di RAFFAELE ARAGONA

2. Solo per gioco gli enigmi dei poeti dell’ottocento

Tanti sono i letterati che, tra la fine del ‘500 e gli inizî del ‘700, dedicarono agli enigmi molta parte della loro attività. È frequente, infatti, incontrare composizioni enigmatiche di notevole interesse nella produzione di autori come Giulio Cesare Croce o Michelangelo Buonarroti il Giovane, di Giovan Battista Taroni o di Antonio Malatesti.

A differenza di quanto accadde in quel periodo, successivamente le cose cambiarono alquanto; tra la fine del ‘700 e metà ‘800 l’enigmistica perse quel carattere di liricità, che aveva acquistato grazie ai suoi precedenti illustri cultori: letterati e scrittori la spogliarono di tutto quanto le aveva assicurato una certa dignità e riportarono la composizione enigmistica all’essenziale, volgendo il tutto a un semplice e superficiale divertimento. Le incursioni dei letterati dell’epoca nel campo degli enigmi mostrano, infatti, come essi ritenessero quest’attività soltanto un mezzo infantile per distrarsi dalla serietà cui erano abituati.

Così, mentre Vittorio Alfieri sfogava in un ingenuo giochino i suoi rancori verso la monarchia:

Vittorio Alfieri

Che cosa è il re?   

Giovanni Berchet

Di reo due parti egli è;

anzi, per dire il vero, 

la differenza è zero.  

Giovanni Berchet scriveva una sciarada sullo schema te / desco:

Pongo il primo sul secondo,

pongo il tutto sotto i pie’. 

Gioacchino Belli

Gioacchino Belli, invece, puntava la sua penna sui cardinali, giocando sull’«anagramma diviso» ladri/cani/cardinali:

Dicon c’ar principio li Cristiani,

nun ze sa ppecché sorte de raggione,

li chiamorno accusì: li ladri-cani .

Ma poi co l’imbroijà la riliggione

quelle lettre un po’ oggi e un po’ domani

s’immpicciorno e ne vie’ sta confusione.      

                              

Domenico Guerrazzi

Anche Domenico Guerrazzi ebbe occasione di giocare con rime enigmistiche; questo che segue è un suo logogrifo sulla parola ‘diavolo’, le cui parti letterali vengono spezzettate e descritte (‘diavolo’, ‘dì’, ‘dia’, ‘avolo’, ‘volo’, ‘diavolo’):

Mostro di sette lettere son io,

nero, orrendo, crudel, nemico a Dio.

Pure, vedi caso, bello!

Colle prime due lettere una cosa

tutta bella ti esprimo e dilettosa;

giungi a questa la terza e con l’aiuto

del poetico stile in dea mi muto.

Or getta le due prime: e in un momento

nonno e bisnonno a tuo piacer divento.

Getta ancora la terza e di fringuello

piglio pronta natura e d’altro uccello.

Falsi sapienti mi fan guerra a morte, ma più trovan seguaci e più son fo