di GIORGIO FABRETTI

Nella Storia della specie Homo Sapiens, le religioni sono comparse prima del metodo scientifico.

Il perché è spiegato da Darwin nei suoi tre concetti e libri chiave: sulla Selezione Naturale, Sessuale e Artificiale (per Domesticazion); ovvero (1) nelle sincronie adattive di lungo periodo con la natura (sopravvivenza), (2) di medio periodo (istintive sessuali) e (3) di breve periodo (con incroci mirati e/o addestramento).

La religione è un metodo di sincronia adattiva del terzo tipo. Attraverso una fede che orienta il comportamento di individui e di specie, si ottengono dei vantaggi individuali e di specie. Questi ultimi difficilmente però sono compresi razionalmente dal singolo, perché sono fenomeni stocastici d’insieme e richiedono una preparazione scientifica che si è raggiunta solo in questo Terzo Millennio con tre scoperte: la Matematica Avanzata, l’Informatica Applicata, l’Ingegneria Genetica.

Da questo progresso scientifico cognitivo deriva direttamente la dimostrazione della funzione mirabile delle religioni come scienze antropologiche adattive ed in qualche modo effettivamente salvifiche.

Ne parlo da scienziato, di Antropologia Culturale, in cui mi sono dottorato e sono stato docente per mezzo secolo, studiando immerso in loco in tutte le religioni, nella mia specializzazione post-darwiniana (nelle Università di Roma, Oxford e Berkeley) in “Conflict Resolution”. Infatti ho dovuto studiare e consigliare politici sul fatto reale che le diversità religiose in alcuni casi erano fattore di conflitti, guerre e stragi.

Nella pratica quindi ho dovuto superare ricercatori come Eliade Mircea, Samuel Huntington, o il Mahatma Gandhi, perché troppo intuitivi e troppo poco aggiornati e poco scientifici in base alle nuove teorie matematiche, informatiche e genetiche.

Poiché lo scienziato antropologo, per prima regola è consapevole di essere un fattore soggettivo nella sua ricerca, è obbligato a esplicitare in premessa i propri valori assiomatici di base, biografici e biologici, che influenzano il sistema di pensiero ed analisi che egli va producendo.

Pertanto questa analisi è necessariamente una sintesi di un punto di vista soggettivo ed uno da osservatore empirico, e comporta che chi scrive parli di sé, non per ragioni egocentriche, ma analitiche di metodo scientifico.

Le scoperte tecnologiche si sono dimostrate i fattori più rilevanti nel dare forme organizzative alle civiltà storiche comparse sul Pianeta Terra. In particolare il progresso delle comunicazioni recente, con le reti Internet, gli Smartphone pressoché gratuiti, e l’Intelligenza Artificiale, ha reso il Pianeta più “piccolo”, ovvero alla portata di tutti, facendo comparire il concetto della Terra come “Villaggio Globale”.

Le regole adattive al tempo del Villaggio Globale non possono essere le stesse che al tempo dei villaggi dispersi nella savana preistorica. Vi è stata una Involuzione, per cui una certa adattività dei bipedi ominidi conseguita in una ventina di milioni di anni di selezione naturale, si è rapidamente inquinata e disadattata con il boom demografico e tecnologico, mediante espedienti non collaudati e fuori controllo; i quali stanno conducendo ad una ennesima estinzione mutante di ominide Sapiens in altro ominide geneticamente modificato, nel senso darwiniano della “domesticazione” per mezzo di zootecnia embrionale, anche detta ingegneria dell’ominazione postumana.

Se parliamo di “Mondo Nuovo” questo tipo di inesorabile progresso tecnologico involutivo e selettivo rapido non può essere ignorato. Esso è un fenomeno se vogliamo di tipo “bioetico salvifico”, ma in automatico di natura, che però viene a coincidere con le finalità delle religioni.

In altre parole la via scientifica attuale a cui la natura ci spinge inesorabilmente, è l’aggiornamento e la continuazione di una via religiosa del passato, ma che continua nel presente. Questa scoperta della scienza antropologica, di portata galileiana come il “Nuncius Sidereus”, rende anacronistiche le concezioni binarie del dialogo tra scienze e fedi. Infatti non si tratta di un binario ma di una monorotaia su cui il vecchio treno si aggiorna e procede sia per fede che per scienza, unite nei fini e nel metodo che si è scoperto unitario, ovvero adattivo più che teorico o ideologico.

Le religioni sono scienze antropologiche ancora valide, così come le scienze ne dimostrano e migliorano l’efficacia adattiva in chiave post-darwiniana.

