di GIUSEPPE BEA

Da molti anni si parla di microcredito, spesso a sproposito, dandone a volte, una idea distorta e fuorviante della propria funzionalità. Il microcredito è intanto uno strumento che attiva un processo di cambiamento dell’economia, sia dal punto di vista quantitativo, poiché un maggior afflusso di credito, oltre i normali

meccanismi bancari e finanziari, produce indubbiamente più valore, che qualitativo, poiché rivitalizza settori

economici strategici come: il capitale umano, la competitività, le infrastrutture, la salute, l’ambiente e la sicurezza. Quindi, parliamo di sviluppo economico di un Paese, di una regione, di un’area, quando si favorisce l’accesso ai servizi finanziari e creditizi a persone che non potrebbero arrivarci, secondo gli attuali parametri di credito, vedi per esempio le norme europee note sotto il nome di Basilea 2 e 3, perché vivono in condizioni di disagio, di povertà, di emarginazione, non solo dal punto di vista sociale ma anche dall’esclusione dei benefici materiali, che il sistema economico industriale capitalistico ha loro consegnato. Una definizione del microcredito ,tratto dal “Dizionario di microfinanza-Le voci del microcredito” di Giampietro Pizzo e Giulio Tagliavini , Carocci editore, lo dichiara come “Credito di piccolo ammontare finalizzato all’avvio di attività imprenditoriali o per far fronte a spese d’emergenza nei confronti di soggetti vulnerabili dal punto di vista sociale ed economico, che generalmente sono esclusi dal settore finanziario formale.” Il microcredito si basa su un unico insieme di principi che sono facilmente distinguibili, dalle tendenze dei più vasti mercati creditizi e finanziari. Le organizzazioni e le società di microcredito sono state inizialmente costituite, come alternativa ai cosiddetti “prestiti squali”, nati per operare con un unico obiettivo: approfittare dei clienti. Infatti, nella storia del microcredito, molte società hanno iniziato come organizzazioni non-profit e hanno operato con fondi statali, regionali o con finanziamento di capitali privati. Tuttavia, a partire dagli anni ’80, anche il microcredito si è orientato come approccio ai “sistemi finanziari”, sull’onda del neoliberismo diffuso dalle grandi università americane. Da qui anche l’idea di una commercializzazione del microcredito, partendo soprattutto dall’esperienza asiatica, Indonesia, Bangladesh, dalla concessione di microprestiti a tassi d’interesse di mercato. In Italia il microcredito nasce ufficialmente nel 2006, con l’istituzione del Comitato nazionale italiano permanente per il microcredito, con il decreto legge n.2 del 10/1/2006, convertito poi nella legge 81 dell’11/3/2006. Da questa data ,si sono

susseguiti ulteriori interventi legislativi con il DL 141 del 13/8/2010 nell’ottica di strutturare l’erogazione del microcredito, in un ambito certo, per quanto riguarda la disciplina del credito al consumo, definendo l’importo massimo erogabile e le garanzie, i soggetti finanziabili, gli organismi finanziatori, che sono tenuti, questi ultimi, ad iscriversi nell’albo degli operatori di microcredito, presso la Banca d’Italia, con l’istituzione di un organismo di gestione e controllo dei finanziatori iscritti all’albo. Le categorie alle quali può essere concesso il microcredito sono essenzialmente due: a) persone giuridiche, società di persone, s.r.l., ditte individuali, srls ,start up, associazioni e società cooperative, per l’avvio o l’esercizio di attività di lavoro autonomo o di microimpresa. L’importo massimo erogabile, con le ultime modifiche apportate dalla legge di bilancio 2021, può arrivare a 75.000 euro con la durata massima di 15 anni e non sono richieste garanzie reali, questo intervento va sotto il nome di microcredito d’impresa. Sono previsti servizi ausiliari di assistenza e monitoraggio. b) persone fisiche in condizioni di particolare vulnerabilità economica e sociale, per un importo massimo di 10.000 euro e non sono richieste garanzie reali, chiamato microcredito sociale. Con successivi interventi legislativi, leggi finanziarie di bilancio, si è stabilito che il Fondo di garanzia a favore delle piccole e medie imprese, presso il Mediocredito Centrale, possa utilizzare la garanzia pubblica anche per finanziamenti di microcredito, prevedendo che la garanzia diretta e la controgaranzia possano essere concesse a valere sulle disponibilità del succitato Fondo, fino all’80% dell’ammontare delle operazioni finanziarie a favore di piccole e medie imprese, microimprese, imprese artigiane e commerciali, consorzi ubicati in tutto il territorio nazionale, purché rientranti nei limiti previsti dalla vigente normativa comunitaria. Gli ultimi dati del 2021, diffusi dall’ENM ente nazionale del microcredito, nel quale si è trasformato, come Ente pubblico non economico, il 12 Luglio 2011 con la legge n.106 il Comitato permanente, ci dicono che ci sarebbe stato un incremento delle richieste di microcredito addirittura del 230%, raggiungendo quota 18531 di operazioni accolte e finanziate per circa 431 milioni di euro, con un effetto leva occupazionale del microcredito pari al 2,43 per ciascun finanziamento, per un totale di 45.000 unità lavorative impiegate. Come abbiamo visto, si pone quindi il problema di come facilitare ulteriormente lo sviluppo di questa tipologia di finanziamento, partendo da una considerazione importante per le politiche d’inserimento. Il microcredito rappresenta un punto fondamentale per l’inclusione finanziaria di soggetti quali nuovi italiani, giovani, e startup. Un aspetto che è basilare per ogni analisi di particolari

