di ALBERTO GRIMELLI

Stiamo assistendo, da una settimana, a fenomeni solo in apparenza inspiegabili. L’Opec (organizzazione produttori di petrolio) taglia la produzione e i prezzi scendono. Putin annuncia il taglio del gas all’Europa e i prezzi scendono. Sbaglia chi crede che simili fenomeni, di chiara matrice speculativa, riguardino solo energia o risorse minerarie. Riguardano anche il cibo, anche se di titoli su giornali non se ne trovano più, dopo lo sblocco dell’export di cereali e oli vegetali dall’Ucraina. L’Indice FAO dei prezzi dei prodotti alimentari ha raggiunto in agosto un valore medio di 138,0 punti, in calo dell’1,9% rispetto a luglio. I prezzi degli oli vegetali sono scesi del 3,3% da luglio, raggiungendo un livello leggermente inferiore al valore registrato nell’agosto 2021. L’Indice FAO dei prezzi dei cereali si è contratto dell’1,4%, quello di lattiero-caseari del 2% e quello della carne dell’1,5%.

Il dato più importante e significativo è probabilmente quello dei cereali, poiché sono la base alimentare dell’umanità e anche della filiera zootecnica. Ebbene, la stessa FAO afferma che la produzione mondiale di cereali è prevista per quest’anno in calo dell’1,4%, pari a 38,9 milioni di tonnellate. Per la notoria legge della domanda e dell’offerta, calando le quantità disponibili, anche per il parziale blocco dell’export di Russia e Ucraina, i prezzi dovrebbero salire, non scendere. Invece calano. Simili dinamiche si registrano anche in Italia, alle prese con una riduzione della produzione stimata del 15% e un calo delle quotazioni di 15 euro/tonnellata nelle ultime settimane. Pochi sanno che anche il cibo, bene primario, è soggetto alle leggi della speculazione finanziaria. Si scommette sulle quotazioni con i tipici strumenti finanziari, dai futures fino ai derivati. Tali strumenti, in realtà, sono utilizzati da decenni ma non hanno mai provocato fluttuazioni così significative sui prezzi, perché gli Stati controllavano il mercato in maniera piuttosto stringente, ad esempio con la Politica agricola comunitaria in Europa e il Farm Bill negli Stati Uniti.

Strumenti che, pur non essendo stati completamente smantellati, hanno subito un significativo ridimensionamento negli ultimi vent’anni, tale da non riuscire più a garantire un effetto moderatore del mercato. Tale politica è frutto della convinzione che la globalizzazione avrebbe portato pace e prosperità e che le politiche statali potessero solo interferire negativamente in tale processo. Sono quindi state fatte delle scelte che oggi si rivelano profondamente sbagliate. In campo agricolo e alimentare, ora, serve recuperare e rispolverare la programmazione agricola che, pur non limitando la libertà di impresa, garantisca sicurezza alimentare. Si tratta di un obiettivo a medio e lungo termine. A breve termine non resta che frenare la speculazione, togliendo alla finanza un po’ di potere. La politica, nazionale e internazionale, ne avrà la forza?