di RAFFAELE ARAGONA

VENTI SETTEMBRE, L’ESTATE FINIVA
ma l’autunno, quell’anno, era bello per noi

È segnato nel tempo
il ricordo marcato
d’un incontro felice.
Come un battito d’ala
si sperdeva negli occhi
inarrestabilmente:
l’avverarsi d’un sogno,
a quel punto,
con un’eco di gioia
confondeva le voci
tra fremiti di labbra.

È nostra la voce sincera
che dice la stessa parola:
la mèta agognata, raggiunta,
fa vivere gli occhi
d’improvvisa tensione;
– ti torna alla mente
l’azzurro del mare? –
l’occhiata gettata furtiva
ogni volta pareva rapire.

Cominciavano intanto
a cadere le foglie,
le pagine appena ingiallite,
finivano a terra
staccate dal tronco.
Son tue le carezze,
gli abbracci che voglio,
la mano che stringa più forte,
la mano che incolli le labbra.
Vorrei pure che tu
mi facessi trovare
il sorriso sul viso,
e rileggervi un nome
inciso a caratteri d’oro.

Potrà forse sorprendere l’esistenza di una seconda lettura di questa lirica dettata dai sinceri e veritieri sentimenti espressi da un innamorato. Potrà certamente sorprendere coloro i quali ignorano le meraviglie della scrittura che caratterizza la vera enigmistica.
È così che questi 36 versi, divisi in tre strofe di 11, 11 e 14 versi, ammettono una diversa lettura dove l’anagramma è soltanto il pretesto per il loro svolgimento. Si tratta di un “anagramma diviso” con le parti goal + rete = legatore che possono intravedersi ciascuna nelle rispettive tre strofe.

GOAL
Il punto del gioco del calcio, la “rete”, è segnato, è marcato nel tempo (uno dei due tempi della partita) di un incontro felice, la partita conclusasi in modo felice, con successo.
È stato un battito d’ala (un colpo di un’ala della squadra, l’ala sinistra o l’ala destra) che è andato sperso inarrestabilmente (senza poter essere parato) negli occhi della rete, nelle maglie della rete di porta; e così con quel punto segnato è stato l’avverarsi di un sogno, con un’eco di gioia, la gioia espressa dal pubblico in una confusione di voci tra i fremiti dei tifosi.

RETE
È italiana la voce (il lemma) che dice la stessa cosa, è la meta agognata, raggiunta (il goal segnato) che fa tendere improvvisamente gli occhi della rete di porta; la parola rete, però, può anche far tornare alla mente l’azzurro del mare con la rete da pesca occhiata, fatta di tante maglie, gettata ogni volta, pareva rapire furtivamente i pesci in essa trattenuti.

LEGATORE

Con l’inizio d’autunno cominciavano a cadere le foglie, a spaginarsi i fogli del libro, le pagine anche ingiallite dal tempo, le quali finivano staccate dal tronco, dal dorso del volume.

Sono quelle del legatore le carezze, le attenzioni che il libro attende, gli abbracci, le strette con la mano, la morsa che stringa forte e il bacio, la spalmatura di colla che fissi le labbra, i lembi delle pagine.

E si vorrebbe anche che il legatore faccia ritrovare sul fronte un titolo ridente con un nome inciso a caratteri d’oro.