di LUCIANO RASCIO

È ben noto che il raffreddore è una rinofaringite acuta virale causata generalmente dal Rinovirus che coinvolge le prime vie aeree, segnatamente il naso e la gola, causando starnuti, produzione di muco dal naso, catarro, mal di gola, cefalea, sensazione di stanchezza. Si differenzia dall’influenza per mancanza di febbre e di brividi di freddo, ma talvolta le due affezioni coesistono, generalmente causate dallo stesso virus influenzale.

Questa malattia non grave, ma ricorrente in adulti e bambini, è nota sin dall’antichità, i suoi sintomi infatti sono descritti nel papiro di Erbers nel 16º secolo avanti Cristo, ma il suo nome compare nell’uso solo 30 da secoli più tardi, ossia in pieno medioevo, quando fu rilevata la sua alta, se non esclusiva, frequenza nella stagione fredda. Tuttavia oltre la denominazione, a quell’epoca il quadro clinico era ancora vago e i rimedi quasi esilaranti. E’ rimasta famosa la storia del re di Spagna Pietro d’Aragona che “nel 1285 durante un viaggio fu colto da un gran freddo accompagnato da febbre…  Fu chiamato il più famoso medico spagnolo dell’epoca Alberto Villanova che con altri medici esaminò l’urina dell’illustre infermo e concluse che si trattava di un raffreddore, quindi di malattia non pericolosa. Invece in pochi giorni il Re morì con grande scorno dei suoi medici compreso il Villanova”, che evidentemente avevano sbagliato la diagnosi!

Per secoli si credette che il raffreddore venisse dal cervello. Anche i medici arabi erano convinti di questa origine giacché consideravano che la lacrimazione fosse il segno evidente della compromissione delle tuniche cerebrali, ossia delle meningi. Da queste convinzioni derivarono terapie con impacchi sulla fronte e sul cranio e solo nel 16º secolo si cominciarono a praticare instillazioni nel naso di sostanze disparate come il papavero, il sambuco, la malva e finanche l’olio d’oliva. Furono anche impiegate le sanguisughe. Solo alla fine del medioevo la responsabilità del raffreddore fu attribuita ai seni paranasali dove si formava il catarro che scendeva nelle narici e nella gola ed allora presero piede le terapie climatiche termali. Così “il Papa veneziano Clemente XIII, di gracile costituzione, dovette recarsi a Civitavecchia per respirare aria marina ritenuta conveniente alla sua salute”. Ed in tanta ricerca della terapia confacente non potevano mancare i miracoli, difatti “nel 1415 l’arcivescovo di Bologna Vincenzo Ferrario non riuscendo a predicare per la tanta tosse dei fedeli che risuonava nella Chiesa, disse ”quietatevi da tanto tossire”. Poiché all’istante le tossi cessarono si gridò al miracolo e l’arcivescovo divenne San Vincenzo!

Finalmente nel secondo dopoguerra, in Inghilterra nel 1956 fu scoperto il Rinovirus agente eziologico del raffreddore e da quel momento la ricerca della terapia fu affrontata con i moderni mezzi della farmacologia. 

Gli inglesi che avevano scoperto il virus, qualche anno dopo proposero il gluconato di zinco nella profilassi e nella terapia del raffreddore. Allora l’industria farmaceutica e la sua ricerca si lanciarono all’inseguimento della cura di quella malattia di frequente e così fastidiosa, con investimenti sensibili, laboratori dedicati e tanta pubblicità. Presto si capì che la cura etiologica era impossibile perché il virus era irraggiungibile, mentre invece i relativi sintomi potevano essere affrontati e, se non risolti, almeno mitigati.

Entrarono perciò in commercio prodotti vasocostrittori e decongestionanti per uso topico, ossia a gocce nasali o spray come la Rinoleina, la Riberina della Carlo Erba, il Coricidin allora prodotto dalla Sharing, il Sinus ed anche, con diversa funzione, l’Aspirina antipiretico della Bayer, il vaccino Antireumocatarrale della Bruschetti, Il Vicks Vaporub unguento da spalmare su collo, dorso e petto con funzione revulsiva per attivare la circolazione locale e produrre i benefici effetti del calore.