di GIANLUCA VERONESI

Discutiamo se sia nostalgica del fascismo o se sia anti europeista (di essere filo occidentale ha dato prova con l’Ucraina) ma nessuno ha posto il quesito se sia preparata, all’altezza della sfida.
Cosa che invece capita quasi sempre quando la favorita a ricoprire un incarico di responsabilità sia una donna.
Una stranezza, visto che Giorgia Meloni concorre al ruolo più importante del Paese.

E che si candida a premier senza avere fatto grandi esperienze amministrative (si ricorda solo un breve periodo quale ministro “alla gioventù”).
La verità è che non la viviamo come una donna, la consideriamo un uomo.
Così ha voluto lei che non ha mai sollevato questioni di “genere”, non ha mai utilizzato “sconti” riservati al gentil sesso.
D’altronde parla per frasi brevi, nette, polemiche. Usa un tono assertivo, quasi aggressivo, come è consono al suo ruolo di (unica) opposizione. Ma non è ossessionata dalla comunicazione.

Le basta un tweet per sostenere la protesta di una categoria o per cavalcare la reazione infuriata di una corporazione.
Fa vita riservata e -a differenza di altri- non vive sulla strada per intercettare un fan desideroso di selfie o un giornalista in cerca di una battuta.
Certamente non ha dovuto rivendicare “quote” riservate, considerato che il partito lo ha costruito in prima persona, a sua immagine e somiglianza.
E fino ad oggi non ha avuto concorrenza interna.
Cambierà tutto da domani, visto l’arrivo negli organici del partito di personaggi di diversa provenienza ma noti ed ingombranti.

Questo però non vuol dire che Giorgia non tenga alla sua femminilità. Non è un ragazzaccio mancato.
Ha sempre un trucco perfetto, primi piani stretti per evidenziare gli occhi, pochi sorrisi ma autentici, non forzati. Deve essere una col senso dell’ironia, che sa divertirsi.
Fa impressione che non ci faccia impressione quando la vediamo in mezzo a due orgogliosi esemplari di “macho” italico, seppur di generazioni diverse.  
Che a quanto pare sa tenere a bada perfettamente.
Con Salvini sembrano due compagni di scuola che si fanno i dispetti e si tirano i capelli.

Mentre l’atteggiamento verso Berlusconi appare quello riservato al nonno ricco che bisogna sopportare, anche se inventa di essere stato lui ad aver risolto tutti i problemi dell’Italia e del mondo.
Se fosse capitato ad una donna della sinistra di essere il possibile se non addirittura il probabile Capo del governo, si sarebbero costruite “narrazioni” infinite e si sarebbe disturbata la Storia.
Nel suo caso la prospettiva della prima donna “presidente” appare ordinaria amministrazione (forse perché molti lavorano perché non succeda).
Una carrellata sulla presenza femminile nelle aule parlamentari fa notare che in passato le non numerosissime onorevoli di sinistra erano di solito mature e occhialute.
Quel ruolo avevano dovuto conquistarlo con fatica e sacrificio. Studio, poi studio e infine lavoro politico sul territorio.

Non si può dire che Berlusconi, in epoche più recenti, sia stato avaro nei confronti delle donne in politica. Giovani, avvenenti, entusiaste anche se un po’ stereotipate.
La consistenza numerica era talmente alta che proprio nei gruppi parlamentari Silvio ha individuato i suoi più recenti affetti “stabili”. La precedente fidanzata e la “quasi moglie” di oggi.
Ma la eccezionalità di Giorgia sta proprio nel suo terreno di gioco: l’estrema destra.
Se c’era un luogo esclusivamente maschile era quello.
Avete presente un volto o un nome di donna nel Movimento sociale italiano o in Alleanza nazionale?
Sì, quello di “donna Assunta”, unicamente perché vedova di Giorgio Almirante.

D’altronde -volendo tornare alle polemiche di oggi- vi ricordate donne famose nel fascismo?
Se togliete moglie e amante di Mussolini non rimane nulla. Proprio per i palati più sofisticati possiamo aggiungere Margherita Sarfatti.
Per questo -al momento- la carriera di Meloni è straordinaria.
Ma attenzione! Troppo facile fare la cattiva che dice sempre di no (a condizione che non blocchi o impedisca nulla), il problema è quando il Paese lo devi mandare avanti e fare crescere il più rapidamente possibile.

Una leader abbisogna non solo di credibilità (come direbbe Draghi) ma anche di immagine.
Recentemente la presidente di FdI sta più attenta a nascondere le sue inflessioni romanesche. Siccome ci riesce benissimo sospetto che in passato ciò fosse voluto per confermare una “autenticità” di borgata (identitaria contro le caste e le élite).

Di una cosa mi sento sicuro: gli italiani non gradirebbero da un premier uomo il comiziaccio urlato da Meloni in Spagna al congresso di Vox, figuriamoci da un premier donna.
Gianlucaveronesi