di FRANCESCA BOCCHI

Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che si sarebbe potuta scatenare una pandemia che avrebbe messo sotto scacco il mondo intero. La “forza” della Sars-Cov2 è stata quella di mettere in lockdown forzato tutti i Paesi, avvinghiati in un turbinio di emozioni tra fake news, falsa informazione e complottismo.

Il Covid è stata la pandemia moderna , ma il passato la peste nera del XIV secolo raggiunse un numero di morti tra i 25 e 100 milioni, una vera ecatombe durata sette anni, ma anche la peste d’Atene che causò 100mila morti tra cui Pericle, la peste di Giustiniano (541-542) e la peste Antonina (165-180) che, oltre a milioni di morti, diede un duro colpo all’Impero romano d’Occidente e d’Oriente.

Nel Cinquecento il vaiolo che flagellò oltre 3 milioni di indigeni americani, nel Seicento la peste manzoniana raccontata nei “Promessi Sposi” terrorizzò l’Italia.

Seguirono il colera che, perdurò tanti anni tra l’Ottocento e il Novecento, e la più celebre influenza spagnola.

La Sars-Cov2 è stata una pandemia che ha influenzato le radici della nostra storia contemporanea e la nostra quotidianità. Adesso è il momento di guardare al futuro e di ricostruire su queste macerie, ricordando che il passato è una fonte inesauribile di risposte.

Il Covid si è comportato in questi mesi come tutti i virus: democraticamente e colpendo in misura variabile tutti i ceti sociali, allo stesso tempo tutti i Paesi si sono trovati di fronte alla scarsità delle risorse.

Una tragedia di ristrettezze, dai posti-letto nelle terapie intensive e sub-intensive, ma anche carenze sul territorio, il tutto mettendo in grande difficoltà medici e personale sanitario. Con la pandemia, oltre alle risorse sanitarie e naturali, anche quelle economiche hanno scarseggiato per i blocchi delle produzioni, mettendo in crisi i segmenti più fragili della società, anziani, malati, bambini, lavoratori precari…)

Anche il distanziamento sociale, l’isolamento domestico e il lavoro da casa, non hanno trovato tutti preparati nello stesso modo, facendo emergere fragilità e carenze personali e la disponibilità o meno di risorse economiche e intellettuali ha amplificato le differenze e diseguaglianze sociali.

Comportamenti a rischio negli adolescenti, come autolesionismo e disturbi dell’alimentazione, sono stati per noi medici all’ordine del giorno. Ma anche disturbi d’ansia e depressioni di nuova insorgenza, insieme alle crisi di coppia, hanno accompagnato il durante e post pandemia.

Il rapporto con la tecnologia ha dimostrato invece  un’invasione del reale nel digitale, con un divario tra le generazioni che invece che “allearsi” rischiavano di allontanarsi negli spazi chiusi delle mura domestiche.

La pandemia ha costretto tutti a guadarsi l’uno con l’altro, di fronte, direttamente, e il più delle volte ha visto un estraneo, uno sconosciuto coabitante, mandando in frantumi affetti e amicizie.

Ma le tragedie tendono sempre e portare con sé delle opportunità.

Con se stessi innanzitutto. Il raccoglimento e il distanziamento ha potuto favorire il contatto con sé e con il proprio mondo interiore e ad ampliare la dimensione della spiritualità. L’emergere di una più attenta consapevolezza verso i valori della vita deve indirizzare e motivare le persone verso obiettivi ben precisi e con un senso di appartenenza alla comunità che deve essere ben saldo. La comunità vive e si arricchisce nel rispetto della dignità di tutti coloro che la compongono.  

Il Coronavirus ha posto, inoltre, l’arduo compito di reintegrare la morte nella vita, mettendo in atto una profonda trasformazione dentro e fuori di sé. Molte donne hanno affrontato sfide importanti traendo forza dalla propria natura femminile; anche gli uomini hanno ritrovato dentro di sé quegli aspetti interiori necessari per adattarsi ai cambiamenti e affrontare la sofferenza, una ciclicità che ha dimostrato la capacità di reintegrare la vita e la morte insieme, non più un tabù, ma una presa di coscienza sulla fragilità umana e sulla necessità profonda di proteggersi e proteggere.

 Questo post-Covid credo che richieda a tutti di non tornare più “come prima” e a quella società troppo veloce e favorevole. Le crisi e le tragedie non generano automaticamente una rigenerazione morale di modi e costumi, senza l’illusione del determinismo positivo, ma necessita che tutti si impegnino con costanza e fatica a cambiare le scelte comportamentali, tenendo conto dei limiti umani. La storia insegna che proprio durante o dopo le grandi calamità la nostra civiltà è stata capace di concepire progetti e avere le visioni migliori, impegnandosi con spirito e collaborazione.

Questa emergenza virale ha messo in luce come la salute sia un processo sistemico, a cui tutti abbiamo l’obbligo di partecipare, per cercare di rifondare un mondo più “umano” ed empatico pur nelle giuste diversità.