La grave situazione dell’ordine pubblico costrinse alle dimissioni il governo presieduto dal liberale Luigi Facta. Tutti i maggiori esponenti politici dell’epoca, da Giolitti a Croce, da Salandra a Orlando, rifiutarono di formare un governo per fronteggiare la violenza squadrista: i partiti politici, dai popolari ai socialisti, dimostrarono la loro incapacità di far fronte alla situazione creata dai fascisti.  Vittorio Emanuele III, incerto sull’esito che avrebbe avuto l’uso dell’esercito contro la violenza organizzata dal Partito Nazionale Fascista, rifiutò di firmare lo stato d’assedio. Mussolini, incaricato di formare il nuovo governo decise di mettere in scena la commedia della “marcia” (come racconterà molti anni dopo Dino Risi nel film “La marcia su Roma”), mentre lui preferì prendere alla stazione di Milano un confortevole vagone letto per la Capitale. Oggi gli eredi culturali di quella tragica commedia, dopo le elezioni del 25 settembre svoltesi in un contesto di libertà e di civile confronto politico, salgono le scale di Palazzo Chigi avendo ottenuto il più ampio consenso degli elettori. E’ un’altra storia, perchè ha vinto la democrazia.