di GIANCARLO GOVERNI

Quando facevo il programma Ritratti per Raitre (ne ho fatti una sessantina) ogni anno andavo dal direttore di Raitre con un elenco di personaggi degni di essere trattati nel programma. Immancabilmente mettevo il nome di Pierangelo Bertoli, un grande poeta e musicista, disabile in carrozzina che si è adoperato per l’abbattimento delle barriere, anche quelle televisive.

Immancabilmente Bertoli mi veniva rifiutato senza un perché. Mi disse di sì, con entusiasmo, Stefano Coletta, e finalmente Pierangelo Bertoli ebbe il suo Ritratto nella nuova versione de I grandi Protagonisti, che però andò in onda una volta sola, mentre gli altri Ritratti venivano replicati ad ogni anniversario. Alcuni, come quello di Lucio Battisti, saranno  andati in onda, negli anni,  anche una ventina di volte.

Quest’anno avremo due anniversari importanti, vent’anni dalla morte e ottanta dalla nascita. Raitre avvisata in tempo ha detto no alla trasmissione.

Quindi, non potendo mandarlo in onda, ho deciso di raccontarlo, il programma dedicato a Bertoli, ai lettori de Il Mondo Nuovo.

Tanti anni fa (40… 45… chissà?)  Caterina Caselli che aveva iniziato il suo lavoro di talent scout mi portò un 45 giri con una bella faccia stampata sopra. Il titolo era “Eppure soffia” e la faccia era quella di Pierangelo Bertoli. Lo ascoltai e ne rimasi affascinato. Invitai subito Pierangelo a un concerto che noi della Seconda Rete tenevamo a Bologna il 25 aprile e che si intitolava “canto per la Libertà”. Caterina era titubante perché pensava che in Rai non si volesse mostrare i disabili, le persone in carrozzina, i non vedenti, perché potevano “turbare”. Dissi a Caterina che noi della Seconda rete diretta da Massimo Fichera stavamo facendo cadere tutti i tabù e avremmo fatto cadere anche questo. Pierangelo salì sul palco con la sua carrozzina inquadrato dalla telecamera.

Con questo straordinario cantautore, un vero poeta proletario, con la sua voce vera e con le sue melodie dolcissime, strinsi un rapporto di stima e di amicizia forte che lui volle suggellare chiedendomi di scrivere la presentazione del suo primo lp, “Il centro del fiume”.

Ho seguito tutta la sua carriera straordinaria, facendolo partecipare ad altri programmi televisivi, e fino al trionfo di Sanremo con i Tazenda, dove ebbe una standing ovation interminabile e fuori da tutte le regole.

Quando Pierangelo ci ha lasciato ho pensato subito di raccontarlo in uno dei miei programmi ma ho trovato sempre un muro.

Ci ho messo molti anni ma alla fine ce la feci.  Con la nostra troupe diretta, come al solito, da Silvio Governi siamo partiti per il viaggio sulle tracce di Pierangelo. Siamo partiti da Roma, a casa di una sua grande collega, Fiorella Mannoia, che Pierangelo da corista qual era trasformò in quella straordinaria solista e cantautrice che è diventata. L’occasione fu il bellissimo duetto “Pescatore”, una canzone che parla di fatica, di morte ma anche d’amore. Poi siamo andati a trovare il compianto Bibi Ballandi che diventò un grande produttore televisivo ma all’epoca faceva l’impresario che si prese cura di Pierangelo e lo mandò in giro per l’Italia a farsi conoscere.

Poi a Sassuolo, la sua città, passando per Bologna per ricordare con Rino Maenza la prima volta che Pierangelo apparve in televisione in carrozzina, rompendo un tabù duro a morire. Forse quel giorno iniziò la guerra per l’abbattimento delle barriere di cui Bertoli fu il portabandiera.

A guidarci a Sassuolo è stato il figlio Alberto, anche lui cantautore, che tiene viva la fiaccola di suo Padre. A Sassuolo tutto parla di lui e la sua memoria è ancora viva, qui abbiamo incontrato i suoi amici e collaboratori come Marco Dieci e Luca Bonaffini, qui abbiamo incontrato Filippo Nediani da tutti conosciuto come Nek che ricorda con emozione il giorno e l’occasione quando cantò insieme a Pierangelo. E poi Ligabue che da Bertoli fu lanciato.
Ma l’occasione più emozionante di Sassuolo è stata quella del ricordo della sua vita di disabile, degli amici che lo portavano in braccio a giocare e a divertirsi come fanno tutti i ragazzi del mondo, della scuola che non aveva potuto frequentare perché non poteva accoglierlo e gestirlo e soprattutto la casa dove, per entrare doveva arrampicarsi dalla finestra. Insomma siamo riusciti a ricostruire la vita difficile, affrontata “a muso duro” di questo nostro grande poeta. La riprova l’abbiamo avuta proprio a Sassuolo quando, durante il festival della filosofia, il programma è stato presentato in anteprima a un migliaio di sassolesi entusiasti e felici di rivivere il loro grande Pierangelo Bertoli.