La proposta civica

Superare, con visione europea, la crisi politica italiana.

Nutrire di competenza civile e gestionale

la domanda di sostenibilità e di giustizia sociale dei cittadini.

   Manifesto per la federazione

   delle liste civiche italiane.

Per la realizzazione

di un legame responsabile e rivolto al futuro di chi,

partendo dai diversi territori italiani – nord, centro, sud e isole –

e da concrete esperienze di amministrazione,

ha mostrato di saper governare e di avere una credibilità da spendere

al servizio del Paese in questo momento di grave crisi politica.

Una crisi convulsiva e autolesiva.

Contro il cui esito duemila sindaci italiani e una vasta rete sociale

hanno tentato – inutilmente – di far ragionare Partiti e Parlamento

ormai in fuga dalle responsabilità verso l’Italia e l’Europa.

Il civismo politico italiano

al servizio dei cittadini e del Paese.

      Un progetto di aggregazione

per affrontare dal basso la crisi della politica

Domanda e offerta di civismo politico

  • Un terzo dei comuni italiani sotto i 20 mila abitanti è amministrato da giunte e sindaci civici. Nei comuni più grandi e anche in quelli capoluogo di provincia le liste civiche contribuiscono, spesso in modo determinante, alle condizioni di governo.

Le proposte civiche intercettano consenso sia in alleanze di centro-sinistra che di centro-destra e, con andamento crescente, anche in autonomia di posizione, che rivela un’evoluzione forte sia dal lato dell’offerta che dal lato della domanda.

  • Nel corso dell’ultimo anno molte realtà radicate nell’esperienza del civismo locale, unitamente a realtà, sempre di ispirazione civica, impegnate in ambito scientifico, culturale, sociale, ambientale (non necessariamente indirizzate alla competizione elettorale) si sono confrontate sul tema della interdipendenza territoriale. Partendo dalla consapevolezza che la complessità delle crisi e delle transizioni in atto richiede un apporto di informazione e formazione plurime per una adeguata gestione di fenomeni glocal.
  • La crisi dei partiti politici – già condizione della formazione di un governo di emergenza e tornata a manifestarsi con continue forme di gravità – impegna il civismo politico attivo nel territorio a uno sforzo di contenimento dei visibili rischi, di partecipazione dei cittadini, di continuità della battaglia per la rigenerazione della politica stessa.

La formazione di una rete

  • Il percorso di costituzione prende le mosse da una idea di Alleanza Civica che dapprima ha riunito cinquanta soggetti territoriali, prevalentemente del centro-nord, che erano coerentemente promotori di civismo politico di orientamento progressista, caratterizzato dalla centralità delle competenze, della dedizione agli interessi del cittadino e della pratica del riformismo. Per immaginare misure di governo coerenti con la via di uscita dalle transizioni.
  • Alleanza Civica (Italia del Nord e del Centro) ha poi aperto un dialogo profondo con i radicamenti creati nel Mezzogiorno italiano dal Movimento Mezzogiorno Federato. Un movimento politico nuovo, moderno e riformista, organizzato sul modello del civismo, dal quale mutua il collegamento al territorio e l’aspetto etico-sociale. Esso si pone come finalità, non la sola retorica del superamento delle disuguaglianze tra nord e sud, quanto una diversa e più coerente visione dell’area mediterranea quale risorsa fondamentale per il futuro sviluppo dell’Italia e dell’Europa da realizzarsi attraverso nuove forme di cooperazione tra enti ed amministrazioni ad assetto costituzionale invariato.
  • A questo quadro di novità – caratterizzato da molte esperienze di amministrazione pubblica virtuosa – si è aggiunto il percorso di dialogo con molte altre associazioni impegnate in diversi ambiti.  Tra di esse quelle del campo della sostenibilità ambientale, che colgono l’attualità e la rilevanza del complesso tema della connessione tra le principali transizioni e le principali trasformazioni di quest’epoca, di cui la questione climatico-ambientale-energetica riveste un aspetto certamente strategico.

Necessità e riconoscibilità della politica civica

  • Questo processo si sta sviluppando mentre due fenomeni stanno corrodendo la qualità della nostra democrazia.
  • La crisi dichiarata della politica rappresentata da partiti, quelli di tradizione e quelli di formazione movimentista, che nell’impossibilità di compiere scelte naturali nell’ordinario attuarsi delle procedure democratiche (formare maggioranze e governi, legiferare in modo qualificato, eleggere i vertici istituzionali, eccetera) sono entrati in una condizione di sfiducia che la demoscopia riconosce attorno al 95%.
  • Il parallelo fenomeno dell’astensionismo, che ha raggiunto e scavalcato la soglia critica del 50%, con fenomeni crescenti tra i giovani.
  • L’obiettivo di accelerazione del processo di aggregazione civica tende, di conseguenza, ad incoraggiare ed avviare con i cittadini/elettori un’opportunità di dialogo con un’offerta di competenza responsabile di coloro che conoscono profondamente i territori di appartenenza. E anche di coloro che si sono sperimentati con successo nell’amministrazione di città e comprensori formati nella cultura del servizio pubblico e sociale.

Esperienze condotte per lo più al di fuori di carriere di professionismo politico, avvalendosi di autonomia culturale e professionale e di esplicita indipendenza.

