di RAFFAELE ARAGONA

È del 1992 il film di Mario Martone, Morte di un matematico napoletano, che fece conoscere al grande pubblico la figura di quest’uomo dall’ingegno straordinario, che spaziava in vari campi, dalla matematica alla musica, dal cinema alla letteratura, e che abbandonò la vita a soli 55 anni. Anche del 1992 è il libro di Pier Antonio Toma, Renato Caccioppoli. L’enigma (ESI), cui sono seguìti altri volumi, di Roberto Gramiccia (2014) e altro dello stesso Toma (2021). Del 2018, invece, è il volume di Jean-Noël Schifano Le coq de Renato Caccioppoli (Gallimard), un titolo suggerito da un episodio ben accertato della vita del matematico, un episodio ironicamente beffardo nei riguardi del clima di certi anni: è quello di Renato e del gallo portato al guinzaglio per le vie di Chiaja per uno sberleffo al regime, che vietava agli uomini di portare con sé cani di piccola taglia perché segnale di poca virilità e quindi di offesa all’italico sentire…

Questa accennata e parzialissima bibliografia, si arricchisce oggi del volume di Lorenza Foschini, che è una vera e propria indagine, un’indagine minuziosa, accurata, condotta dalla scrittrice, che si è avvalsa di ogni genere di testimonianza, di colloqui avuti con amiche e amici del matematico, e di documenti rinvenuti in sedi ufficiali, archivi storici, case private; come la ritrovata lettera della scrittrice Paola Masino che, dopo aver rivisto Renato Caccioppoli a Napoli, scrive alla madre confidandole che non si meraviglierebbe se quell’amico, quell’uomo eccezionale, si uccidesse, dal momento che «non riesce a resistere all’attrito della vita». L’attrito della vita, che dà il titolo al libro, è quel male di vivere che accompagnerà Caccioppoli fino alla morte, avvenuta per un colpo di pistola sparato alla nuca; più che un suicidio, un’uccisione di sé, come qualcuno ha voluto osservare parlando del particolare modo scelto dal “suicida”, una modalità quasi inconsueta e che indica in modo chiaro proprio il “volersi” uccidere.

   Renato Caccioppoli (Napoli, 20 gennaio 1904 – 8 maggio 1959)

A parte le brillanti esperienze giornalistiche in Rai, la scrittura di Lorenza Foschini è stata fin qui molto caratterizzata dal suo amore per Marcel Proust, cui ha dedicato più di un libro: Il cappotto di Proust (2010), Il vento attraversa le nostre anime (2019) e ancora altri lavori legati all’autore della Recherche. Ha un po’ sorpreso, perciò, l’uscita di questo suo ultimo lavoro di carattere alquanto documentaristico. A dire il vero, aveva già avuto un’esperienza similare con il suo Zoé. La principessa che incontrò Bakunin (2016), per il quale ebbe a consultare documenti inediti custoditi negli archivi di Harvard e ripercorrere i luoghi vissuti da Zoé Obolenskaja seguendo anche le tracce dei discendenti della principessa.

Una “giustificazione” di questo parallelo genere di scrittura dell’autrice può esser data dal suo contesto famigliare, nel quale aleggiava la presenza dell’anarchico Michail Bakunin e di sua figlia Maria, insieme con quella determinante di Renato Caccioppoli, il grande matematico napoletano la cui vita ha ora ispirato e guidato L’attrito della vita, che opportunamente reca il sottotitolo Indagine su Renato Caccioppoli matematico napoletano (La Nave di Teseo, 2022, pagg. 272, Euro 20,00).

