di TIZIANA BUCCICO

Proprio stasera da Giovanni Floris su La7 nel talk show “Dimartedì” ho assistito ad un comportamento davvero poco edificante, il ‘noto’ democristiano Gianfranco Rotondi, noto solo dopo la scomparsa dello Scudo crociato democratico ed ecumenico, ha offeso ripetutamente le donne presenti in studio in diretta televisiva, dandogli delle ‘maestrine’ prima, e poi consigliando ad un’altra gentile ospite di “curarsi”. Che dire sono davvero senza parole e tutto questo per difendere i provvedimenti del Governo Meloni, il primo Governo con a capo una donna, una caduta di stile, caro Rotondi!

Stufa, stufa e ristufa di sentire parlare di donne come categoria, con nomignoli e volendole sempre inquadrare per il genere e sesso. Ma perché devo ribadire che sono una donna, ma perché anche il primo Presidente donna del Consiglio sente la necessità di ribadire che userà il maschile addirittura su carta intestata con lo stemma della nostra Repubblica? Le avevo riconosciuto diversi meriti, pur essendo, io una donna di sinistra, le avevo fatto i miei complimenti e speravo proprio che non cadesse in questa provocazione; invece, ci è cascata e posso dirlo che tristezza.

Ma diciamolo se la Boldrini è stata davvero espressione di una polemica davvero di basso livello e totalmente sterile e strumentale, la Giorgia nazionale ha sentito l’esigenza di ribadire come occorre chiamarla. Spero che mia figlia sappia sentirsi donna e femmina senza doverlo ricordare e ribadirlo e visto che il mantra del Signor Presidente è stato: sono Giorgia, sono una donna e via crescendo. Ma basta siamo donne e siamo noi a farci sempre del male. Che banalità, io non voglio che nessuno mi dica che ho gli attributi, io sono felice di avere qualcosa di meno e qualcosa in più fisicamente, non ho voglia di dichiarare il mio genere come se non fosse evidente. Io sono un essere umano con le mie caratteristiche felice di esserlo e senza proclamarlo, che immaturità, che peccato perdere l’occasione di essere finalmente pari in diritti e fatemelo dire in intelligenza. Io non mi sono mai sentita né di meno né di più ho solo cercato di far sì che mi venissero garantite eque opportunità.

Detesto quote, categorie e riserve, ma chiedo opportunità, parità e accessi, da sempre mi batto per i tempi del lavoro adeguati e rispettosi di esigenze e qualità della vita, credo nel rispetto di regole non sempre scritte ma vigenti. Quanto siamo indietro, quanto ancora dobbiamo attendere perché non si usi il genere per dare giudizi e valutazioni? Insomma, saggezza e tanta ma proprio tanta saggezza e magari qualche tweet e post in meno, fatti e azioni esemplari che non siano polemiche e banalità.

Date alle donne occasioni adeguate ed esse possono far tutto”; questa famosa citazione di Oscar Wilde esplicita il senso e il fine delle battaglie portate avanti.