di SALVO FLERES

Il combinato disposto di una legge elettorale che allontana gli elettori dal voto, del frettoloso taglio dei parlamentari, che lascia intere zone del Paese prive di rappresentanza e di modelli politici sganciati da solidi ideali di riferimento, di istruzione, di cultura, di conoscenza, di passioni civili e persino di buonsenso, sta trasformando la campagna elettorale in corso in una sorta di “società di scopo” tra partiti e gruppi, finalizzata non al governo del Paese ed alla soluzione dei suoi, non pochi, problemi, bensì alla ripartizione, più o meno concordata, di seggi destinati, come vedremo, al nulla o al poco.

Mettere insieme garantisti, securitari e giustizialisti, nel centrodestra, oppure mettere insieme neo pauperisti, neo liberal e neo ecologisti, nel centrosinistra, provare a far nascere in laboratorio un centro moderno bi o tricefalo può pure far guadagnare qualche seggio in più alla coalizione alla quale si appartiene, o qualcuno in meno a quella avversaria, ma di certo non serve a far governare stabilmente un Paese, risolvendo e i problemi di fondo.

A proposito di problemi di fondo, come si fa a far stare insieme coloro i quali vogliono fornire più armi all’Ucraina e quelli che sono contrari? Quelli che credono alla scienza ed ai vaccini e quelli che vi si oppongono? Quelli che considerano aborto e divorzio conquiste civili e quelli che li considerano contro natura?

Un simile sistema presenta contraddizioni spaventose, infatti, non potrà produrre, sempre per restare agli esempi precedenti, né una seria riforma della giustizia, nel pieno rispetto dei principi costituzionali, né politiche economiche volte a realizzare forme di sviluppo adeguate e compatibili con le condizioni del Paese, né tutte le altre riforme che l’Europa ci chiede per fidarsi di noi, ambiente e diritti civili inclusi.

A proposito dell’Europa, come si fa, senza imbrogliare nessuno e tentando di dire “tutta la verità” al proprio elettorato, a stare da una parte a Bruxelles e dalla parte opposta a Roma? È vero, dato che il mondo cambia e la scienza, fortunatamente, fa passi da gigante, che la coerenza può non essere sempre una qualità, tuttavia è un riferimento, un punto di partenza! Se non concordiamo sul fatto che sul teorema di Pitagora non si vota, come facciamo a calcolare l’area dei quadrati costruiti sui cateti e sull’’ipotenusa?

Il prodotto elettorale figlio del 25 settembre, del “rosatellum”, delle “società elettorali di scopo” e di una “comunicazione sondaggististica” priva di contenuti concreti e di politiche adeguate, sarà soltanto un prodotto transitorio e di comodo, incapace di realizzare stabilità e decisioni significative e coerenti, rispetto al difficile momento che stiamo attraversando.

Il Parlamento che sarà eletto ed in cui siederanno esponenti politici di formazioni che, pur essendosi presentate all’elettorato insieme, sono profondamente differenti tra loro, produrrà soltanto estenuanti discussioni ma pochissime decisioni, il tutto mentre l’Europa si fiderà sempre meno di noi, i cittadini continueranno a restare lontani dalla politica, perché la comprenderanno sempre meno, gli imprenditori fuggiranno sempre più velocemente verso paradisi fiscali e burocratici coerenti con le loro esigenze e noi, al massimo, sopravviveremo chini e con il cappello in mano, davanti a chi avrà saputo essere meno tattico e più strategico.

E che dire dei livelli di disoccupazione, del PIL, del debito pubblico, delle infrastrutture, della insopportabile sperequazione infrastrutturale e sociale del Paese?

Personalmente diffido molto di chi prova a stare con tutti, ma non riesce a stare con nessuno, di chi prova a mettere insieme il “diavolo e l’acqua santa”, pur di riempire la  chiesa, ma soprattutto diffido di coloro i quali, per dirla con Luigi Pirandello, essendo stati abituati ad essere soltanto pupi, si improvvisano a fare i pupari.

Un tempo, in politica, come in molti altri settori della società, c’erano i pupari, vale a dire gli organizzatori, gli ideologi, i leader, coloro i quali tracciavano la rotta sulla base degli esiti degli strumenti che avevano a disposizione e dell’esperienza di cui godevano, e c’erano i pupi, cioè coloro i quali, non avendo particolari qualità intellettuali, erano manovrati dai pupari, né eseguivano le disposizioni, obbedivano, in maniera più o meno pedissequa, alle indicazioni ricevute, pur senza comprenderne sempre il significato, talvolta riuscivano persino a metterci qualcosa di proprio.

La novità della politica e della società di oggi è che i pupi si sono trasformati in pupari, perché questi ultimi hanno rinunziato o sono stati privati del loro ruolo di guida, avendovi abdicato a favore dei sondaggi e di chi li manipola, di chi, pur riuscendo ad avere una visione puntiforme dei processi di cambiamento della società, non sempre ne ha una visione ampia e completa e comunque non ne ha la responsabilità. Oggi purtroppo è così ed in poche settimane non si può cambiare!

Chiedo per un amico: in una situazione simile, quale sarà il peso del Parlamento, cioè dei rappresentanti del popolo, ma soprattutto, quale sarà il peso del Presidente della Repubblica, in una Repubblica che non è presidenziale, né semi presidenziale? Stiamo per precipitare in una repubblica oligarchica a Costituzione invariata?