Renato è nipote dell’anarchico Michail Bakunin, esule a Napoli nel 1865, padre di Giulia Sofia, la quale sposa Giuseppe Caccioppoli, un illustre chirurgo della città, dal quale ha due figli: Renato e Ugo. Lorenza Foschini parte così dalla storia della famiglia, con una introduzione nella quale tratteggia l’ambiente nel quale cominciò a muoversi il genio matematico e continua in vario modo, riuscendo a ricostruire la figura del matematico Caccioppoli, una figura divenuta quasi leggendaria per via del suo fascino, della sua cultura, dell’essere poliglotta. Renato parlava correntemente quattro lingue oltre l’italiano: l’inglese, il francese, il tedesco e il russo; grande conversatore, pianista d’eccezione, conoscitore di cinema e di letteratura, amante di Proust, di Baudelaire, di Rimbaud e di Verlaine, amico di molti grandi dell’epoca: Paul Éluard, Eduardo de Filippo, Benedetto Croce, Francesco d’Avalos, Roberto de Simone, Pablo Neruda, Alberto Moravia, Elsa Morante, e André Gide, il quale rimase tanto affascinato dal giovane Renato, definendolo «un’anima», un’anima sovente in pena, inquieta, preda di angosce e di ossessioni.

Una personalità complessa, quella del giovane Renato, insofferente alla stupidità e al banale; in possesso di una inquietudine esistenziale che accompagna persino il suo percorso scientifico. Un grande matematico, uno dei più importanti del Novecento, conosciuto a livello europeo, che considerava la matematica una poesia.

Nulla di inventato nel “romanzo” di Foschini che, anzi, cerca di eliminare o chiarire qualsiasi particolare della vita di Renato che sia frutto della fantasia di tanti che hanno voluto ingigantire la sua storia già di per sé ricca di avvenimenti e di mistero.

Dopo tre anni trascorsi a Padova dove, giovanissimo, aveva ricoperto l’insegnamento universitario di “Analisi algebrica”, Napoli accoglie nuovamente questo suo figlio geniale, estroso e bizzarro che tutte le mattine percorre la strada che dalla sua casa di Chiaja, in Palazzo Cellammare, lo conduce all’Università indossando sempre un impermeabile sgualcito, stretto alla vita da una cintura, con la sua folta capigliatura e l’immancabile ciuffo di capelli sulla fronte che usa gettare dietro col palmo rovesciato della mano. Nella sua città insegnerà “Teoria dei gruppi”, poi “Analisi superiore” e, dal 1943, “Analisi matematica” e “Calcolo infinitesimale”, alternando annualmente i due insegnamenti con Carlo Miranda.

L’indagine di Lorenza Foschini racconta meticolosamente il vero Caccioppoli in una città per la quale egli aspirava a trovare un’armonia che, se La Capria ebbe a considerare “perduta”, Renato riteneva ormai impossibile da ritrovare, forse mai esistita. La cura di Foschini è ammirevole; le sue pagine prendono come quelle di un romanzo dal quale il lettore stenta a staccarsi e l’abilità della scrittrice sta nel trasporre i tanti capitoli reali della storia di Renato arricchendoli di tutto quanto ha potuto ricavare dalle sue ricerche; e per questo, a dire di lei e del suo libro, si finisce per rievocare tante delle storie riportate, raccontate sempre con l’abilità di chi ammanta di una scrittura coinvolgente i risultati dell’indagine.

Fra le “indagini” di Foschini c’è quella nella casa che fu di Maria Del Re, matematica anch’ella, sbarcata a Napoli da Reggio Calabria e che con il più giovane Renato ebbe una ricca frequentazione nella propria abitazione di Chiaja, in via  Poerio, a pochi passi da piazza dei Martiri. Giocavano insieme a scacchi conversando piacevolmente anche con i frequenti ospiti della casa della professoressa e scherzando con due giovani ragazze che vi abitavano, una nipote e una figlioccia.

Maria Del Re con il giovane Renato

A Renato càpita pure di abbandonare la propria quasi abituale ombra d’inquietudine e addirittura di manifestare una propria vena giocosa rivolgendo delle strambe composizioni alle due giovanissime ragazze di casa Del Re, Lina e Nella: inventa per loro un linguaggio infantile che a Foschini ricorda quello che Proust usava nelle lettere a Reynaldo Hahn; e scrive dei versi demenziali e bizzarri, un po’ alla stregua delle “ingarrichiane” di Ferdinando Ingarrica, magistrato di cent’anni prima, autore di strofette pseudo-didascaliche in ottonari, sempre di una comicità inconsapevole.

