Il nuovo ministro della giustizia, Nordio, ha ricordato il ministro della Giustizia di tanti anni fa, Giuliano Vassalli, padre della riforma del Codice di procedura penale. Di Vassalli voglio ricordare  la sua attività di partigiano combattente, organizzatore della fuga da Regina Coeli di due futuri presidenti della Repubblica, Saragat e Pertini

di GIANCARLO GOVERNI

Roma 1944, mese gennaio. La città è stretta nella morsa di terrore dei tedeschi che dall’8 settembre dell’anno precedente sono diventati dei feroci invasori. Regina Coeli, il carcere giudiziario di Roma, è piano di prigionieri politici, chiusi in un braccio controllato dai tedeschi, che prima di mandare a fucilazione i prigionieri, li fa passare nel loro carcere personale che hanno messo in piedi a Via Tasso, dove vengono torturati nel tentativo di ottenere una confessione che non arriverà mai.

Molti patrioti delle varie tendenze politiche, di sicura ispirazione antifascista, si adoprano per rendere la vita difficile ai tedeschi che tengono in scacco la città, facendo attentati, affrontando talvolta l’esercito invasore a viso aperto. Il più clamoroso degli attentati fu quello di Via Rasella dove un commando partigiano fece scoppiare una bomba al passaggio di soldati tedeschi uccidendone 33. I tedeschi risposero con una rappresaglia in cui furono massacrati, alle Fosse Ardeatine, 335 italiani molti scelti fra gli ebrei, alcuni fra i politici di Regina Coeli e molti scelti a casi, colpevoli soltanto di essere italiani.

Tra i patrioti c’è anche una banda socialista, capitanata da un giovane avvocato che diventerà professore di Diritto Penale alla Sapienza dove si formeranno tanti studenti della Capitale. Si chiama Giuliano Vassalli.

A Regina Coeli ci sono, rinchiusi nel braccio tedesco, in attesa di essere portati a Via Tasso e poi fucilati, due futuri Presidenti della Repubblica, Giuseppe Saragat e Sandro Pertini. Pietro Nenni,  il capo del partito socialista clandestino,  raccomanda al socialista Vassalli di organizzare per loro una evasione. Si dice che Nenni abbia raccomandato che, se non fosse possibile far evadere tutti e due, di privilegiare Saragat, perché al suo primo arresto mentre Pertini, dice sempre Pietro Nenni, ha vissuto anni nelle galere fasciste e sa come cavarsela.

Vassalli trova dei complici dentro Regina Coeli, guardie carcerarie schifate dall’atteggiamento feroce dei tedeschi e soprattutto il professor Monaco, medico del carcere. Dopodiché, con complicità nel ministero ma anche nella prefettura, riesce a organizzare una vera beffa: far uscire da Regina Coeli con tutti i certificati e le ordinanze in ordine. Si procurano le carte intestate, falsificano i timbri e le firme necessarie, la moglie di Monaco si finge la segretaria del prefetto al telefono e tutto è pronto per l’evasione.

A questo punto Pertini punta i piedi: ci sono altri cinque compagni nel braccio della morte, se li lasciamo lì vengono fucilati immediatamente. Io – dice  Sandro – non li voglio avere sulla coscienza, rimango con loro. Pertini è irremovibile e costringe l’organizzazione a organizzare la fuga, anziché per due, per sette.

Quando arriva il momento, si svolgono le pratiche previste dal carcere ma uno dei fuggiaschi, che non sa di evadere ma crede di essere scarcerato regolarmente, si mette a reclamare dei gemelli da polso che aveva lasciato in custodia al momento dell’arresto. Si sta perdendo tempo e si sta facendo notte. Pertini avvicina il compagno che reclama i gemelli e gli sussurra in modo perentorio: se insisti si fa notte e non ci fanno uscire più, ritorna domani a prendere i tuoi gemelli. Lo dice con tanta decisione Pertini, che il compagno acconsente. Finalmente quando sono in Via della Lungara, Pertini sussurra al compagno dei gemelli: siamo evasi.

L’evasione fu organizzata così bene che i tedeschi sapranno che sette detenuti erano scappati, soltanto quattro giorni dopo, da Radio Londra che ne dette la notizia in modo trionfale.

Vasalli pagò cara la sua impresa perché fu arrestato dalla Gestapo, tradotto a Via Tasso, dove fu torturato e sarebbe finito alla fucilazione se non ci fosse stata la liberazione di Roma.

Rimase socialista, fece il ministro di Giustizia a lui si deve la riforma del codice di procedura penale, e sarebbe diventato Presidente della Repubblica se nel 1992, quel residuato del partito comunista che era il Pds, non si fosse opposto spianando la strada a Luigi Scalfaro. Preferirono un clericale a un eroe antifascista.