di GIOVANNI MINISOLA

La Fibromialgia è una malattia reumatologica cronica molto diffusa che interessa almeno due milioni di italiani, in prevalenza donne, generalmente ben controllabile con la corretta terapia. Schematicamente può essere suddivisa in una forma primaria e in una secondaria ad altre patologie, prevalentemente di tipo reumatologico e neurologico, con le quali viene spesso confusa e, pertanto, impropriamente trattata.

La Fibromialgia si caratterizza, tra l’altro, per la presenza di dolori muscolo-scheletrici generalizzati, per una sensazione di stanchezza e per uno stato di tensione e contrazione muscolare.

Oltre a questi sintomi i soggetti con Fibromialgia si lamentano molto spesso per altri disturbi che non hanno alcun rapporto con il sistema muscolo-scheletrico: difficoltà di concentrazione, sonno non ristoratore, disturbi digestivi, frequente bisogno di urinare, sensazione di bocca secca, formicolii, episodi di tachicardia, fame d’aria, ansietà e depressione.

La sintomatologia dolorosa è di grado variabile, sia per quanto riguarda la durata, sia per quanto riguarda concerne l’intensità. Di notte non viene avvertita, ma il sonno non è soddisfacente e chi soffre di Fibromialgia si sveglia stanco perché ha dormito male e non hanno risposato bene.

Solitamente la Fibromialgia compare nelle donne di età compresa tra i 20 e i 40 anni, ma anche uomini e soggetti più giovani o di età più avanzata possono essere interessati da questa malattia la cui insorgenza è spesso riconducibile a fattori scatenanti di vario tipo come. ad esempio, eventi traumatici, situazioni stressanti o malattie.

Non è raro ed è anzi molto frequente che nella famiglia vi siano altri casi di Fibromialgia a dimostrazione che esiste una predisposizione generica. In soggetti predisposti, i fattori genetici interagiscono con quelli ambientali e favoriscono l’insorgenza della malattia.

Son molte le condizioni che possono favorire la comparsa dei sintomi o il loro peggioramento e in particolare quelle ambientali, come l’umidità e le correnti d’aria. Il lungo periodo di lockdown e lo stare in casa chiusi e isolati dal mondo esterno hanno influito negativamente sui sintomi di ansia e depressione tipici di chi soffre di Fibromialgia.

Poiché i sintomi sono numerosi e di vario tipo è molto frequente che i pazienti consultano medici con diverse specializzazioni prima che venga effettuata un’esatta diagnosi. Ad esempio, può accadere che una giovane donna con disturbi digestivi si rivolga a un gastroenterologo il quale, sulla base dei sintomi riferiti, ipotizza o formula una diagnosi di colon irritabile che, peraltro, è una condizione frequentemente associata alla Fibromialgia. Ciò, naturalmente, ritarda la diagnosi e, conseguentemente, il suo trattamento tempestivo e appropriato.

Per riconoscere la Fibromialgia è necessaria molta esperienza. Il medico deve porre domande finalizzate a mettere in evidenza sintomi ai quali il malato può non attribuire una particolare importanza o che ritiene dipendenti da altre patologie. A complicare le cose è l’assenza di un’analisi specifica della malattia che, peraltro, può essere associata o secondaria ad altre patologie. Chi si occupa di Fibromialgia deve fare riferimento a specifici criteri che consentono di ridurre al minimo il rischio di errore diagnostico.

L’intervento terapeutico è complesso e deve essere personalizzato perché ogni soggetto fibromialgico ha specifiche caratteristiche cliniche e, quindi, specifici bisogni assistenziali. Il trattamento prevede terapie farmacologiche e non farmacologiche. Tra le prime, a seconda dei casi, farmaci antidolorifici, antidepressivi e decontratturanti; tra le seconde, la terapia fisica e agenti antiossidanti, come il coenzima Q10. In tutti i casi è indispensabile ottimizzare il rapporto medico-paziente; quest’ultimo va educato a conoscere la sua malattia per poterla affrontare nel migliore dei modi e con successo.

E’ sempre raccomandabile un’attività fisica aerobica non eccessiva ma costante. Sono sicuramente consigliate lunghe passeggiate su terreni non accidentati. Utili i massaggi decontratturanti ei bagni termali, che possono alleviare il dolore, rilassare la muscolatura e migliorare le attività neuromotorie.

E’ molto importante vivere in un ambiente familiare sereno in cui non ci siano tensioni emotive. Chi soffre di Fibromialgia deve cercare una buona vita sociale e di relazione e di socializzare, deve evitare condizioni stressanti e la solitudine. coltivando interessi anche fuori dalle mura domestiche, come purtroppo non è stato possibile fare nei lungi mesi di lockdown durante il periodo pandemico.

In questo ambito si inserisce la possibilità che i fibromialgici possano sviluppare un disagio socio-psicologico post-lockdown caratterizzato da uno stato di insicurezza, ansietà, irritabilità per il timore della ripresa, dopo un lungo periodo di interruzione delle consuete attività di vita quotidiana. Tutto ciò risulta particolarmente pesante se va a sommarsi a problemi legati alla compromissione articolare dell’artrite reumatoide nei casi in cui le due condizioni coesistono.

Curare l’alimentazione è sicuramente opportuno perché l’alimentazione può aiutare a migliorare i sintomi. Sono indicate frutta e verdura ricche di antiossidanti e fibre, olio extravergine d’oliva, pesce, cerali integrali. Occorre limitare fortemente il consumo di bevande alcoliche e i cibi piccanti o speziati perché possono scatenare o peggiorare i problemi digestivi tipici dei fibromialgici. L’alimentazione deve essere sana ed equilibrata, evitando pasti abbondanti.

La Fibromialgia è una malattia che modifica negativamente e in varia misura la qualità di vita di chi ne soffre. E’ comunque possibile gestire e controllare i vari sintomi purché il paziente sia collaborativo e osservi scrupolosamente i consigli del medico.

Per raggiungere l’obiettivo terapeutico è tavolta necessario un approccio multidisciplinare, specie se esiste una componente ansioso-depressiva meritevole di grado tale da richiedere un intervento specifico. La programmazione terapeutica a 360 gradi consente generalmente di fronteggiare con successo una patologia, come la Fibromialgia, cronica e potenzialmente invalidante.