di ALDO DI RUSSO

Carissima amica mia,

Sono costretto a scriverti, anche se felice di farlo, perché al telefono non mi hai lasciato il tempo di dire una sola parola. Eri come uno dei fiumi che si vedono nei western americani che trasportano sulla corrente i tronchi d’albero, solo che tu trasportavi angoscia senza alcun motivo. Non scrivo e non insisto per giustificarmi, ma solo per argomentare la mia decisione. Il mio non è un rifiuto, soltanto la paura di metterti nei guai e farti stare peggio di come ti senti. Non mi sembra proprio tu abbia un problema insormontabile, si è otturato il lavello della cucina, e che sarà mai!

Non sai che fare e chiami me perché vorresti che ti aiutassi visto che d’estate non si trova nessuno. Cara amica, io posso cercarti un operaio ma non venire a fare un lavoro che è delicato e che non sono assolutamente in grado di fare.

È vero che oggi basta accendere la televisione per avere la sensazione che chiunque possa fare qualsiasi cosa …. ci sono conduttori televisivi che pontificano sui vaccini, virologi che si occupano di politica internazionale, segretari di Leghe politiche che propongono medicinali risolutivi per uscire dalla polmonite… ma non è un buon motivo per generalizzare e coinvolgere me. Che sia stato la TV a spingere a pensare che io potessi fare l’idraulico? Sarebbe una offesa alla tua intelligenza. Ma mi conosci? Riesci a immaginare me tra cacciaviti e chiavi inglesi. Io che nemmeno saprei da dove cominciare per smontare quel mostro d’acciaio a forma di sassofono chiamato sifone?

Ti serve un idraulico, uno specialista in sifoni intasati, uno che queste cose le sappia fare per antica pratica quotidiana. Come ti sia venuto in mente di telefonare a me proprio non lo capisco! Vorrei ti fosse chiaro ch non ti sto rifiutando un aiuto, ti sto solo consigliando di non affidarti mai all’improvvisazione a meno che non sia l’arte di ricostruire armonie inesistenti, ma quella richiede il talento e lo studio dei grandi jazzisti. Io potrei fare solo danni ulteriori a dispetto della mia buona volontà. In questo caso, anche aver studiato le equazioni dell’idraulica non serve. Fidati.

Posso immaginare che nel lavello ci siano finiti dei rifiuti, resti di cibo che son scivolati dai piatti nello scarico prima che potessero essere smaltiti nel modo appropriato. Capita, non capisco la tua agitazione per un disagio che, come mi ha detto al telefono,  ti sta procurando dolore. Dolore mi sembra francamente esagerato!!

Se non vado errato fu Seneca a puntualizzare la differenza tra un dolore e un disagio e la mia lettera vuole essere un invito a non confondere le cose.

Ma di che danno parli? Piccoli problemi risolvibili. Hai amici a cena? Fatti arrivare una pizza e risolvi senza bisogno di cucinare. Dolore mi sembra troppo. A quale ostruzione ti stai riferendo? Non è che hai traslato l’idea di sifone?

A pensarci bene il sifone della tua cucina è una metafora interessante.

Il lavello è solo una piccola vasca, al centro del lavello c’è il buco ché convoglia e smaltisce quello che gli passa attraverso. E un buco che inghiotte e collega il tuo piccolo mondo domestico con il resto della città, attrae tutte le cose che per un momento e per distrazione lasci sfuggire alla tua nota e proverbiale cura. Se fosse così, il tuo disagio-dolore sta diventando una metafora interessante di cui scrivere e su cui soffermare una riflessione.