  • L’adesione all’europeismo di matrice federalista è fondamentale e si basa su una visione delle alleanze generata dall’idea di una Europa fondata sulle città e i territori, nell’ispirazione ratificata dalla Commissione Barroso nel 2011.  

Non solo in risposta alle crisi in cui le dimensioni nazionali vedono crescere i fattori di rischio, ma perché lo sviluppo sociale, culturale ed economico si baserà sicuramente sulla dimensione urbana/territoriale più che regionale o nazionale.

  • Il tema è quellodi trovare risposte condivise su una scala in cui il negoziato geopolitico internazionale possa riguardarci come soggetti glocali e in cui la necessità di riduzione dei processi di nazionalismo e sovranismo venga concretamente perseguita.

Transizioni in atto. Alla ricerca di una regia politica

per governare un nuovo modello di sviluppo.

In Italia il movimento civico deve essere il motore di cambiamento politico

basato su tre grandi tendenze: demografica, energetica e digitale.

Crisi e transizioni

  • La crisi pandemica, la competizione Cina/USA e la guerra zarista hanno impresso una accelerazione a processi che, come è accaduto nella storia, accompagnano le fasi di “transizione” determinando ulteriori elementi di crisi nella formazione economico-sociale esistente, con l’emersione di nuove forme decisionali, di rappresentanza e di potere.
  • Basta riflettere su quello che accade sotto i nostri occhi: la crisi climatica e ambientale, i modelli di produzione digitale, l’emergenza sanitaria ed energetica, la crescita della popolazione, l’insufficienza delle risorse del pianeta, determinano una diversa concentrazione del valore e nuovi equilibri nella distribuzione della ricchezza. Ma anche il conto da pagare per le imprese e le famiglie dall’insieme delle crisi (che sfiora il 50% per i beni energetici e supera il 10% per i beni alimentari) è materia aggredibile solo comprendendo le cause remote.
  • Siamo in un passaggio storico caratterizzato da processi che, se non sapremo governare, determineranno una società sempre più concentrata nelle forme del potere e delle ricchezze. Si può contrastare questa tendenza ma servono politiche di nuova generazione e una nuova ideologia, capaci di creare comunità, intesa come una consapevole e più alfabetizzata partecipazione e responsabilità dei cittadini.
  • Siamo in una crisi involutiva o in una fase di transizione?

Dalla risposta possiamo individuare quale è il senso della nostra rinnovata esistenza come organizzazioni civiche. E ne discendono opzioni culturali e politiche e forme di lotte sociali con nuovi caratteri che dobbiamo saper intraprendere.

  • Per sua natura, nei legami territoriali e sociali, il civismo pratica una politica dedita all’analisi, all’ascolto, alle soluzioni, al servizio della società, dotandosi e caratterizzandosi con adeguate competenze e capacità di visione.

Limiti dello sviluppo. Fase due.

  • L’avvento dei cicli economici investiti dal digitale, la messa in crisi del processo di valorizzazione del capitale come lo abbiamo conosciuto nel secolo scorso, richiedono soluzioni del tutto nuove per far ripartire un modello di sviluppo basato sulla trasformazione del lavoro e dei consumi. L’’impronta della vita umana sul pianeta ha raggiunto un limite insopportabile per il pianeta stesso.
  • La pandemia ci ha messo di fronte ad una crisi che ha costretto il sistema a costruire il livello di domanda necessario a riequilibrare l’offerta creandola in maniera “fittizia”, inventando risorse inesistenti (prendendole dal “futuro”, facendole “certificare” dallo Stato: quello che oggi chiamiamo intervento pubblico, PNRR, spesa pubblica). Costruiamo debito e con quel debito facciamo consumare la gente. Abbiamo riequilibrato lo squilibrio strutturale del capitalismo con un meccanismo finanziario: una vita poggiata su un enorme “pagherò”.
  • Di fronte a noi la rivoluzione dell’intelligenza artificiale in cui i lavori salariati saranno investiti da una modifica profonda delle professionalità, da una trasformazione generale dell’organizzazione del lavoro, dallo sviluppo del lavoro implicito. Per non parlare di ciò che sta avvenendo tra smart working e metaverso sottoposto da Microsoft nella trasformazione del luogo del lavoro in termini totalmente digitalizzati. Siamo alla soglia della rottura di quello che era lo Stato Sociale inteso dal punto di vista degli equilibri e delle garanzie.
  • Il sistema è arrivato alla fine, per i suoi limiti interni e per le nuove forze produttive che ha sviluppato al proprio interno. Forze che ci annunciano l’avvento di una nuova formazione economico-sociale basata su industria di senso, digitale, energia e agroalimentare.

Ecco perché siamo in piena Transizione.

Ed ecco perché è il momento di mettere in gioco tutte le risorse disponibili a soluzioni che corrispondano al cambiamento della domanda sociale.

  • L’ambiente digitale che abbiamo creato e potenziato con l’intelligenza artificiale offre e offrirà grandi possibilità al genere umano. Ma dobbiamo imparare a navigare, in una nuova alfabetizzazione sociale e costruendo, con la partecipazione, le condizioni di adattamento a un nuovo mondo.  

La storia e il patrimonio culturale dei nostri territori contengono – nella continua trasformazione del pensiero e delle interpretazioni affidata a radicate e riconosciute realtà, che sono parte del tessuto sociale intermedio, una base straordinaria per nutrire questa ipotesi di lavoro e questo impegno a favore della comunità nazionale.