di GIANCARLO GOVERNI

Nel mese di agosto del 1994 moriva Domenico Modugno. Di lui e della sua opera colossale, vogliamo ricordare la sua canzone Volare, che rivoluzionò la canzone italiana e accompagnò l’opera di modernizzazione del Paese. 

A ridosso degli anni Sessanta, l’Italia che saluta a Sanremo la vittoria della canzone Nel blu dipinto di blu, cantata da Domenico Modugno, sta cambiando con incredibile velocità. E’ un’Italia che spicca la corsa, come l’autore della canzone, che al Festival viene salutato come il nuovo astro della musica leggera e come colui che interpreta con quel grido, VOLARE, le ansie di progresso di un paese che esce da una cultura di miseria e di arretratezza.

Ora questo paese vuole correre e ingrana la quarta, come le auto che escono sempre più numerose dalla catene di montaggio e a frotte si riversano sulle strade, provocando i primi maxi-ingorghi nelle città impreparate a riceverle. E’ la febbre dello quattro ruote che però significano viaggiare, spostarsi in fretta, scoprire il mondo circostante, andare al mare la mattina e tornare la sera, fare nuove conoscenze, socializzare, cambiare mentalità, modo di pensare. In una parola, cambiare musica

Chi non è cambiato in quegli anni è proprio la canzone italiana. Musica e parole riflettono i sentimenti che costituiscono i temi ossessivi di una Italia contadina, ancorata a sensi di colpa ancestrali, a traumi incancellabili, a valori come l’onore, la fedeltà, l’amore eterno, il tradimento, la famiglia patriarcale. Anche al cinema i titoli sono Catene, Tormento, Vortice, Pietà per chi cade, I figli di nessuno e i protagonisti oscillano tra amore e morte, violenze subite, vendette, sangue. Sentimenti e valori che si ritrovano puntualmente  nelle canzoni di Sanremo, trionfo di patria, vecchi scarponi, mamme tristi, amori finiti, addii strazianti, lacrime copiose. Basta riascoltare le canzoni vincitrici delle prime sette edizioni per rendersene conto:

1951, ‘Grazie dei fior’ che ricordano il nostro amore impossibile…

1952, ‘Vola colomba’, verso il mio amore lontano da cui mi han diviso…

1953, ‘Viale d’autunno’, triste e ingiallito, dove il nostro amore è finito…

1954, E gli anni passano, i figli crescono, le mamme invecchiano…

1955, ‘Buongiorno tristezza’, amica della mia malinconia, piangono le foglie gialle…

1956 ‘Aprite le finestre’ al nuovo sole, è primavera, forse qualcosa sta per cambiare…

1957 ‘Corde della mia chitarra’, nulla cambia e tutto sembra inutile se non mi ascolti tu…

I giovani hanno cominciato invece ad ascoltare i nuovi ritmi arrivati dall’America e sparati a tutto volume dai juke box: sono gli scatenati rock and roll che stanno elettrizzando immense platee con i contorcimenti selvaggi, le grida isteriche, il suono tagliente delle chitarre elettriche, il ritmo scatenato. E con parole diverse da quelle delle nostre canzoni. Parole incomprensibili, magari, ma il loro suono  è musicale,  e conquista, esalta, ubriaca.

Per fortuna, anche da noi c’è chi ha cominciato a cambiare, come Renato Carosone, che con il suo complesso di mattocchi mette allegria e inventa un modo tutto ironico di eseguire le canzoni. O come Fred Buscaglione, che racconta storie parodistiche di gangster e pupe, di donne piccole così che tirano sberle grandi così. Se Buscaglione veste il doppiopetto gessato come i boss americani, Carosone si riallaccia alla canzone napoletana e reinventa i suoi personaggi. Su quella strada ironica e scapigliata è già lanciato da tempo anche Domenico Modugno.

Proprio mentre al Festival di Sanremo Modugno e Johnny Dorelli  lanciano  Volare e con quella parola e quel gesto trascinano tutti, per un incredibile scherzo del fuso orario e dei programmi della NASA viene lanciato a Cape Canaveral il primo satellite americano, l’Explorer. La sfida spaziale tra Stati Uniti e Unione Sovietica, che ha già lanciato due Sputnik, arriva così al suo apogeo e anche l’Italia vola in qualche modo lassù, nel cosmo, grazie alla fantasia di Modugno, che fa sentire gli italiani proiettati verso il futuro.

E’ come se si avverasse l’antico e moderno sogno dell’uomo di librarsi nello spazio, il sogno di Icaro e Leonardo, lo stesso che ha spinto i primi ardimentosi piloti delle macchine volanti. Una sensazione che si rinnova ogni giorno in ciascuno di noi, legata come sembra anche all’impulso sessuale, del quale, dicono gli psicologhi, il volo è la sublimazione.

Negli Stati Uniti, Volare, come ormai la canzone è da tutti chiamata, resta in testa alle classifiche per tredici settimane, viene incisa dai più grandi cantanti e dalle più famose orchestre e venderà, a conti fatti, oltre 22 milioni di copie. Modugno viene pagato a peso d’oro e le sue canzoni conquistano non solo i nostri emigranti, avidi di ascoltare la voce della patria lontana, bensì il grande pubblico americano, che fa la fila fuori dei teatri ed accoglie Modugno come un grande di tutti i tempi.

Oggi possiamo dire che Modugno e la sua canzone “Nel blu dipinto di blu”, subito ribattezzata Volare, sono lo spartiacque della storia della canzone italiana, come l’inizio di una rivoluzione che ha accompagnato il miracolo economico italiano.