Pensieri della domenica

di EUGENIO SANTORO

Il risultato elettorale era atteso, ma non in queste dimensioni. Dopo più di 10 anni dalla caduta del Governo Berlusconi 4 la destra ritorna al potere senza bisogno di supplementari appoggi parlamentari.

La vittoria è stata una vittoria parlamentare legata all’orribile legge voluta da Renzi e votata da tutti e sulla quale ora dai più si versano amare lacrime. La Meloni titolare di un quarto dei voti espressi che poi rappresentano poco meno del 20% dell’elettorato, si troverà al comando di un Governo sostenuto dalla coalizione di centrodestra, con l’ipotesi di sopravvivere per tutta la legislatura, ma con una navigazione davvero procellos ,  tra PNRR, vincoli europei, sanzioni alla Russia, sostegno al Ucraina, invadenza degli USA e dei potentati forti, inflazione galoppante e crescente povertà nel nostro Paese.

La nuova leader saprà e potrà farsi affiancare da un governo di uomini e donne eccellenti capaci di sostenerla e compensare il suo limite di esperienza e competenza? Perché altro è fare opposizione, altro è governare! Si rischia la storica vittoria di Pirro.È stata comunque una vera vittoria riconosciuta dai suoi sodali e dagli oppositori ed è stata la sconfitta di tutti gli altri, o quasi.

Per Berlusconi è stato un risultato di galleggiamento sulle ultime rovine di Forza Italia, cosa che forse gli consentirà, salute permettendo, di arrivare alla presidenza del Senato!

Per Salvini è stata una disfatta: il suo tentativo di trasformare la Lega Nord in un partito nazionale basato sul razzismo e sul sovranismo anti europeo, è fallito. Bossi seduto sulla riva del Po aspettava il cadavere di questo progetto per riscoprire e riproporre la Padania e tutto ciò che questo comporta, compreso il cambio del Segretario.

Per Calenda è stata la fine dell’illusione confindustriale che lui rappresentava, quella cioè di condizionare un Governo delle destre non maggioritario attraverso un adeguato pacchetto di voti, magari con l’appoggio esterno , per salvare la faccia. Invece c’è stata la condanna alla irrilevanza parlamentare.

Per Renzi si tratta del definitivo fallimento della sua ipotesi centrista attraverso la quale contava di svuotare il PD, in salsa democristiana. Gli sarà difficile nella legislatura prossima ventura seguitare a giocare alla caduta dei Governi, come ha fatto in quelle precedenti. Anche perché mal gliene incolse.

Per Letta si prevede il ritorno a Parigi! Il PD nelle sue mani è andato incontro al disfacimento ed è rimasto senz’anima:  appoggiare il Governo Draghi è stata una operazione moderata da vecchia DC. Eppure allora i Governi dei tecnocrati o balneari duravano tre mesi in attesa delle elezioni, non parte della legislatura come stato nel caso Draghi. Il PD di è rimasto senza proposta politica tra ipotesi patetiche come il voto ai sedicenni che non lo vogliono perché preferiscono il concertone, lo ius soli che dovrebbe essere arma dei Radicali, la rottura con i Cinque Stelle sul megatermovalorizzatore per il Giubileo del 2025,quella con Calenda irritato dalla presenza in coalizione della sinistra alternativa, infine la patrimoniale non spiegata bene che ha consentito agli avversari di dichiarare il PD il Partito delle tasse ! Così il PD è diventato un Partito borghese, ha raccolto secondo l’analisi del voto solo il 14% degli elettori in difficoltà economiche, mentre la Meloni e Conte di questa numerosa parte della popolazione hanno raccolto più del 25% dei suffragi ciascuno. Il Partito democratico ha davvero cambiato pelle dimenticando che aveva tratto origine dall’interclassismo della DC e dall’operaismo proletario del PCI. In verità la deriva borghese dura da più di 10 anni da quando D’Alema Premier andò a Maranello a rendere omaggio ai padroni del vapore e consentì a Moretti di gridare: dicci qualcosa di sinistra!

In ultimo Conte che pur perdendo voti, ha vinto giacché in poco tempo ha trasformato un movimento acefalo in un Partito di sinistra a difesa dei poveri ,contro le diseguaglianze, per la moralizzazione della politica, proponendosi come vero leader politico capace di eradicare l’opposizione interna dell’informe aggregato populista che aveva ereditato.

Senza illudersi ,si può pensare che il destino della sinistra italiana, sindacati compresi, più che nelle convulsioni del PD  sembra dover fare affidamento sulla vivacità di Conte e del suo nuovo Partito rinato sulle ceneri del grillismo, come l’Araba Fenice.

Il rammarico che ha sotteso questi ultimi decenni è stato relativo alla mancanza della politica. Il Paese dal 1993 ha avuto ben quattro Governi tecnici, Ciampi, Dini, Monti, Draghi: la tecnocrazia è venuta in soccorso della politica debole o assente. L’era Berlusconi si appoggiò su una visione aziendalistica padronale senza ideologia, i Governi Prodi hanno ripercorso la strada della DC con meno visione confessionale, ma anche con minore efficacia sociale. Dell’ultimo decennio è meglio non parlare, Governi del caos, alla ricerca di un filo conduttore.

Incredibilmente nel nuovo Parlamento da destra e da sinistra affiora la politica sociale: la Meloni e Conte rappresentano una garanzia per il welfare, per la moralizzazione  della vita politica, per la giustizia sociale,per la lotta alla povertà ed anche per la democrazia. La campagna elettorale di Letta basata sull’antifascismo è risultata fuori tempo e fuori luogo: in fondo anche La Russa è nato nel 1947 in piena fase costituente, oltre l’orrore della guerra civile.

Può darsi che questa tesi sia azzardata, ma non ci rimane che attendere, intanto di certo gli Ismi, populismo, razzismo, sovranismo, eccetera, hanno perso attualità e sostegno Ed è già qualcosa !