di DANIELE FICHERA

E’ davvero utile all’Italia il presunto bipolarismo tra Giorgia ed Enrico? Rappresenta davvero la possibilità per gli elettori di scegliere, come dovrebbe avvenire nei sistemi maggioritari,  tra due diverse impostazioni delle politiche economico-sociali? Corrisponde alla scelta, urgente, tra  diverse proposte con le quali affrontare le crisi energetica, sanitaria, sociale e produttiva che sono davanti al nostro paese?

In realtà sia Giorgia che Enrico sono leader di partiti che su questi temi esprimono posizioni tutt’altro che univoche e se si allarga lo sguardo alle rispettive coalizioni la confusione aumenta e si allarga ad altri temi fondamentali come le scelte di politica internazionale.

Certo su Peppa Pig la distinzione di posizioni è chiara (e non c’è dubbio che la questione dei modelli di famiglia e genitorialità sia un tema importante), così come è significativa la differenza tra le retoriche adottate in materia di immigrazione. Ma siamo sicuri che l’esasperazione del conflitto su questi temi sia veramente utile (ed aiuti davvero a tutelare i diritti delle minoranze e dei soggetti deboli?) O è solo un modo per definire una contrapposizione identitaria che copra la confusione politico-programmatica con il rischio poi di scatenare conflitti e contrapposizioni civili e  sociali dagli esiti imprevedibili?

Che Giorgia ed Enrico si aiutino reciprocamente a raccogliere voti alimentando un po’ artatamente la loro contrapposizione esclusiva è, dal loro punto di vista, comprensibile. Ma noi non sappiamo, al momento, se la (possibile) coalizione di governo di centrodestra sarà Liberale o statalista, rigorosa nella gestione dei lconti pubblici o assistenzialista; non sappiamo se la (possibile) opposizione di centrosinistra sarà riformista o massimalista, innovativa o conservatrice. Non sappiamo quale ruolo avranno, da una parte e dall’altra, partiti irresponsabili come la Lega di Salvini e i Cinquestelle di Conte.

Il bipolarismo all’italiana era già nato farlocco 30 anni fa per spartirsi l’eredità elettorale dei partiti democratici distrutti dal circuito mediatico-giudiziario della sedicente “mani pulite”; ma con Berlusconi e Prodi almeno un minimo di effettiva alternatività programmatica la aveva trovata (e quindi anche un minimo di possibilità di trovare compressi istituzionali sulle scelte di garanzia). Ma Giorgia ed Enrico appaiono al più come fragili riedizioni dipinte a colori vivaci per nasconderne l’inconsistenza sostanziale.

La mia opinione è, dunque, che questo bipolarismo non metta effettivamente gli elettori in condizioni di scegliere veramente (non basta poter scegliere tra “persone”, dovremmo avere il diritto di poter scegliere tra “politiche”) né favorisca la successiva ricerca di punti di incontro che consolidini il quadro democratico.

Personalmente darò il mio voto al terzo polo per favorire il superamento di questo dannoso bipolarismo e per manifestare il mio auspicio per un nuovo governo Draghi che affronti, con competenza e capacità, almeno  la fase emergenziale nella quale siamo immersi.

Può darsi che mi sbagli, ma il voto dovrebbe essere soddisfacente per chi lo dà, non solo utile per chi lo riceve.