di Mario Pacelli

Mondo vecchio Mondo nuovo: le due espressioni ricorrono frequentemente ma i significati loro attribuiti sono tutt’altro che univoci a seconda delle convinzioni a proposito di che cosa cambiare e che cosa conservare. A ciò contribuisce anche la genericità del termine “mondo” di solito usato con una determinata qualificazione (politico, sociale, economico, istituzionale, religioso e via di seguito).  Scarsi sono invece i tentativi di una visione più ampia del problema che guardi al “mondo” quale sintesi di elementi fisici e immateriali, di cose e di idee, di rapporti tra individui e tra essi e l’ambiente fisico in cui vivono. Il libro di Franco Raimondo Barbabella è uno dei pochi che guarda al futuro collocandosi da questo angolo visuale: ciò che sta avvenendo dal punto di vista fisico (mutamenti climatici, pandemie di nuovi virus) modifica radicalmente il contesto della vita dell’uomo a tutte le latitudini. Il mondo nuovo in questa accezione è una realtà che gli esseri umani recepiscono (e non possono non farlo), che impone loro un nuovo modo di essere in un contesto diverso. Emerge chiara a questo punto la accidentalità storica delle costruzioni politiche ed economiche la necessarietà di nuove strade utilizzando nel modo migliore gli strumenti offerti dal progresso tecnico e scientifico. Il problema non è dunque se sia necessario un nuovo mondo in senso globale ma quello di avvalersi di individuare gli elementi fondanti di esso. Barbabella li indica nella libertà, nella cultura, nelle strategie convergenti al livello delle nazioni, nella responsabilità di ciascuno e di tutti. Più facile a dirsi che a farsi: in ogni momento di crisi c’è sempre chi tende ad essere la forza egemone del cambiamento per modellarlo in base ai propri schemi di potere, che sono poi quelli di sempre: chi possiede il passato tende a possedere anche il futuro con conseguenze non certamente positive come quella di costringere il nuovo negli spazi ormai risultanti diseguali dal vecchio. Barbabella cita Beck a proposito delle difficoltà di indagare i nuovi inizi, puntando lo sguardo su ciò che sta emergendo dal vecchio, cercare di intravedere nel tumulto del presente le strutture e le ….. future: è una valutazione che non può che essere condivisa ed è al tempo stesso un segnale di pericolo. Un errore di valutazione, la trascuratezza di piccoli ma importanti indizi può portare a decisioni errate (esempio è a proposito delle proposte nel nostro paese di talune modifiche della Costituzione repubblicana che hanno tanto il sapore della riproposizione sotto altre vesti di fallimentari ideologie del ventesimo secolo. il rimedio, ed insieme la garanzia di un “mondo nuovo”, rispetto dei valori della persona, è la cultura troppo sbrigativamente confinata ad un ruolo non protagonista della democrazia: ha ragione l’autore quando ne sottolinea invece l’importanza contro ogni genere di populismo. Un libro tutto da leggere, ma soprattutto da meditare da parte delle nuove generazioni.

(Franco Raimondo Barbabella – Nuovo vecchio mondo – Intermedia Edizioni – € 15,00)