di GIANLUCA VERONESI

Da una eccezionalità quotidiana ad una quotidianità eccezionale.
Siamo passati in 48 ore dall’approccio planetario di Draghi (l’Ucraina in treno, con l’Onu ed Erdogan per la battaglia del grano, l’Europa e il tetto al prezzo del gas) a una quotidianità “esemplare”.

Dove un rave party, la minestra di piselli su un Van Gogh, il salvataggio tedesco di migranti e la quantità di valuta in portafoglio cessano di essere la routine per diventare spunti utili per una definizione identitaria.
Emblemi del dannoso lassismo precedente. E prototipi di una nuova “disciplina”.

Le prodezze di Draghi inorgoglivano la “nazione” ma non potevano suscitare identificazione nella gente, tanto erano fuori dal normale.

Il nuovo governo aveva bisogno immediato di messaggi “ordinari” che facessero -però -vedere che soffiava un vento nuovo, che la rivoluzione era cominciata.

Anche perché -ragionevolmente- le prossime mosse strutturali dovranno essere inevitabilmente di stampo “draghiano”, considerando inflazione, costi energetici, aumento del deficit.
Quindi ci si è buttati su quanto accadeva in quelle ore.
Un rave scalcinato (ma un rave deve esserlo) è passato per una “invasione” (così recita il titolo del decreto legge) forse perché c’erano degli stranieri.
Per gli immigrati si ripristinavano i decreti di Salvini, niente di nuovo ma ti accorgevi che In poche ore si erano accumulati migliaia di profughi, quindi che il problema -messo in ombra da emergenze nuove e più drammatiche- era ancora di grande attualità.

Così la presidentessa del consiglio si faceva  precedere nella sua visita ai vertici europei (che non poteva che essere amichevole, disponibile ed aperturista) da un messaggio preciso di messa in mora.
Il caos di Catania di queste ore mette inevitabilmente in imbarazzo le istituzioni europee.
Pensando con che fretta, casualità ed improvvisazione il governo ha dovuto selezionarle i casi “scandalosi”, non si può dire che gli esempi non funzionassero.

Il rave appare misterioso per via dei luoghi appartati e in disuso in cui si svolge ma in verità è isolato unicamente per via del volume della musica. Lo “sballo” è diventato talmente pervasivo, comodo, alla portata di tutti che ci sono gruppi di nostalgici che pensano di riassaporare la clandestinità, il freddo, la mancanza di bagni, per sentirsi di nuovo “ai margini”, per tornare all’epoca dei pionieri.

Immaginate le mamme italiane quanto possano solidarizzare con il ministro dell’interno quando sentono che esistono passatempi di tal genere.
Un po’ meno quando alcuni costituzionalisti fanno presente che la legge (dai 3 ai 6 anni di reclusione) potrebbe essere applicata ai loro figli quando occupano la scuola.

Sono d’accordo con il ministro della cultura quando dice che la “provocazione” contro il Van Gogh è un fatto gravissimo. Per più motivi: perché prima o poi danneggeranno davvero un’opera d’arte e perché questo pericolo non viene ritenuto poi così tremendo. Siamo pieni di quadri (sic).

Il governo prende al balzo l’occasione per mettere in moto un corto circuito in un punto sensibile per la sinistra: una manna lo scontro “ambiente contro arte”,  sostenibilità ecologica avversa a tutela del patrimonio. E’ un autogol di quel “politicamente corretto” che la destra ha sempre sofferto.

In conclusione: l’opposizione fa bene a denunciare la pretestuosità e la strumentalizzazione delle circostanze.
Nonché l’approssimazione della “rivoluzione  culturale” avviata dal governo.

Ma le opposizioni comincino per tempo a preparare la contro rivoluzione. Non sarà possibile tornare alla pigrizia mentale attuale, alle ricette novecentesche ripetute stancamente.

Non ci si può nascondere dietro al populismo imperante e crogiolarsi con il proprio “elitismo” che peraltro, annoiato e depresso, sta a casa e non vota più.

La sfida deve essere a se stessi oltre che alla destra.