di RAFFAELE ARAGONA

Nuovamente via Caracciolo (per carità, non si dica più “lungomare Caracciolo”) diventa scena di una manifestazione di massa, ma questa volta di qualcosa in qualche modo di élite: dal 17 al 23 ottobre la Rotonda Diaz accoglierà il circuito Atp 250 di tennis. Si tratta di occasione decisamente meno riprovevole dei vari eventi legati alla pizza, al baccalà e alla mozzarella; resta, però, il fatto che un luogo iper-vincolato come via Caracciolo viene per alcuni giorni occupato da uno stadio realizzato con sistemi di “alta tecnologia” (così come è stato definito l’uso dei tubi “Innocenti”…). Un’opera, questa, che, seppure di carattere temporaneo, non dovrebbe neppure lontanamente essere immaginata presente in un contesto come quello dello scenario del golfo. Qualcuno, come Francesco Bruno, ha accennato ironicamente alla realizzazione «di edifici neo-razionalisti in via Caracciolo sullo sfondo di un’opera attribuita a Luigi Cosenza, in una strada icona che, come in altre occasioni resta l’unico terreno edificabile di Napoli».

(Foto Frank) 

Il carattere internazionale dell’evento e le caratteristiche certamente lontane da quelle dei festival mangerecci hanno fatto sì che l’occupazione (ché di occupazione si tratta) ha incontrato facilmente il favore delle Istituzioni, pensando anche al suo indubbio richiamo turistico e al derivante indotto commerciale. Forse, però, deve dirsi che tutto ciò non sarà dovuto essenzialmente alla scelta del luogo, ma semplicemente all’importanza sportiva della manifestazione e quello che sarà il suo successo sarà indipendente dallo scenario nel quale si svolge. Resta in ogni caso il pericolo, come ebbe a dire Paolo Macry, che via Caracciolo possa divenire «merce politica da dare in pasto alla plebe (e anche ai lorsignori del circolo del tennis): si può mai immaginare qualcosa di simile nel luogo più scenografico di Londra o di Parigi o della stessa New York?». Significativa è l’immagine scattata da Francesco Bruno che ritrae la statua equestre del Generale Armando Diaz che sovrasta gli spalti dello stadio…

(Foto Frank) 

C’è però da temere che l’impianto possa rimanere oltre le limitate previsioni del tempo dell’attuale torneo; la stampa locale ha raccolto le dichiarazioni del Sindaco Manfredi intenzionato a prolungare i tempi di permanenza di questa intrusione che offende la città: non è facile comprendere come un eminente accademico possa aderire alla pretesa di conservare l’impianto oltre i tempi del torneo Atp 250.

Già non è noto quale sia stato in proposito il parere rilasciato – sempre che ci sia stato – dal nuovo Soprintendente Buonomo, che facilmente potrebbe essere stato costretto a considerare il carattere temporaneo dell’opera (!). Ora, però, con la pretesa avanzata di una permanenza più lunga, ci si augura che l’architetto Buonomo possa decisamente opporsi a tanto.

La città è continuamente sotto la pressione dei ristoratori che occupano superfici rilevanti con i loro tavolini, dai cantanti che invadono piazze protette con le loro voci. Ora si potrebbe anche temere che luoghi simboli della città diventino sede di appuntamenti sportivi più o meno di qualità. A quando tornei di calcio e di calcetto in piazza del Plebiscito?

 Si continua ormai senza freno a permettere lo svolgimento di manifestazioni d’ogni genere in luoghi della città che dovrebbero essere protetti. Si pensi a quanto avviene in piazza del Plebiscito, frequentemente invasa da gazebo e strutture di ogni genere che, seppure con finalità meritorie, disturbano la visione del luogo apprezzato proprio per il suo carattere spoglio, valorizzato dalle due statue equestri al centro dell’emiciclo.

Pare ormai un accanimento delle recenti amministrazioni quello di voler sempre aggiungere qualcosa alle bellezze della città, le quali invece restano tali quando non si aggiunga nulla, ma che se mai si tolga loro quanto possa rischiare di disturbarne la purezza.

A proposito del lungomare di Napoli, invece di pensare a un suo restyling o alla maniera di “rivitalizzarlo” (cosa della quale non ha certo bisogno) si pensi piuttosto a eliminare le brutture che lo affliggono, tra queste, per esempio, le non poche strutture mobili (?) di ristorazione, quegli odiosi furgoni posti in bella vista accanto a luoghi che meriterebbero attenzione ed essere lasciati liberi da siffatte intrusioni. Come quello di largo Sermoneta, nei pressi della fontana del Sebeto, una struttura che oscura il panorama sullo sfondo; non occlude il panorama del golfo il furgone da tempo posizionato in piazza Vittoria, ma grida vendetta perché proprio accosto all’ingresso della villa comunale.

Sarebbe certamente doveroso riuscire a bloccare e rimuovere “arredi” del genere che tendono a sovrapporre all’immagine tradizionale della città un’altra del tutto futuribile. E si spera che a nessuno venga in mente l’idea che questi carrozzoni rappresentino degli attrattori turistici in una sorta di altra movida. La vera qualificazione del lungomare più bello del mondo è quella volta a liberarlo dalle sconcezze che ne deturpano il senso storico ed estetico.