Edizione Nutrimenti, Roma 2022

di MARIO PACELLI



La dialettica tra padri e madri da una parte e figli dall’altra, più o meno aspra, più o meno affettuosa, più o meno animata, è un fatto a quanto sembra anche nobile nella millenaria storia dell’uomo, tanti sono le narrazioni pervenute ad oggi dalla Bibbia in poi, i racconti, le esperienze personali di ciascuno di noi, non fa meraviglia se si riflette che sulla critica dei figli ai genitori, a loro mondo e a loro agire in quel mondo, è fondato il progresso civile e sociale dell’umanità: quando tutto tace è l’umanità che ristagna, è, per dirla con Benedetto Croce, non la storia ma…

La premessa era necessaria per un’approfondita lettura del libro dei due Governi, padre e figlio, un confronto singolare e per molti versi affascinante specie per chi appartiene alla generazione del padre e ha vissuto quasi in parallelo le vicende di cui Giancarlo Governi, già alto dirigente della RAI e anche ora autore televisivo, è stato protagonista. Giancarlo racconta i fatti, Massimiliano, il figlio, ne tenta un approfondimento in chiave psicoanalitica sul versante dei riflessi familiari di quei fatti, di quella partecipazione ad essi, fuori e dentro la Rai.

Quelli del dopoguerra erano anni difficili per le incrostazioni di un passato recente e meno recente che si traducevano in altrettante spinte alla conservazione dell’ordine sociale esistente, una realtà difficile da accettare per i giovani attratti da uno (spesso) confuso ribellismo che la parte più avveduta della generazione precedente cercava di incanalare nel rifiuto di ogni dittatura, tra la “democrazia progressiva” e quella socialista. Fu l’occasione per la piccola borghesia di tentare di salire sull’ascensore sociale: i giovani più capaci, più tenaci, più convinti fecero il tentativo. Governi fu tra questi: basta seguire i suoi cambiamenti di domicilio, da quello di Trastevere da bambino a quello nei “quartieri bene” romani per trovare il filo rosso di un lungo cammino accidentato, fatto di cultura, di scelte politiche, di capacità ideativa per averne la riprova.

La nuova Rai due, nata dalla riforma dell’azienda, vide Governi fra i soci fondatori impegnati ad allargare i margini che il potere egemone lasciava per forza di cose a chi non apparteneva ad esso. Conobbe attori ed attrici, a proposito dei quali ha anche scritto alcuni saggi con annotazioni riprodotte nel libro ampiamente, da Anna Magnani a Totò, da Macario a Nino Manfredi, da Carlo Delle Piane ad Alberto Sordi (ed a proposito di quest’ultimo forse con un eccesso… di simpatia). Non mancano dal quadro grandi registi teatrali come Maurizio Scaparro (anch’esso visto da vicino, così come viene ricordato nel libro) insieme a ricordi di altri tempi come quello delle “voci bianche” della Cappella Sistina, dei due fratelli Pellegrino, entrambi gesuiti ed entrambi impegnati nella Radio Vaticana, della scuola pontificia Pio IX, i cui alunni costituivano la maggior parte di quelle “voci”. Altri tempi, altre battaglie, altri scenari, altri uomini: Ettore Bernabei, il direttore generale più ricordato della rai, aveva una sensibilità televisiva (e politica) molto diversa da quella ad esempio di Ciliberto Guala, amministratore delegato dal 1954 al 1960, quello dei mutandoni alle ballerine: divenne poi frate trappista e di mutandoni non si parlò più. È una storia che non deve meravigliare oltre una certa misura: le comunicazioni di massa erano forse il settore più delicato della gestione del potere, del messaggio “guidato”, del tanto propagandato “progresso senza avventure”. Era chiaramente un fortino assediato che non poteva resistere a lungo: Governi fu tra coloro che contribuì ad erodere le linee di resistenza con programmi nuovi come i fumetti in tv che anche critiche sollevò tra i faraoni del palinsesto televisivo ma che ebbero grande successo di pubblico. Altri tempi: a raccontare certe vicende televisive sembra narrare favole: sembra ma non lo sono.

Il padre racconta i fatti il figlio cerca di comprendere i comportamenti paterni ma non può non arrestarsi dinanzi al muro di un contesto storico politico e sociale tanto diverso da quello di oggi. Giancarlo è il narratore, Massimiliano lo scrittore: il risultato è un libro tutto da leggere, scritto in un italiano fluente, non solo stimolante racconto dell’eterna dialettica tra generazioni diverse, ma anche testimonianza di un’epoca (fortunatamente) scomparsa. O almeno lo speriamo.