Caro direttore, già nel 1983 la consultazione di Almirante da parte di Craxi rappresentò una rottura del cosiddetto arco costituzionale e divenne ulteriore motivo dell’odio comunista verso Bettino ed i socialisti, prosecuzione delle accuse di social-fascismo negli anni 20-30 e tappa nell’odio verso il sistema abbattuto per via giudiziaria.

Il tutto ispirato da un partito costituzionale in Italia e filosovietico nell’anima di quanti, in Russia, avevano partecipato alla eliminazione dei compagni critici ed in Italia avevano continuato a vivere con lo zaino sotto il letto e con informative all’URSS in cambio di cospicui finanziamenti amnistiati per tempo.

La mancata convinta partecipazione di tutti i partiti al sistema democratico ed alla gestione alternata dello Stato, il rifiuto, anche grazie alle procure “impegnate”, della Grande Riforma che avrebbe semplificato il quadro politico garantendo la governabilità, ha determinato il susseguirsi di pseudo riforme costituzionali ed elettorali, mai decise con il consenso popolare garantito da una Costituente ma deliberate a misura del “ducetto” di turno, destro o sinistro che fosse.

Le ultime, costruite per garantire l’elezione dei propri fedelissimi compagni di merende ed allontanare l’accesso al potere delle destre hanno impattato con l’incapacità cronica dei capetti di turno, in particolare con il fallimento storico del catto-comunismo di togliattiana e berlingueriana ascendenza, crollato sotto l’insipienza di incapaci, ex comunisti e democristiani, e sotto l’inutile ricerca popolare di palliativi nei nuovi politici, comici o buffoni di turno.

La riduzione ai minimi termini di un partito, riformista a parole e trasformista nella ragione sociale, pone ancora una volta la questione irrisolta di uno schieramento riformista alternativo ad una destra ormai coagulata attorno a Giorgia Meloni e che verosimilmente governerà per tempi non brevi e tali da indurre nel sistema modifiche consistenti.

Non è più possibile continuare a demonizzare gli avversari politici attraverso l’odio ideologico-giudiziario, è ora di determinare uno schieramento riformista, progressista e legato agli interessi delle classi più penalizzate da un sistema basato sulla finanziarizzazione speculativa, interna e soprattutto internazionale, di ogni aspetto economico, civile, culturale, a scapito del lavoro e delle vecchie e nuove povertà , materiali e spirituali, recuperando i principi fondanti della partecipazione di cattolici e socialisti alla vita politica: solidarismo e mutualità nelle forme del ventunesimo secolo.

In questo quadro un ruolo strategico spetta alle politiche per il nuovo mezzogiorno che ormai comprende, accanto al Sud tradizionale, anche molte della Regioni del Centro-Italia.

Sono ben conosciute, e disattese, le necessità del mezzogiorno: perequazione di strutture e servizi, lavoro produttivo, sicurezza, gestione complessiva e sistemica dei progetti di sviluppo.

Questo nuovo riformismo meridionalista è funzionale anche agli interessi delle altre Regioni, in un quadro europeo che vede al Sud le risorse territoriali, demografiche, culturali per costituire il nuovo Hub verso i traffici energetici e produttivi mondiali.

Su questi terreni vanno definite proposte di riforma e progetti economici che coinvolgano nord e sud in una nuova stagione riformatrice, con contenuti da confrontare con quelli delle destre e sui quali concorrere ad una reale alternanza di governo. È il bello della democrazia, ragazzi!

Un saluto Gianfranco Armenia