Un’altra caratteristica del matematico è la sottile ironia che traspare in varie occasioni, come in un’intervista rilasciata a Wanda Monaco, una giovanissima e brillante cronista che fa del matematico favoloso un ritratto aderentissimo, rivelandone le contraddizioni e i salti di umore. Le risposte sono argute e divertite. Caccioppoli si dichiara favorevole allo sviluppo industriale della città, ma «in attesa delle industrie, i napoletani s’industriano per conto loro»; per dire di un suo hobby, non esita a rispondere: «La matematica, qualche volta» e, alla domanda sui circoli che frequenta, continua giocando con le parole: «Il centro della Galleria e la rotonda del Gambrinus»; più seriamente, invece, a dover dire quale tratto essenziale della sua personalità sia meno notato, egli risponde: «L’inane tentativo di serietà».

La narrazione in 48 capitoli si svolge in modo coinvolgente in virtù dell’abilità dell’autrice di intrecciare dati storici con avvenimenti ed esperienze legate a Renato Caccioppoli non del tutto documentate, ma che continuano a vivere una sorta di leggenda, difficili da sfatare o convalidare. Foschini è quasi come se scorresse un album di famiglia dipanando una storia affascinante nella quale ai fatti decisamente storici vanno affiancandosi episodi della vita del matematico dilatati dalla propria percezione; e altri episodi, poi, sui quali, da seria e alacre documentarista, esige di far luce completa e vi riesce con la puntigliosità delle proprie indagini.

Così è per la storia, ad esempio, che si racconta come avvenuta qualche mese prima della visita del Führer a Napoli, nella famosa birreria napoletana Löwenbräu in piazza Municipio: alcuni uomini della milizia avrebbero chiesto al pianista di sala di suonare Giovinezza e, per tutta risposta, Caccioppoli, raggiunto il pianoforte, avrebbe suonato la Marsigliese mentre la giovane compagna Sara Mancuso (che diventerà sua moglie) avrebbe preso a cantare l’inno in modo forte e appassionato.

Foschini mostra di non riconoscere all’episodio una completa veridicità, grazie anche alla lettura di una serie di rapporti tra cui una dettagliata nota del Prefetto di Napoli e un resoconto degli avvenimenti indirizzato al Rettore dell’Università; l’episodio viene così ridimensionato, collocato più verosimilmente in una trattoria di Chiaja e avvenuto mesi dopo la visita di Hitler. In realtà è al Grottino, una trattoria di Mergellina, che Renato e Sara siedono e incominciano a bere del vino; un po’ troppo per Sara che, quasi alticcia, si dà a considerazioni ad alta voce riguardanti il regime, rivolgendosi agli altri avventori del locale e suscitando l’attenzione e l’interesse di coloro che provvedono ad avvertire chi di dovere…

Le conseguenze della serata sono comunque quelle immaginabili. Finiscono entrambi in questura; Sara viene rilasciata e Renato, grazie all’intervento della zia Maria Bakunin, ottiene di essere scarcerato, ma è internato per qualche tempo in una casa di cura per pazzi veri o quasi (Maria Bakunin, titolare della cattedra di Chimica all’Università di Napoli, fu una figura di rilievo non solo nella famiglia Caccioppoli, ma nell’intera comunità scientifica universitaria).

Tutto qui, mentre qualcuno ha addirittura immaginato che quell’episodio ‒ semplicemente inventato ‒ abbia ispirato quanto accade in Casablanca, il film del 1942 di Michael Curtiz, con Humphrey Bogart e Ingrid Bergman. O forse, chissà, potrebbe essere accaduto l’inverso: che il film abbia fatto immaginare Renato e Sara personaggi antesignani di Humphrey e Ingrid, e quindi aver dato origine alla leggenda…

Non è possibile narrare di Caccioppoli senza accennare a episodi situati tra la cronaca e la leggenda, aneddoti dei quali risulta incerta la loro effettiva veridicità. Certamente reale è la storia citata di Renato e del gallo. Restano avvolti nella leggenda tanti episodi che hanno per protagonisti i malcapitati studenti e Foschini riesce sempre a discernerne l’attendibilità. Veritiero, perché supportato da testimonianze vicine a chi qui scrive, è quello dell’allieva Sylva Koscina che, avvicinatasi alla lavagna vistosamente ancheggiando, suscita l’immediata reazione di Caccioppoli: «Ué, piccire’, è inutile ca sculettìe: i’ songo viecchio, chisto è prevete e accussì nun ce sta niente ’a fa’…»: ’o prevete (il prete) era don Savino Coronato affezionato assistente del professore.

