Uno degli investimenti più rilevanti per il Piemonte naviga a vista vittima di troppi cambi di strategia rischia di perdere i finanziamenti governativi.


di FEDERICO DI GIULI

A lanciare l’allarme, tra gli altri, è Osservatorio 21 una delle più prestigiose associazioni del civismo politico torinese che da diversi anni monitora il percorso progettuale e decisionale del nuovo polo sanitario.

Il Parco della Salute della Ricerca e dell’Innovazione, una delle poche opere che da sola è in grado di riassumere lo sforzo di modernizzazione e transizione che la Regione Piemonte e la Città di Torino stanno cercando di compiere, rischia di essere azzoppata da una serie di infelici ripensamenti delle strategie sanitarie.

L’idea di vendere almeno in parte le aree su cui insiste il grande ospedale “Molinette”, concepito un secolo fa estremamente costoso ed energivoro, per costruirne uno completamente nuovo è stata accarezzata per diversi decenni ma finalmente nel 2017 con un importante accordo di programma ha trovato una forma precisa ed una localizzazione. L’area individuata è di 313.725 Mq. adiacente al Lingotto, con una buona accessibilità e non lontana dal vecchio complesso ospedaliero.

Il costo stimato dell’intervento è di circa 650 milioni di Euro ma naturalmente l’investimento complessivo sarà molto maggiore e dovrebbe fare da volano ad un corposo impegno dell’industria privata.

Il nuovo Parco della salute dovrà rappresentare l’infrastruttura di eccellenza della sanità piemontese non solo per la cura ma anche per la ricerca e la sperimentazione. Un investimento mirato al miglioramento del welfare ma anche allo sviluppo economico specie in quei settori che vedono le competenze tipiche della cultura politecnica e industriale sposarsi con quelle sanitarie: digitalizzazione, nuovi materiali, biotecnologie, telemedicina e altri.

Fino a qui la parte bella della storia perché adesso è il momento di passare dalla teoria alla pratica e la macchina decisionale e amministrativa comincia a mostrare le prime crepe.

Le traiettorie dei diversi soggetti coinvolti come è naturale che sia non sono sempre coerenti, i tempi si dilatano, le giunte si susseguono e spesso i nuovi amministratori ereditano decisioni di cui non sentono il mandato. Quello che dovrebbe diventare un centro di eccellenza di un più moderno modello di welfare rischia di trasformarsi nella semplice realizzazione di un nuovo grande ospedale.

La società civile torinese si è attivata fin da subito giocando un ruolo fondamentale di stimolo e tenendo accesi i riflettori sul percorso politico del progetto. La richiesta fondamentale avanzata dai civici e quella di nominare un Project manager che si intesti la responsabilità di completare l’opera nei tempi previsti e secondo le indicazioni del governo non ha incontrato finora il favore dalle amministrazioni.

Il timore è che le tante iniziative collegate al PNRR finiscano per mettere sotto eccessiva pressione la struttura tecnica dell’amministrazione pubblica anche in regioni che hanno dimostrato ancora nei primi anni 2000 ottima capacità esecutiva e progettuale. Le opere connesse alle Olimpiadi del 2006 o al passante ferroviario sono state il prodotto di una tradizione che ora sembra inceppata. Proprio nella stessa area che dovrà ospitare il Parco della salute, il grattacielo della Regione quasi completato e abbandonato per decenni in modo bipartisan da amministrazioni di ogni colore come un guscio alla deriva, è lì a testimoniare un rischio molto concreto.

Prima di realizzare opere edilizie molto complesse ed impegnative è fondamentale dotarsi di un modello di gestione e organizzativo per il dopo. Individuare le persone e iniziare la formazione e la promozione con anticipo anche per ottimizzare il ritorno dell’investimento.

Un percorso di questo tipo obbliga la politica ed in generale la Pubblica amministrazione a dialogare con l’esterno e condividere i proprio obiettivi in un confronto continuo tra chi progetta, chi decide, chi realizza, chi gestisce; per farlo è necessario dotarsi di strumenti tecnici e competenze per organizzare processi partecipati e inquadrarli in una rigida programmazione per rispettare i tempi della realizzazione.

La nomina di un Project Manager che si intesti la missione di portare a termine l’opera, stimolando i diversi soggetti coinvolti a rispettare i tempi ed esprimersi mantenendo salda la visione strategica e gli obiettivi ispiratori, diverrebbe interprete di un ruolo tecnico sufficientemente indipendente da non subire le pressioni di lobbies, gruppi di interesse e fibrillazioni partitiche, capace di servire gli obiettivi della politica.