di GIAMPAOLO SODANO

All’indomani della presenza sulla rete e dell’editoriale di presentazione di questo giornale ho ricevuto molte domande sulla sua identità, culturale e politica. È quindi necessario che io stesso dia una risposta: “il Mondo Nuovo” è insieme una associazione culturale, un giornale digitale e una collana di libri, un patto di collaborazione fra un gruppo di intellettuali e l’editore Heraion Creative Space.Ma credo che la risposta fin qui non sia sufficiente, si vuole saperne di più,chi siamo e cosa vogliamo, e infine il progetto editoriale, culturale e politico. Per farlo ci è piaciuto trovarsi in quello che è stato un magazzino di libri, a Roma in viale Somalia 50A. Ricordando Steve Jobs!

IL PROGETTO

Avere memoria, coniugare il passato con il presente, in un passaggio epocale, nella fase di Transizione che stiamo vivendo, non per ricercare soluzioni   di altri tempi, quanto per analizzare le crisi che ci investono sapendo da dove nascono e così    avere gli strumenti per costruire, in modo nuovo, ciò che sta andando in  pezzi.

Riprendere la strada delle idee guardando oltre iI confine del tempo, a esperienze, come «Il Mondo» giornale di democrazia liberale fondato del 1949 o a quella cultura socialista e riformista di «Mondo Operaio», per allungare lo sguardo oltre i fatti di casa nostra, per capire dove il mondo sta andando.

Riprendere il percorso del pensiero sulla strada tracciata dagli innovatori, da Steve Jobs a Carlo Rosselli, da Adriano Olivetti a John Maynard Keynes, da Alexander Fleming a Francis Crick.

Per questo abbiamo deciso di costituirci in Associazione culturale e dare vita ad una nuova esperienza editoriale «Il Mondo Nuovo».

Esistono due mondi: quello che appare sul web e    quello reale. La saldatura tra i due mondi   manca: tra loro c’è uno spazio che nessuno si preoccupa    di colmare. L’ Associazione “Il Mondo Nuovo”, promossa da giornalisti, scrittori e manager, da donne e uomini, nasce anche per coprire questo spazio,   consapevoli che oggi più che mai, il problema che si pone è l’uomo e il suo sapere e che la vera ricchezza è la conoscenza. L’innovazione corre veloce e le competenze diventano obsolete senza l’opportuna manutenzione, e serve sapere come fare.

Scrivere, leggere, approfondire, riflettere ci può dare la certezza che “da che mondo è mondo” vince chi è capace di pensare per cambiare. E anche per questo abbiamo voluto “il Mondo Nuovo”.  

LA RICERCA

I media digitali, nati intorno ad una tecnologia, sono stati fino ad ora “arrotolati” intorno a questa e di fatto impediti ad esprimere un proprio autonomo, specifico linguaggio. Il cinema non ha scalzato la radio e il teatro e la televisione non hanno scalzato il cinema, ciascun media nuovo ha costruito un suo linguaggio specifico. Così non è per i media digitali che si limitano spesso, ad inglobare cose esistenti o cose create per altro scopo.

Alla ricerca di questo linguaggio è dedicato uno dei compiti che gli autori dell’associazione “il Mondo Nuovo” si sono dati per saper mettere in relazione parole, immagini, pensiero, letteratura, musica, scienza. Creare cultura e non solo parlare di cultura.

Il mondo della cultura è ad un bivio: se il nuovo contesto è quello del digitale, il nuovo ecosistema non va letto con le lenti del XX secolo, ma come un mondo diverso.

LE NUOVE STRATEGIE

Un grande gruppo industriale che costruisce tecnologie per conquistare mercato e utenti ha deciso di parlare con parole diverse:“Great stories can change the world”. E poi “Stories Connect the world”. Non fili, non onde, non chip, non devices, ma storie.

