogica per pochi! Temi da tivù popolare: chi sarà il premier? Sembra un gioco a risposta obbligata in disprezzo della Costituzione e del ruolo del Presidente della Repubblica. Ed invece l’altra legislatura ha confermato che chi entra Papa esce cardinale: domandatelo a Di Maio! Conte almeno aveva la dignità culturale di professore ordinario di diritto civile.

Settembre di grandi promesse: la Flat Tax al 15% (i ricchi esultano!), il ponte sullo stretto di Messina (esultano i grandi costruttori e le banche), il voto a 16 anni (non esulta nessuno), lo ius soli (non c’è stata esultanza, una promessa in latino a quelli che ancora non sanno l’italiano!), il reddito di cittadinanza a 1000 euro (senza commento).

Poi ci sono le promesse di rito: la guerra alla burocrazia (persa in partenza), quella all’evasione fiscale (al massimo guerriglia, cominciata nel primo dopoguerra con la riforma Vanoni, il sostegno al Mezzogiorno (lo aveva già promesso Garibaldi), ecc. ecc.

Dopo il 25 settembre nel nuovo Parlamento frutto della peggiore legge elettorale di tutto il mondo civilizzato, eletto con le regole dei capibastone in disprezzo della volontà popolare e della regola della rappresentanza, comincerà il grande quiz del governo, ritornerà in auge il manuale Cencelli (nihil sub sole novi) e ricomincerà il vecchio nuovo gioco del toto nomine.

Tuttavia siccome la speranza è sempre l’ultima a morire, dobbiamo augurarci che qualcuno (l’uomo del destino? O la donna?) si daccia davvero carico del bene comune e del mondo che verrà.