settori dell’economia, sono i dati. Purtroppo in questo specifico ambito della microfinanza, c’è la mancanza assoluta di dati aggiornati e sistemici, tale assenza non consente, ad oggi, di svolgere riflessioni articolate, confronti,analisi e misurazioni appropriate sul prodotto microcreditizio. Inoltre, i soggetti richiedenti microfinanziamenti sono prevalentemente persone non bancarizzate, ovvero sconosciute al settore bancario e finanziario quali appunto giovani o immigrati. Su segmenti di popolazione non si hanno a disposizione informazioni creditizie su cui calcolare uno score previsionale del rischio di credito. In mancanza di storia creditizia, la valutazione del merito di credito di questi soggetti, con tecniche tradizionali

  • più difficile,il che si traduce molto spesso nel loro permanere in una situazione di esclusione finanziaria. In questa ottica, per esempio, alcuni soggetti, ma anche altri, come CRIF, società di emanazione bancaria, che effettua la valutazione creditizia di imprese e persone, ha predisposto per gli operatori di microcredito,

uno” score” innovativo, sviluppato con tecniche di “machine learning” basate su dati provenienti dalle richieste di credito. Lo score di CRIF consente di supportare il processo decisionale e la valutazione da parte dei “ lender” proprio nei casi in cui non siano presenti informazioni creditizie, sul richiedente il finanziamento. L’utilizzo di questo modello di CRIF, per la valutazione della clientela, rappresenta un vantaggio sia per i soggetti finanziari che per i consumatori, poiché viene facilitato l’accesso al credito anche in assenza di storia creditizia. Proprio perché il sistema di finanziamento del microcredito, non richiedendo garanzie reali al soggetto da finanziare, ha necessità, di concerto con quelle realtà di supporto tecnico come CRIF, già ampiamente utilizzato per l’accesso al credito standard, di studiare, predisporre e costruire soluzioni su misura per la gestione di microfinanziamenti. Utile in questo caso anche l’esperienza internazionale di CRIF, nel definire gli interventi finanziari di cui sopra, adattati alla cultura del luogo ed in piena sintonia con le singole normative nazionali. Nel particolare due esempi, uno in Africa nel Benin e l’altro in Asia in India. Nel Benin si è sviluppato un sistema di informazioni creditizie dedicato al microcredito, integrando la gestione dei gruppi (il prestito di gruppo è una forma d’intervento che fa riferimento alle necessità di creare economie di scala, in quanto i costi connessi ai prestiti e ai tassi sono in media più bassi di quando il credito viene distribuito ai gruppi piuttosto che ai singoli individui) che fungono da risk “solidale” favorendo quindi l’accesso ai finanziamenti tramite la creazione di una referenza creditizia. In India invece, CRIF gestisce il più grande database di microcredito del mondo. Questo sistema