Per approfondire questo concetto, si può leggere il saggio “Santità della scienza” del 2020, di Giorgio Fabretti, acquistabile online da Amazon. In esso si cercano di dimostrare scientificamente le verità religiose e di fede, in senso galileiano, ovvero come istruzioni in codici matematici, informatici e genetici, che provengono dall’ambiente , dalla natura, dalle leggi dell’universo che per noi ominidi sono “matematiche”.

Si vorrebbe superare una volta per tutte l’anacronistico dualismo teorico of ontologico tra scienza e fede, che restano due cose diverse nella pratica, ma non nella realtà complessiva dei fenomeni di natura.

Viene meno così anche il cosiddetto “ateismo”, spiegato anche esso come opposizione a certe rigidità del sapere religioso, che, per ragioni di difesa e diffusione delle singole fedi, tendono a ignorare la dimensione funzionale adattiva e scientifica che le fonda e le collega all’Opera di Dio inteso come principio ordinatore del Reale Tutto, non conoscibile dalla specie umana, per via dei suoi limiti cognitivi ed adattivi.

Insomma non vi sono fratture o interstizi tra fede e scienza, cui possano fondatamente appigliarsi sia gli atei che i credenti integralisti, per difendere i loro identitarismi, siano essi nazionalistici o clericalistici.

L’omogeneità tra scienze e religioni, fa parte della rivoluzione copernicana, che le nuove scoperte e teorie stanno imponendo ad un pianeta divenuto piccolo per le comunicazioni, ma rimasto anacronisticamente diviso e in conflitto per diversità culturali o religiose.

Si potrebbe affermare che la scientificizzazzione delle religioni, faccia bene sia alle scienze troppo fintamente eticamente neutre, che alle religioni troppo ontologizzanti sacre scritture, le quali sono invece reali tentativi adattivi salvifici.

Se si comprende questa rivoluzione neocopernicana, che in un Mondo Nuovo, assimila le religioni a scienze antropologiche, e le scienze a mezzi di etica e di fede, si può serenamente approdare alla conclusione scientificamente dimostrabile della esistenza di Dio, così come professata dalle varie religioni, unite nel fine più che divise da forme e riti.

Da antropologo di precocissima vocazione, sono stato in questo aiutato dall’essere educato dal mio genitore biologico, che era stato prete ed era poi diventato laico di impostazione darwiniana, senza perdere nessuno dei suoi valori, fini e comportamenti, ma semplicemente comprendendo come tutte le verità sacre lo erano al contempo per ragioni pratiche funzionali in un ordine naturale che si poteva effettivamente definire “divino”.

Per questa semplice via, sia Darwin che mio padre che chi scrive, siamo rimasti serenamente credenti e sorridenti verso le ingenuità degli integralismi atei e religiosi. Anzi, si può empiricamente affermare che, a prescindere dalle origini religiose, la nostra fede di scienziati in un Dio, è uscita rifondata per via scientifica ben oltre che razionale, sentimentale o ideologica.

L’esistenza di Dio emerge dalla Scienza pura e non strumentalizzata, con forza empirica e fattuale, anche maggiore che dalle prediche di curati di campagna, spesso addestrati a convincere persone di scarse letture.

Al contrario, la pratica delle scienze ha un potenziale fideistico e religioso che si affermerà con il diffondersi del sapere, se si saprà orientare il tempo libero alla conoscenza piuttosto che ad inutili competizioni, purtroppo geneticamente radicate in un Sapiens sopravvissuto selettivamente nella savana in quanto feroce.  scimmia assassina.

Il futuro delle religioni è la scienza, come fu ad esempio dimostrato nel Medioevo cristiano, da Agostino e Tommaso d’Aquino, che posero le basi delle scienze moderne a partire dagli antichi filosofi greci, dal messaggio giudaico e cristiano, in una linea che è proseguita fino alla contemporaneità e ancorpiù nel Mondo Nuovo futuro, in cui i localismi si integrano in globalismi funzionali secondo criteri adattivi ormai planetari.

Le religioni che hanno fondato le prime università medievali cristiane di Bologna e Parigi, così come avevano fatto gli islamici in Spagna, diventeranno sempre più scientifiche ed interculturali, difensori al contempo della ragione e della fede, in senso universale, che mantiene libere, ma conserva e traduce le diverse fedi nelle loro differenze ed autonomie.

Tale processo non ha nulla di utopico. Anzi, appare quasi automatico, perché geneticamente imposto da leggi adattive in natura, che si può dimostrare appartenente ad un ordine metafisico divino, non di tipo antropomorfico personalistico, contro cui si schierano gli atei, ma scientificamente provato dalla linea logica che anima tutte le scienze, in particolare dal 1800, con Mach, Einstein, Godel, la quantistica, Turing, Shannon, Watson&Crick, il DNA e l’AI, fino ai robot bionico e biologici con facoltà più che umane con cui dovremo convivere adattandoci.

