di GIANFRANCO ARMENIA

Ci siamo. Dopo decenni di inutili tentativi secessionisti una Lega in crisi impone al governo di porre all’ordine del giorno, come concordato, il tema dell’Autonomia Differenziata.

Per capirci non parliamo più di nord contro sud e centro a guardare, ma di 3-4 regioni che arrafferebbero ai danni del resto, comunque già ampiamente meridionalizzato.

Concelebranti: Forza Italia in imbarazzo, PD a trazione emiliana senza più rapporto coi territori meridionali, Calenda con le neofite Gelmini e Carfagna damigelle d’onore, 5 Stelle ancora prigionieri di pregiudiziali anti-infrastrutture.

In soldoni circa il 30% delle entrate fiscali ristornati alle regioni forti dimenticando per sempre equità e solidarietà, vincoli fondanti di una comunità nazionale.

Potremmo aggiungere le centinaia di milioni (solo di prestazioni oltre le spese dei familiari) provenienti dal pellegrinaggio sanitario (alla faccia del Pnrr), le cifre imponenti dell’esodo giovanile in cerca di alta formazione, il contributo già di manodopera,  oggi di emigrazione prevalentemente intellettuale , la circolazione di beni, servizi e persone rallentata da infrastrutture fatiscenti che aumentano i costi per cittadini ed imprese, chicca finale una sicurezza pubblica per la quale è possibile sospettare qualcosa di peggio dello scarso impegno.

I proponenti chiedono anche potestà (podestà?) legislative ulteriori su materie che dovrebbero restare di competenza statale. (Visto il pessimo andazzo in materia di rapporto spesa servizi c’è da auspicare un ulteriore ritorno di competenze allo stato ed un profondo ripensamento dell’attuale struttura regionale con alleggerimenti di una spesa burocratica non più sopportabile).

Mentre uno Stato normale, con politici meno ubriachi di social e più attenti alle vere esigenze dell’intero paese, dovrebbe proporre un grande piano poliennale di perequazione civile e sociale che tornerebbe a beneficio dell’intera Nazione, si vogliono sottrarre risorse comuni dall’erario per finalizzarle ad investimenti autonomistici e non solidaristici, anzi destinati ad attrarre altre risorse economiche e sociali dal resto del paese che viene ulteriormente impoverito.

I cittadini, di ogni latitudine, che in materia di diritti civili, solidarietà, perequazione e sviluppo armonico della Nazione, intendono mandare un messaggio ultimativo e definitivo alle forze di governo ed ai loro consapevoli sostenitori dall’opposizione sono chiamati ad esprimersi concorrendo alla raccolta firme a sostegno del DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE: Modifica dell’articolo 116 comma 3 della Costituzione e dell’art. 117, commi 1, 2, 3