Una nuova strategia, saper mettere in connessione le parole, le immagini, le storie. Poi “Artists inspire us”. Il mondo digitale ha bisogno di autori e artisti e non di utenti: è una novità assoluta di Apple che ci piace molto, con la quale fare i conti, e con “il Mondo Nuovo”, pensando, scrivendo, narrando, suonando, editando.

Un giornale digitale, fatto di longform, video, podcast, musica, che può contare su un nucleo professionale e un editore impegnati a lavorare sulle nuove opportunità della digitalizzazione per raccontare la crisi della cultura e della politica, il carattere dell’emergenza, la tenuta etica delle istituzioni, i rapporti tra tessuto produttivo e sistema istituzionale.  

I membri dell’associazione “Il Mondo Nuovo”, che vengono da diverse esperienze professionali, hanno voluto uno spazio narrativo,  recuperando i temi  dalla  storia per coniugare memoria e futuro,  l’analisi della politica nazionale einternazionale, l’attenzione al territorio in una dimensione che connette la città conun civismo che copre il vuoto lasciato dalla crisi del rapporto tra cittadini e politica, senza legarsi a nessuna formazione politica.

Un giornale ricco di contenuti, aperto a tutte le idee: sarà il lettore a ricercare il fil rouge se vuole dare una sua risposta alle analisi proposte, a scegliersi l’anima che preferisce. “il Mondo Nuovo” non sarà mai riconducibile ad una sola cultura, ad una singola esperienza, custode di un solo irrinunciabile valore, la libertà.

LA LINEA POLITICA

La crisi pandemica, la competizione Cina/USA e la guerra zarista hanno impresso una accelerazione a processi che, come è accaduto nella storia, accompagnano le fasi di “transizione” determinando la rottura del villaggio globale e la crisi della formazione economico-sociale esistente, con l’emersione di nuove forme delle classi e del potere.

Accade sotto i nostri occhi: la crisi climatica e ambientale, i modelli di produzione digitale, l’emergenza sanitaria ed energetica, la crescita della popolazione, l’insufficienza delle risorse del pianeta, determinano una diversa concentrazione del valore e nuovi equilibri nella distribuzione della ricchezza.

Siamo in un passaggio storico caratterizzato da processi che, se non sapremo governare, determineranno una società sempre più concentrata nelle forme del potere e delle ricchezze. Si può contrastare questa tendenza ma servono politiche di nuova generazione e una nuova ideologia, capaci di creare “comunità”, una consapevole partecipazione e responsabilità dei cittadini.

Siamo in una crisi o in una fase di transizione? Dalla risposta a questa domanda discendono opzioni culturali e politiche e forme diverse delle lotte sociali. Le analisi dei processi politici ed economici condotte fino ad oggi hanno determinato una vera e propria “diaspora” per il tentativo di inquadrare il nuovo nelle vecchie culture. È dunque necessaria una rigenerazione delle culture. Alla crisi del sistema dei partiti e delle istituzioni la risposta è più civismo e democrazia.

L’avvento dei cicli economici investiti dal digitale, la messa in crisi del processo di valorizzazione del capitale come lo abbiamo conosciuto nel secolo scorso non può trovare soluzione analoga a quella trovata nella crisi del ‘29, in grado di far ripartire il modello di sviluppo basato sulla espansione dei consumi. Perché l’impronta della vita umana sul pianeta ha raggiunto un limite insopportabile per il pianeta stesso. Abbiamo accettato una visione basata su una logica per cui, ad ogni persona cancellata dall’introduzione di una nuova macchina in una azienda, si producevano due posti di lavoro nell’azienda che produceva quella stessa macchina. Per qualche decennio questa cosa è stata anche vera, per cui abbiamo creduto che sarebbe sempre stato così.

La pandemia ci ha messo di fronte ad una crisi che ha costretto il sistema a costruire il livello di domanda necessario a riequilibrare l’offerta creandola in maniera “fittizia”, inventando, in qualche modo, risorse inesistenti prendendole dal “futuro”, facendole “certificare” dallo Stato: quello che oggi chiamiamo intervento pubblico, PNRR, spesa pubblica. Costruiamo debito e con quel debito alimentiamo il consumo. Abbiamo riequilibrato lo squilibrio strutturale del capitalismo con un meccanismo finanziario: una vita poggiata su un enorme “pagherò”.

