Quando il cammino della storia investì la nostra vecchia società Piero Melograni indicò la strada da prendere per fare del progresso lo strumento per rendere migliore la nostra vita. Era l’amore per gli uomini a guidare i suoi studi, le sue ricerche e così 25 anni fa scriveva La modernità e i suoi nemici per spiegare ai suoi contemporanei i vantaggi che il progresso tecnologico avrebbe dato all’umanità. Oggi, che siamo nuovamente ad un passaggio epocale, questo libro andrebbe riletto per capire chi eravamo e dove stiamo andando. Così come potremo rileggere la nostra storia politica dal 1956 al 2012 attraverso la sua vita e i suoi studi, grazie alla donazione che Paola Severini Melograni ha fatto alla Fondazione Corriere della Sera di tutto l’archivio e dell’intera biblioteca dello studioso.

Con la sua opera Piero Melograni ho contribuito in modo determinante, riaffermando i valori della modernità, a renderci consapevoli di essere al centro di un passaggio epocale in cui la civiltà agricola, durata migliaia di anni, è sparita inesorabilmente dando luogo a movimenti e tendenze contro il progresso. Avendo compreso che la nostra società si trovava alla vigilia di una nuova fase della Storia in cui il problema che si poneva era quello di affrontare una fase di transizione, scriveva “osservare, studiare, esplorare, accompagnare le demolizioni in corso, tentare di ricostruire il ricostruibile. E naturalmente emozionarci per lo straordinario spettacolo di universale rinnovamento al quale assistiamo e di cui siamo attori”.

La redazione