Il Mondo Nuovo è una realtà imminente già iniziata ed in cui procediamo giustamente esitanti ma inesorabilmente. Ne deriva ovviamente che niente sarà come prima mentre noi Sapiens invece saremo restati come prima. Ciò comporterà una acculturazione adattiva, una scienza religiosamente protettiva del nostro patrimonio genetico, che però non può più aspettare la lentezza della selezione naturale, come ha detto il fisico Stephen Hawking anche alla Specola Vaticana.

I travolgenti progressi tecnologici della Intelligenza Artificiale, ci costringono a difenderci dai robot che inquinano i sistemi burocratici, rinviandoci ai concetti darwiniani sulla “domesticazione”, a cui siamo costretti a ricorrere per via di ingegneria genetica postumana, se non vogliamo essere aggrediti dalle nostre stesse scoperte finite fuori controllo.

Anche in politica questi pericoli e dualismo nuovi, ridisegneranno i concetti di Destra e Sinistra, Progressisti che possono essere pericolosi e Conservatori che possono essere protettivi.

Nel Mondo Nuovo tutto cambia a partire da realtà antiche ed archeologiche che si aggiornato rivestendosi di forme nuove intorno a codici sempre uguali. La Storia si ripete mutando in continuazione. Per questo il Mondo Antico insegna al Mondo Nuovo, collegando il Passato al Presente e proiettandolo nel Futuro.

In questo senso la “Storia ci rende giovani”, perché ci impone di rinnovarci per conservarci.

Le differenze religiose che troppo spesso sono state e sono un fattore di conflitti in questo “Scontro di Civiltà” che ha prodotto e produce Guerre Locali, Fredde e Mondiali, possono trovare in una pratica bioetica delle scienze tutte, tecnologiche ed umane, una dimensione di traduzione e dialogo interreligioso ed interculturale, per cui la fede può nascere anche e vieppiù da una ricerca intersoggettiva empirica, che dimostri in tutte le lingue e codici, l’unitarietà del Reale e delle sue leggi, che in nulla contraddicono le diverse finalità religiose.

In ogni religione c’è un accento diverso che i fedeli apprezzano ed a cui non intendono rinunciare. Ad esempio le tre religioni monoteistiche, giudaica, cristiana e musulmana, pur derivando da uno spirito abramitico, come fa l’epigenetica con la genetica, accentano dimensioni diverse, una Giustizia Divina Messianica per gli Ebrei, un Dio che si fa Umano per i Cristiani, un Dio Misericordioso del Profeta Maometto.

Sono un esempio di tre varianti che corrispondono ad un solo Dio che protegge ora la Diaspora di un Popolo Eletto, ora la Comunità degli Umili nell’Amore, ora la Costumanza nella Volontà Divina. Sono tutti fini adattivi e compatibili, a cui una visione scientifica bioetica non toglierebbe nulla ai principi, e aggiungerebbe comprensibilità nei nuovi linguaggi tecnologici planetari imposti da demografia e migrazioni.

Potremmo continuare con la Epica Morale Induista, con la Saggezza Armonica Buddista, con il Laicismo Riformista Statuale. Per brevità di spunti e concetti ci limitiamo invece a sintetizzare che la Scienza come metodo non è una religione, ma un codice di decrittazione delle religioni nei termini linguistici di un reale tecnologico planetario che è ormai condizione base di vita e comodità per i bisogni di tutte le persone del Pianeta Terra.

La Scienza può essere Sacra e Santa insieme alle Religioni, proprio perché è un linguaggio fluidificante di differenze e conflitti, e dunque un fattore di pace in un Mondo Nuovo, in cui le differenze devono essere tollerate ed arricchenti, invece che divisive e conflittuali.

Era il 1973, studiavo “Conflict Resolution” a Berkeley: tra i docenti c’era quel Brzezinski che avrebbe sostituito il Kissinger storico come consigliere strategico democratico di Carter.

Mi insegnò che il Mondo Nuovo non si poteva bastare su una Storia di equilibri alla Metternich, ma su ipotesi sociotecnologiche che avrebbero portato ad Internet ed AI, mentre i conflitti sarebbero mutati da quantitativi di classe, a identitari di softpower, con gli scontri di civiltà che il suo collega Huntington profetizzava.

Ciò si è realizzato oggi. Ora i nuovi conflitti tra chiavi adattive diverse vanno risolti con l’ausilio di una nuova scienza etica per il Mondo Nuovo.