*è stato costruito, tenendo conto delle particolarità sul piano culturale e normativo locale, programmando la gestione dei prestiti di gruppo con una doppia interrogazione sul “merito di credito”: prima della formazione del gruppo e dell’erogazione del finanziamento di microcredito, con allineamenti regolari delle contribuzioni sul database, onde ovviare all’eventuale difficoltà di accesso ad una connessione internet, vista la vastità del Paese. Questo sistema ha promosso l’inclusione finanziaria, favorendo il finanziamento di molte piccole attività imprenditoriali anche, nelle aree più disagiate e non servite dell’India. *( 12 DICEMBRE 2017 –Microcredito ed inclusione, esigenze e prospettive- incontro di studio promosso da CRIF). Tra le tante iniziative istituzionali, in merito al microcredito, la Regione Lazio con la legge 10 del 2006, ha istituito il Fondo regionale per il microcredito e la microfinanza, per favorire l’accesso al credito di imprese e persone fisiche. Nel 2016 con la DGR 135/2016, la Regione Lazio ha adottato un disciplinare e le linee operative del fondo suddetto. In sintesi, gli ambiti di intervento sono rivolti a ditte individuali e società di persone, sia già costituite e in pena attività, che da costituire ed in fase d’avvio, con l’obiettivo di contrastare l’economia sommersa e a sostenere l’autoimpiego. Per le persone fisiche il Fondo regionale, prende in considerazione la situazione finanziaria di emergenza, per bisogni primari quali casa, salute, e beni durevoli essenziali. Il Fondo prevede anche un asse per interventi di recupero e sostegno per persone sottoposte ad esecuzione penale, ex detenuti nonché familiari e conviventi. La Regione Lazio, attraverso la finanziaria regionale Lazio innova, ha recentemente con due determine del 1° febbraio n.G00905 e del 6 Febbraio 2019 n.G1047, approvato ulteriori interventi di microcredito per soggetti neocostituiti di imprese e per le proposte progettuali di concessione di finanziamenti agevolati a valere sul Fondo regionale per il microcredito- Fondo Futuro, per occupazione e liquidità. In questo ultimo decennio, visto l’interesse sempre più crescente attorno al microcredito e come conseguenza della criticità del settore del credito bancario, testimoniato dal continuo trend di riduzione dell’ammontare dei prestiti erogati alle PMI, che hanno registrato dal 2016 fino ad oggi, una contrazione annua del 5%, si sono costituiti i cosiddetti OMC (Operatori di Microcredito). In Italia ne risultano costituiti 14,ai sensi dell’art.111 del TUB Testo unico Bancario n.385/93, che sono iscritti all’apposito elenco presso la Banca d’Italia, di cui appunto all’art.111 del TUB. La soluzione della costituzione di questi intermediari finanziari a tutti gli effetti, detti OMC, ci porterebbe anche ad approfondire la questione del riordino del sistema delle garanzie e dell’intervento

pubblico, soprattutto per il mondo delle micro, piccole e medie imprese a partire dai Consorzi di garanzia fidi.

Le tensioni provocate dalle aree di crisi economiche e geo politiche, da ultima la drammatica guerra in Ucraina, che sembrano ancora lontane dall’essere risolte, la ristrutturazione dell’intero assetto creditizio e finanziario in una ottica di vigilanza europea, siamo in attesa di Basilea 4, l’insufficienza delle risorse pubbliche per far fronte alle notevoli esigenze di copertura, provenienti dal sistema delle garanzie, impongono di pensare a soluzioni radicali, che vadano oltre l’efficiente gestione dell’esistente, puntando ad una sua consistente revisione che permetta di superare alcuni punti critici .La risposta data con il microcredito, attraverso l’operatività di soggetti privati e associativi è, mi rendo conto, una goccia nel mare delle esigenze di credito delle micro e piccole medie imprese che, bisogna sempre ricordare, costituiscono nel Lazio , come nel resto d’Italia, il 98% dell’intero sistema imprenditoriale nazionale , ma può essere una misura efficace se a partire dall’intervento pubblico, le risorse messe a disposizione, invertono un trend al ribasso determinatosi in questi anni, a fronte di una domanda sempre crescente di credito e garanzie.

Diventa allora necessario individuare entità, modalità e strumenti idonei per garantire la massima efficacia possibile degli interventi del sistema pubblico, occorre rivedere il sistema con regole, procedure, tempi diversi per la gestione di bandi, iniziative, in cui sono coinvolti tutti i soggetti erogatori sia finanziari come gli OMC, che di garanzie come i Consorzi Fidi. Diventa urgente, a questo punto, valutare l’opportunità di un maggior coordinamento o quanto meno, di una maggiore efficacia ed un minor dispendio di risorse concentrandole in parte per esempio nel microcredito, come misura efficace dei vari processi di inclusione, non solo finanziaria ed economica, ma sociale e culturale.

Giuseppe Bea
Presidente ONIMPRESA Osservatorio Nazionale e consigliere Microcredit srl