di GIANLUCA VERONESI

Caro presidente Draghi, da poche ore lei ha cessato il suo incarico di governo.
Lo ha fatto con un successo dell’ultimo minuto sul palcoscenico europeo.
La vorrei ringraziare.

Sarà difficile dimenticare la sua gestione, sia per il suo stile di comando ma soprattutto per il momento e la situazione in cui si è trovato ad agire.
Condizioni eccezionali che hanno messo a dura prova le sue capacità ma che l’hanno anche aiutata enormemente.
Anzi senza la prima -la emergenza sanitaria con le sue catastrofiche conseguenze economiche- non avrebbe mai potuto esistere il suo governo di salvezza nazionale.

La straordinaria missione assegnatale dalla “disperazione” di Mattarella era una sfida non a lei ma all’Italia.
Insieme all’incarico le è stato consegnato anche un gruzzolo irripetibile da spendere e poi -ancor meglio-vincoli precisissimi per come spenderli.

Questo, in una certa misura, impediva l’assalto alla diligenza da parte dei partiti.
Il resto l’ha fatto la soggezione dei medesimi nei suoi confronti.

I soldi europei non li ha conquistati lei bensì il suo predecessore Conte ma l’esito fu aiutato -scusate il concetto- dal rispetto, la solidarietà e la simpatia che decine e decine di migliaia di nostri morti ci hanno procurato a livello universale.
In campo sanitario lei ha dovuto gestire più che l’emergenza la fuoruscita da essa, l’impazienza del ritorno alla normalità. Un aspetto ancor più delicato che si scontrava con l’incomprensione della gente esasperata da una prudenza che -invece- ha impedito colpi di coda del virus che avrebbero pregiudicato tutto quanto fatto fino ad allora.
La guerra di Putin, invece, è stato un regalino inedito fatto a lei e all’umanità intera.

Una emergenza dopo due anni di emergenza con cui il nostro equilibrio psicologico fatica a convivere.
Lei è sicuramente una delle figure italiane più note all’estero e ha messo in gioco questa notorietà sentendosi obbligato dal drammatico momento attraversato dal suo Paese.
Ma è cresciuta in lei anche una seconda determinazione: schierare l’Italia all’avanguardia nella reazione dell’Europa all’invasione russa e impedire alle istituzioni di Bruxelles dubbi, ritardi, alibi e furberie.

Una “militanza” esplicita, quasi etica, che andava molto al di là di quanto fosse la tradizione diplomatica italiana.
Mi sono spesso chiesto quale fosse la ragione di una crisi di governo a pochi mesi dalla scadenza naturale della legislatura. I discorsi fatti in questi giorni da Berlusconi, dal neo presidente della Camera, dal “pacifista” Conte mi sollecitano qualche sospetto.
La figura di Zelensky, l’inefficacia delle sanzioni, l’inutilità dell’invio di armi ad un esercito ormai “vincente” mi sembrano messaggi convergenti tesi a rimettere in discussione (nonostante le rassicurazioni del premier) il nostro posizionamento.

Caro presidente Draghi, la mia considerazione nei suoi confronti non mi impedisce di accennare a qualche riserva. Ad esempio l’atteggiamento tenuto durante l’elezione del presidente della Repubblica. Molta gente l’ha capito come un tentativo di disimpegno.
Doveva secondo me dichiararsi estraneo dal primo momento, se poi la sua presenza fosse stata indispensabile per impedire uno stallo, si sarebbe provveduto.
Un’ultima considerazione.

Diciamoci la verità! Un “effetto Draghi” sulle elezioni non c’è stato. I suoi sostenitori non hanno avuto il traino sperato. Il PD ha addirittura perso e Calenda ha raggiunto un risultato solo parziale.
D’altronde un elettorato iper nevrotico, aggressivo, movimentista come quello di oggi non vuole un arbitro equilibrato ed indipendente (quale lei era al governo e quale sarebbe stato alla presidenza della Repubblica) vuole combattenti, gladiatori nell’arena che lo divertano insultandosi a tempo pieno.
Lo prenda per un complimento: gli elettori che si esprimono votando e quelli che si esprimono stando a casa la stimano troppo per mischiarla ai dilettanti in circolazione.

Grazie di tutto!