Per continuare a dire di Caccioppoli, Lorenza Foschini riferisce qua e là delle donne, delle amiche del cuore con le quali il matematico ha intessuto relazioni ricche di colti conversari e di intime confessioni. Sara, alta, slanciata, castana, occhi azzurri, di una bellezza radiosa, conosce la letteratura francese, ama Rimbaud e Baudelaire e anche questo la accomuna a Renato.

A parte Sara, con la quale l’esperienza matrimoniale si conclude dopo dieci anni, quando la donna lascia Renato per unirsi a Mario Alicata, ve ne sono molte altre con le quali il rapporto non si sa fin dove si sia spinto; a partire dalla bella Ornella Marzoli, la quale non riesce a nascondere un proprio comune male di vivere, e da un’attraente Luisa, assidua frequentatrice del circolo del cinema che vede Renato protagonista ogni domenica nelle sale dell’Alhambra; e poi la bella Renée, titolare di una sartoria nel centro di Chiaja che Renato frequenta assiduamente per quasi due anni.

Con Francesca Spada, critica musicale, cólta, anticonformista, Renato ha molte cose da condividere: oltre a una comune noia esistenziale, c’è un malessere che li pervade entrambi. Francesca, come Ornella, conclude la propria vita suicidandosi.

C’è infine Paola Trapani, una sua ex allieva, intelligente e affezionata, con la quale condivide letture e vacanze in Svizzera. La loro storia finisce e qualche tempo dopo Renato, a cena con amici, ne dà notizia annunciando contemporaneamente che suo fratello Ugo, «magistrato integerrimo e consanguineo affezionato» (così lo definisce Foschini), sposerà Paola; il matrimonio avviene giusto otto giorni prima della morte di Renato.

C’è anche un’altra donna, una ragazza la cui identità rimane celata: Foschini non intende rivelarla e usa il nome inventato di “Mercedes”. Ne parla in uno degli ultimi capitoli del libro ch’è intitolato, appunto, “Quello che nessuno sa”. Diciottenne, alta, bionda, la ragazza da qualche mese va a prendere lezioni di matematica a Palazzo Cellammare e forse, chissà, sta vivendo una storia molto particolare per il fascino che le trasmette quell’uomo tanto più grande di lei. In uno di quei pomeriggi, tocca a lei di scoprire per prima il suicidio di Renato; ne resta sconvolta e abbandona immediatamente quella casa. Sarà più tardi la domestica Assunta a rinvenire il corpo del professore privo di vita. A Mercedes rimarrà il ricordo di «quell’amore quasi adolescenziale e quell’epilogo tragico che in un istante l’ha fatta diventare dolorosamente grande».

“Palazzo Cellammare”, dove visse e morì suicida Renato Caccioppoli

La “lezione” che Lorenza Foschini riferisce a proposito di questo genere di scrittura fatta di scoperte, per esempio, in certi luoghi particolarmente significativi, è racchiusa nella riflessione che chiude il capitolo dedicato alla visita alla stanza di Renato Caccioppoli, all’Università:

«Si dice che in certi luoghi aleggino le presenze di coloro che li hanno abitati. Io non credo; penso piuttosto che queste presenze siano dentro di noi che cerchiamo di dar loro forma e sostanza ripercorrendo i luoghi dove hanno vissuto. Possono assumere una certa consistenza una volta che ci troviamo tra le pareti dove vissero, illudendoci che finalmente la nostra ricerca sia conclusa. Ma non è così semplice».

“Caccioppoli” è l’asteroide scoperto nel 1985 dall’astronomo americano Edward Bowell, così chiamato in onore del matematico Renato, ma anche di un suo parente, Francesco, che dedicò tutta la vita all’osservazione del cielo e morì a causa di una polmonite contratta per aver trascorso una fredda notte proprio per osservare il passaggio di una cometa: era il 1904, l’anno nel quale nacque Renato.