di RAFFAELE ARAGONA

In questi giorni l’amministrazione comunale di Napoli ha tenuto a ricordare ai napoletani l’imminente inizio dei lavori di restyling di via Partenope cogliendo l’occasione per dichiarare la netta intenzione di non consentire l’accesso ai veicoli, se non in caso di estrema urgenza; ignorando con ciò, purtroppo, i patimenti degli automobilisti costretti a interminabili soste, mentre la strada, nei giorni feriali, resta deserta e regno incontrastato dei ristoratori.

Insieme con le “rassicuranti” indicazioni nel merito del restyling e delle modalità di conduzione dei lavori, si vorrebbe essere rassicurati del fatto che gli spazi riservati alla ristorazione restino effettivamente quelli indicati nel progetto esecutivo: alquanto limitati rispetto alla situazione attuale, essendo previsto un ampio marciapiedi adiacente i fabbricati, oltre a quello (non previsto, ma necessario) a fianco delle due corsie destinate agli autoveicoli.

Oltre a quanto sopra, nelle comunicazioni dell’amministrazione, ritorna, dopo oltre un decennio, l’idea del parcheggio al di sotto di piazza Vittoria, idea che susciterà indubbie perplessità da parte di chi ha titolo e competenze sull’argomento. In attesa di lèggere il loro parere, qui si sostiene il concetto che vede i parcheggi in centro come negativi attrattori di traffico (beninteso, quando non siano esclusivamente pertinenziali). I parcheggi piacciono a tutti, ma un giudizio ponderato deve basarsi, non su di una superficiale preferenza della maggioranza (?), bensì su di un’accertata convenienza dell’intera comunità.

Il giudizio deve basarsi tenendo in conto non soltanto gli aspetti apparenti del problema (quelli, cioè, che appaiono immediatamente evidenti), ma valutando anche altri suoi aspetti. Secondo alcune tra le moderne teorie urbanistiche (da Hans B. Reichow e da Bernard Winkler in poi) i parcheggi sono “attrattori di traffico”, ancora di più se sono coperti. Essi, poi, più sono localizzati nel centro delle città, più producono traffico, e in maniera considerevole. Dati statistici forniti da alcuni studi conducono a ritenere che le auto “attratte” da un parcheggio possono anche superare di 15-25 volte il numero di posti offerti e inducono a dover ben valutare i vantaggi di una loro costruzione. Sarebbe perciò da concludere che un parcheggio non vada fatto laddove non si vuole un eccesso di traffico – cioè in centro – giacché è evidente che esso produrrebbe in ogni caso congestione e inquinamento. Tra l’altro è esperienza comune che anche la segnalazione luminosa della disponibilità di posti nel parcheggio risulta inutile per gli automobilisti i quali, pur in caso negativo, si mettono in coda, in attesa che qualche posto si liberi.

Oltre a tutto ciò, esiste un aspetto di carattere economico; il costo di un parcheggio coperto interrato è certamente eccessivo rispetto ai benefici ricavabili e trova una sua giustificazione soltanto in mancanza di alternative atta a fronteggiare una vera e propria situazione eccezionale. Senza contare il rischio legato alla possibile intercettazione di falde d’acqua, con conseguente maggiorazione di costi e il rischio di altri effetti collaterali. Tutto ciò non contrasta, naturalmente, con la costruzione di parcheggi “per residenti”, i quali offrono un vantaggio senza “costi” indotti, giacché si tratta di opere che, senza oneri di gestione non comportano incrementi di flussi di traffico, liberano le strade dall’invasione forsennata delle auto, riconsegnandole alla fruibilità del cittadino.

Per i parcheggi pubblici, periferici e semi-periferici, il discorso è naturalmente diverso: per essi è solo necessaria una concreta “educazione” al loro uso, facendone riscoprire agli utenti i vantaggi, a dispetto dell’ostinata tentazione di arrivare in centro con l’auto; invogliandone altresì l’uso con l’applicazione di tariffe modeste (via via più care man mano che ci si avvicina al centro); con l’istituzione di una valida ed efficiente rete di mezzi pubblici alternativi all’auto privata.

«La città – diceva Henry Ford – è un mostruoso accrescersi… risolveremo il problema solo abbandonandola»; ma se non si può pensare che la soluzione del problema sia quello di ottenerla con un taglio netto, si speri almeno che ci si riesca abbandonando l’auto fuori del centro della città.