Il lavello è un buco che ha intorno la tua vita, ma anche l’anima di ciascuno di noi ha il suo lavello, ha il buco, il sifone che filtra e che quando si ottura, ferma la nostra stessa possibilità di andare oltre. Le cose della vita vanno smaltite con molta cautela, nei modi giusti e nelle sedi giuste. Il buco del nostro lavello risucchia tutto quello che gli si avvicina e it fenomeno avviene troppo velocemente per poter essere afferrato al volo. Avvicinarsi troppo al bordo è pericoloso, lo diceva sempre mia nonna in montagna, basta un capogiro, una perdita di equilibrio, e si finisce dentro. Nella nostra esistenza basta anche meno, un amico opprimente o una collega invidiosa che avresti voluto togliere per sempre dalla tua vita, diventa come una foglia di cicoria che finisce nel lavandino e, invece di sparire, ti intasa risucchiata dove non sarebbe mai dovuta essere.

Se parli di dolore e non di disagio, temo tu stia confondendo il sifone della cucina con il sifone della nostra coscienza che spesso si riempie di amici che se ne sono andati, di amori perduti, di invidie sul lavoro, di menzogne scoperte per caso, scorie anche queste, nei confronti delle quali l’idraulico sarebbe completamente e professionalmente inutile e che possono arrivare a dare dolore. I semi della frutta e le invidie non otturano nello stesso modo, le seconde rischiano di attenuare la tua fantasia, il pensiero con il quale produci la tua energia vitale, le sensazioni di cui vorresti liberarti, se diventano scorie e intasano lo scarico dell’anima, possono essere pericolose, avviliscono l’ardore nei confronti degli altri, anestetizzano la felicità ed il sorriso, attenuano la fiducia che è la fonte stessa della spinta che ci porta a rinascere.

Hai sentito parlare di buchi neri? Hai visto il film Interstellar? Nella immaginazione cinematografica l’astronave cercava di entrare è un buco nero, una parte di spazio formatasi dal collasso di una stella, in cui la forza gravitazionale è così forte da attirare al suo interno qualsiasi cosa passi nelle vicinanze. Adesso lo so, ti conosco, scuoti la testa…. la fisica non mi è mai piaciuta, non la capisco…… allora mettiamola così: il buco nero è solo un grande lavello spaziale che però non si ostruisce mai. C’è un punto dove anche il tempo si ferma e dove nessuno, dal quel bordo in poi ( si chiama orizzonte degli eventi), potrà più osservare chi sei e cosa fai. Essere risucchiati, come deve essere successo alla verdura nella tua cucina che è poi quello che può succedere ai i nostri sentimenti e alla nostra anima al contatto con le cose di tutti i giorni quando producono scorie. Per questo l’uomo ha inventato procedure e metodologie per produrne il meno possibile. Una buona idea sarebbe quella di applicare una griglia a maglie sottili anche alla nostra psiche (scusa volevo dire al lavello), si chiama filtro, che avrebbe il compito di impedire che i rifiuti intasino la mente e sarebbe utilissima a vivere più tranquilli utilizzando poi, solo le strutture apposite per smaltire le scorie a norma di legge e non produrre ostruzioni.

Vedrai che l’idraulico arriverà con una copiosa e pesante cassetta degli attrezzi, lascialo lavorare tranquillo, ma se volessi attrezzare anche la tua per evitare intasamenti noiosi ti consiglio alcuni strumenti essenziali. Spegni la televisione ed evita i talk show quanto più possibile, quando un politico dichiara di voler cancellare l’iva sulla pasta chiediti con quali soldi pensa si farlo perché abbassare le tasse scolastiche aumentando i ticket sul medicinali, come dicono a Roma so bboni tutti. Frequenta di più il teatro, il cinema d’autore, i classici; nella mitologia greca trovi l’antidoto per qualsiasi disagio e per molti dolori

Questa volta sono stato confuso e me ne rendo conto, ho rimischiato la fisica con gli ossi di pesca e i sentimenti, la cicoria e l’amicizia, i semi di limone con i propri ricordi d’infanzia poiché tutto nella vita potrebbe sempre finire in un buco e scomparire per sempre almeno in modo apparente per poi tornare indietro sotto forma di dolore. Nella vita come in cucina, ogni tanto, occorre smontare, pulire, saper smaltire tutto quello che stava per impedire all’esistenza di essere felici.

Un saluto affettuoso

Aldo