Di fronte a noi la rivoluzione dell’intelligenza artificiale in cui tutti i lavori salariatisaranno investiti da una modifica profonda delle professionalità, da una trasformazione generale dell’organizzazione del lavoro, dallo sviluppo del lavoro implicito. Per non parlare di quello che sta venendo tra lo smart working e il metaverso che ci verrà sottoposto da Microsoft nella trasformazione del luogo del lavoro in termini totalmente digitalizzati. Siamo alla soglia della rottura di quello che era lo Stato Socialeinteso dal punto di vista degli equilibri sociali.

Lo sviluppo bloccato del Mezzogiorno è una palla al piede dell’intero Paese. È il risultato di politiche economiche sbagliate condotte per oltre 50 anni. È necessario un progetto di sviluppo disegnato sulle peculiarità specifiche del Sud radicalmente diverse da quelle dei territori del centronord del Paese.

Se si confronta il reddito pro capite nel centro Nord con quello nel Mezzogiorno, dagli anni ’70 ad oggi non si può non vedere che non vi è stato alcuno sviluppo negli ultimi cinquant’anni. (1) Inoltre le classi dirigenti delle regioni del Sud non sono state capaci di far crescere l’economia attraverso uno strumento di grande efficacia: gli interventi per le Zone Economiche Speciali. In tutta Europa le ZES sono 91 e che di queste ben 45 sono collocate in Sicilia (che però non ha realizzato in cinque anni un solo progetto) e che tutte le altre Regioni non sono riuscite neanche a far dichiarare ZES le parti sicuramente arretrate dei loro territori. Meglio evitare di citare cosa non è stato programmato coi fondi del PNNR, che pure al 27% spetterebbero al Sud.

La conferma del sottosviluppo arriva dai LEP (Livelli Essenziali delle prestazioni e dei servizi), che la Costituzione affida in competenza esclusiva allo Stato (Articolo 117, comma 2): la distanza relativa ai servizi sociali e educativi, perno dello sviluppo economico, è impietosa, infatti il Centro-Nord si colloca all’89% di efficienza ed il Sud non supera il 30%.

La drammatica assenza di una classe dirigente preparata continua a mietere vittime dall’Unità ad oggi.

Il sistema è arrivato alla fine per i suoi limiti interni e per le nuove forze produttive che ha sviluppato al proprio interno e che ci annunciano l’avvento di una nuova formazione economico-sociale basata su industria di senso, digitale, energia e agroalimentare. Siamo in piena Transizione.

L’ambiente digitale che abbiamo creato e potenziato con l’intelligenza artificiale offre e offrirà grandi possibilità al genere umano. Ma dobbiamo imparare a navigare: ci vuole una bussola per uscire nel mare aperto del digitale prendendo la rotta giusta. Questa è la nostra condizione, questo è il passaggio in cui ci troviamo, dobbiamo conquistare l’approdo di un mondo nuovo.

Come? Con quali strumenti? Con quali ceti sociali?

Questo giornale è nato anche per trovare le risposte a queste domande. “Credo sinceramente che la migliore critica sia divertente e poetica” scrisse Charles Baudelaire. Ma per essere giusta, ossia per avere la sua ragione d’essere, la critica deve essere parziale, appassionata, politica ossia fatta da un punto di vista esclusivo, da un punto di vista che apra il più grande numero di orizzonti.

  • Nessuno sviluppo negli ultimi cinquant’anni. Negli anni’70 il reddito pro capite nel centro Nord era pari a 32.000 euro con punte in Lombardia di 38.000 euro, mentre nel Mezzogiorno, sempre negli anni ’70 il reddito pro capite era pari a 16-000 euro. Oggi il reddito pro capite nel Centro Nord si attesta sui 38000 euro, mentre nel Mezzogiorno non supera i 18000.