di GIANCARLO GOVERNI

Cento anni fa nasceva Ciccio Ingrassia, il cui nome è indissolubilmente legato a Franco Franchi, con cui formò una coppia formidabile. Parlare di Ciccio è come parlare di Franco.

Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, o familiarmente Franco e Ciccio… Una coppia comica di cui abbiamo sentito parlare per anni e che ha segnato indelebilmente il panorama dello spettacolo italiano, cinema soprattutto, ma anche teatro e televisione. Una coppia di comici che ha influenzato anche il costume degli italiani, i quali ne assunsero alcuni modi di dire, nonché gesti e trovate mimiche. Una coppia che nel cinema, in soli 15 anni, si sottopose ad uno sforzo produttivo senza precedenti: dal 1961 al 1976 infatti girarono più di 130 film, arrivando a girarne ben 16 in un solo anno. Gli incassi furono notevoli ma il filone non poteva essere eterno e si esaurì ucciso anche dallo sfruttamento intensivo a cui l’industria cinematografica sottopose Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Pubblico e critica si divisero sulla loro comicità, ma il cinema e il teatro dei grandi registi ne seppe apprezzare il valore, guidandoli in alcune realizzazioni che sono passate alla storia ed hanno fatto il giro del mondo.

Ma da dove venivano Franco e Ciccio? Venivano da una Palermo poverissima, fatta di vecchie case dissestate e di panni stesi. Ciccio Ingrassia, il cui vero nome è Francesco, vi era nato nel 1923. Da giovane era un appassionato di teatro ma le sue ansie d’attore dovevano fare i conti con la necessità di portare qualche soldo a casa. Eccolo perciò lavorare con uno zio a riparare scarpe, alle prese con suole e tomaie sempre sognando il teatro che si realizza quando viene chiamato a sostituire un attore. Da quel momento ha inizio la sua carriera come attore di avanspettacolo…

Franco Franchi, che si chiama Francesco Benenato ed è nato anche lui a Palermo nel 1928, invece si butta subito nella strada. Ai teatri non osa neppure avvicinarsi. I suoi primi palcoscenici sono i marciapiedi di Palermo e il mercato della Vucciria.

Franchi, con alcuni musicisti, inventa una sua personale versione della posteggia che ha visto fare dai posteggiatori napoletani che portano nelle trattorie e nelle piazze le loro canzoni. Franco ha buona voce e intonazione sicura: inventa perciò canzoni strampalate o ricorre alle parodie, il tutto condito da capriole e da smorfie incredibili che lo porteranno ad un totale controllo dei muscoli facciali.

L’incontro con Ingrassia è scritto nel destino ed avviene nel 1958…

Ma il loro destino si chiama Domenico Modugno, che dopo aver vinto due volte a Sanremo è chiamato a realizzare film e commedie musicali.

Modugno li nota e li presenta a Garinei e Giovannini che li scritturano per la commedia musicale Rinaldo in campo.

Ma su Ciccio e Franco ben presto mette gli occhi il cinema italiano. E’ un cinema popolare prodotto per i circuiti marginali, destinato a palati semplici e che non va tanto per il sottile. E’ un cinema basato su storie semplici che fanno da pretesto alle capacità istrioniche e d’improvvisazione della coppia. E’ un cinema che ha visto giusto, poiché in breve tempo la coppia conosce un successo incredibile. Nelle sale che accolgono gli spettatori che vogliono farsi quattro risate, Ciccio e Franco diventano i re incontrastati del botteghino. Il genere più praticato è la parodia dei film famosi, che vengono parodiati fin dal titolo o delle semplici farse, quasi sempre ripetitive, basate su canovacci approssimativi che facevano conto esclusivamente sulle gag che la coppia comica sapeva improvvisare.

La Parodia fin dai titoli. Sedotta e abbandonata, diventa Sedotti e bidonati; I figli del Gattopardo, diventa I figli del leopardo; la serie di 007 diventa 02; Il bello, il brutto e il cattivo diventa Il bello, il brutto, il cretino; Indovina chi viene a cena diventa “Indovina chi viene a merenda; Venga a prendere il caffè da noi diventa “Venga a fare il soldato da noi”; L’esorcista diventa L’esorciccio; L’ultimo tango a Parigi diventa L’Ultimo tango a Zagarol.

Quando la loro fortuna cinematografica si esaurisce, le loro grandi potenzialità vengono notate dai registi del cinema maggiore che cominciano a chiamarli per i loro film. Fuori dagli schemi ripetuti e abusati, fuori dalla comicità di basso conio, registi come Vancini, Comencini, Fellini, i fratelli Taviani, intravedono in loro grandi possibilità persino drammatiche. E li chiamano per i loro film, strappandoli alla serie B per portarli definitivamente in serie A…