di DIEGO CASTAGNO

Il Metaverso è una rete di mondi virtuali in cui le persone, o meglio i loro “avatar”, si incontrano ed intergiscono. Nel meta mondo non ci sono distanze e limiti spazio temporali: in ogni momento si possono comprare cose, o se vogliamo “non-cose”, visitare musei e biblioteche, fare affari, viaggiare, conoscere persone. E lavorare.

La possibilità di fare una riunione da remoto mentre si fa la spesa, o si è al bar o si porta a spasso il cane è già oggi una realtà. È possibile lavorare da luoghi di villeggiatura oi da paesini sperduti tra le montagne restando dentro i processi organizzativi e produttivi delle aziende. Certo non tutti i lavori per ora sono possono essere fatti in smart-working. Il lock-down però in questo senso è stato un test formidabile per vedere all’opera le nuove tecnologie nei campi più vari, dalla scuola alla distribuzione grande e piccola, dal lavoro alla cura o alla socialità. Fenomeni interessanti in prospettiva, come il south working, sono possibili solo grazie alla disponibilità di tecnologie in grado di elaborare detti e alla possibilità di costruire nuovi processi produttivi che prevedano ed organizzino il lavoro da remoto. Naturalmente servono infrastrutture e altre cosette da nulla, tipo servizi alla persona efficienti e città vivibili. Ma in questa ottica il remoto forse potrebbe redistribuire risorse e competenze sul territorio come da tempo non accedeva.

Tornando al nostro uomo che si muove nella realtà aumentata e immersiva del metaverso, forzando un pò, il lavoratore è di fatto un’avatar, uno dei tanti che affolla il meta mondo: ciascuno di noi può aver un avatar che interagisce e gioca su Roblox o su altre piattaforme, un’avatar che lavora, un altro che studia e, addirittura, uno che sopravvive alla sua morte naturale. Scenario inquietante ma già in parte “reale”, o virtuale, dipende dai punti di vista e dalle categorie che utilizziamo per capire cosa esiste e cosa no

Il “Metaverso” promette uno spazio economico enorme. Innanzitutto un lavoro e un modo di lavorare nuovo: una realtà aumentata che aumenta e dilata gli spazi e i tempi equivale ad un remote working senza confini che sostituisce progressivamente ogni barriera tra lavoro e non lavoro. L’implicito e il non detto di questo scenario deriva dal modo di definire il valore del lavoro delle persone: il tempo, l’ora-uomo-lavoro” resta, ma quello che vale e che si puo misurare è il raggiungimento di un obiettivo. E nient’altro. Naturalmente le persone, per ora, possono scegliere: possono rifiutare il lavoro smart o decidere che nel futuro si farà così, tanto vale adeguarsi, formarsi, aggiornarsi, imparare un nuovo lessico e una nuova sintassi dei rapporti interpersonale o accettando l’idea che quello che conta è allinearsi al risultato concordato.

Nel 2020 più di 8 milioni di italiani hanno sperimentato lo smart working stimolando investimenti e ricerche tese a migliorare le esperienze di lavoro con nuove forme immersive di collaborazione e di interazione da remoto e nuovi livelli di connessione sociale e collaborazione.

Nell’era dell’uomo “che fa esperienza”, ludens direbbero i filosofi, anche il lavoro diventa un’immersione e un’esperienza, gamificata, senza limiti di spazio e tempo, tacciabile e scambiabile, come ogni ogni dato e informazione che si trova sul web. La tecnologia c’è, per quanto ora sia ancora nella fase iniziale, e le condizioni che da sempre favoriscono salti tecnologici anche. La crisi economica e la difficoltà di trovare risorse umane, o di trattenere quelle che ci sono, portano le aziende a rivedere i processi e integrare gli organici con ulteriore automazione. L’invecchiamento demografico e le dinamiche di un mondo digitale, connesso e dematerializzato fino al paradosso, creano infine il campo ideale per pensare ad un nuovo modo di lavorare. E ad un lavoro nuovo, con concetti e paradigmi nuovi.

Tornando al Metaverso, per capire le potenzialità per il mercato, basta immaginare cosa potrebbe voler dire replicare tutti gli oggetti e i prodotti , realizzando META-oggetti da vendere nel META-negozi o META-centri commerciali, che esistono già. Serviranno non solo gli informatici per creare i prodotti virtuali ma anche figure in grado di vendere con tecniche nuove assistere i clienti che chiedono servizi molto diversi da quelli tradizioonali, architetti in grado di pensare a nuovi spazi e team di designer capaci di progettare esperienze sempre nuove. O professionisti in grado di gestire una burocrazia e una finanza ancora inedita.

Insomma nuovi lavori e un nuovo modo di lavorare. Nessun settore può permettersi di restare fuori. Il Metaverso e i suoi sviluppi, comunque la si pensi, magari non sono il nuovo che avanza, ma sicuramente sono una delle spinte più potenti a superare definitivamente il XX secolo e ad entrare un una nuova storia con opportunità e costi di transizione, economici e sociali, annessi.

PS:

Notizia: Nel 2050 il numero del utenti di Facebook deceduti supererà il numero di quelli vivi . Che fine faranno le loro pagine social. E cosa succederà ai profili e ai dati delle persone che sono morte? L’invecchiamento demografico non è solo una questione terrena e ultraterrena, ma anche digitale. Esiste già oggi l’eredità digitale e il profilo commemorativo, molti simile ad una lapide social. Oggi parrebbe concretizzarsi la possibilità di creare un avatar del defunto che interagisce, utilizzando i dati tratte dalle interazioni del defunto lungo l’intero arco della sua vita. L’avatar del defunto sarebbe in grado di interagire in ambienti virtuali esattamente come avrebbe interagito il defunto ancora in vita.

Il nuovo facebook, cioè il META, ha la tecnologia per farlo: ha gli strumenti per la realtà immersiva e aumentata, ha i dati e soprattutto ha le intelligenze artificiali per utilizzare quei dati ed animare profili che diventano “entita” aumentate, potenzialmente immortali.

Benvenuti nel nuovo mondo.