di DOM SERAFINI

C’era un periodo, non tanto tempo fa, quando per un cattolico era praticamente impossibile diventare presidente degli Stati Uniti. Poi questo problema é stato superato, prima con l’elezione di John F. Kennedy nel 1961 e, 60 anni dopo, con quella di Joe Biden nel 2021.

In seguito il problema si é spostato sugli italiani in genere, infatti nessuno dei candidati di origini italiane alla presidenza americana é mai riuscito nell’intento, a partire da Geraldine Ferraro, che era almeno riuscita ad entrare nel “ticket” presidenziale nel 1984 come candidata alla vice presidenza. Non ci sono riusciti: Mario Cuomo, che non accettó la sfida delle presidenziali del 1992 per motivi misteriosi; Rudolph Giuliani (il “sindaco eroe” dell’11 settembre) nel 2008; Chris Christie (ex governatore del New Jersey, italiano da parte di madre, la siciliana Sondra Grasso) nel 2016; ed infine l’ex sindaco di New York City, Bill De Blasio nel 2020. Il popolarissimo Andrew Cuomo, primogenito di Mario Cuomo, non ha potuto nemmeno avvicinarsi alla campagna presidenziale del 2020 poiché ha dovuto dimettersi dalla carica di governatore dello stato di New York a causa di accuse di molestia, in seguito rivelatesi infondate. 

Con l’elezione di Donald Trump alla presidenza nel 2017, la situazione é completamente cambiata ed ora i possibili candidati principali alle elezioni presidenziali sono di origini italiane: Ron DeSantis e Mike Pompeo. Il primo é governatore dello stato della Florida, il secondo é stato Segretario di Stato (Ministro degli Esteri) nel governo di Trump.

Come riportato dalla rivista “VideoAge” nel gennaio 2017, Trump stesso pare abbia preso ispirazione dal modello di Silvio Berlusconi fino nei minimi dettagli: numero di figli (5 ciascuno), mogli (tre), massiccio uso dei media (a partire dalla televisione), vicinanza ai dittatori (amicizia con Vladimir Putin), fonte di entrate (mercato immobiliare), il provenire dal di fuori del mondo politico ma vicini alla sinistra (Berlusconi come socialista e Trump come democratico) e poi passati alla destra, ed infine le cause giudiziarie.

Oggi gli stessi repubblicani conservatori protestanti, che in passato storcevano il naso ai candidati di origini italiane, sono alla ricerca di possibili papabili italiani per la presidenza Usa.

É il “New York Times”, bastione dell’establishment liberale, ad elevare il 44-enne DeSantis ad erede di Trump, anzi al “futuro del Partito Repubblicano”.

Secondo lo stratega repubblicano Mac Stipanovich, DeSantis é un personaggio “meno terrorizzante di Trump”. Si pensa che l’avvicinarsi all’estremismo di DeSantis sia unicamente per vincere le primarie (dove l’afflusso degli ultra-conservatori é elevato), ma che poi, durante la campagna elettorale generale, si sposti verso posizioni moderate per convincere una fetta piú ampia di elettori.

Secondo l’articolo (apparso nel numero del “New York Times Magazine” del 18 settembre), anche i media conservatori di Rupert Murdoch pensano che sia giunta l’ora di distanziarsi (“passare oltre”) dall’ex presidente Trump.

Strategicamente il “Times”, sempre pronto a descrivere nel dettaglio le origini dei personaggi politici, questa volta ha evidenziato che DeSantis é cattolico, ma nelle 12 pagine dell’articolo ha evitato di menzionare le sue origini italiane.