
L’ accessibilità si coniuga con la geometria dei luoghi e della loro praticabilità; è specchio della ricerca di un equilibrio anche politicamente ordinato e regolato. Nella Politica (IV sec.a.C), Aristotele dedica una lunga sezione a Ippodamo di Mileto, architetto, urbanista, ideatore della pianta ortogonale di molte città greche. L’impianto ippodameo è riconoscibile nell’ordinata struttura a scacchiera, in cui il modello ortogonale si adatta alla topografia del territorio. Aristotele apprezza la dignità di un pensatore politico, prima ancora che l’abilità di un architetto.
Nel modo greco l’indagine sugli spazi -luoghi delle città è anche una riflessione politica sulla comunità e sui rapporti tra i suoi cittadini.
L’accessibilità fisica, culturale, sociale, educativa, di mobilità è condizione necessaria di Civismo ed è un suo atto politico.
Riprendendo il concetto di Civismo come parola ombrello e “chewing gum”, perchè spesso la tiri da tutte le parti, ha un minimo comun denominatore: è una relazione virtuosa ed efficace fra la domanda di servizi/beni e di infrastrutture dei cittadini e l’assetto istituzionale non in senso giuridico, ma come portfolio di offerta utile per soddisfare le loro aspettative.
L’accessibilità ad un “luogo” rientra nel Civismo e si evidenzia quando passa dalla genericità alla segmentazione (luogo accessibile per chi?).
La divisione fra disabili (13 milioni di italiani) e normo-dotati è un concetto superato che non favorisce l’inclusione nella risoluzione dei problemi che ogni disabile ha nella vita quotidiana.
L’accessibilità per i disabili non si può limitare ad una maggiore gentilezza quasi compassionevole, ma deve far percepire che i servizi offerti sono “taylored” e non sono un “supplemento d’anima” filantropica applicato all’offerta di servizi.
Il dibattito è aperto e “Non ci sono disabili e non disabili, ma persone diverse che hanno bisogni diversi, con caratteristiche diverse, che devono poter usufruire dell’ambiente che li circonda in modo libero ed egualmente fruibile. Pensiamo ad un condominio: l’ascensore al posto delle scale non favorisce solo l’inquilino disabile, ma anche l’anziano, la donna in gravidanza, chi è in sovrappeso oppure ha problemi respiratori, tutte caratteristiche soggettive non catalogabili come disabilità. Una città accessibile non si deve rivolgere solo ai disabili, ma è un diritto di tutti. Poter camminare con un passeggino per neonati richiede le stesse caratteristiche morfologiche del territorio utili ad una persona in carrozzella, eppure le giovani madri non sono disabili (così si esprime G.Trieste presidente emerito di FIABA-ets)”.
Una declinazione dell’accessibilità è il TURISMO ACCESSIBILE E SOCIALE inteso come l’offerta di servizi turistici che considera i diritti universalistici delle persone con disabilità e degli anziani-silver/age (Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità-2006). E riconosce il valore del tempo libero per tutti: anche per le fasce deboli e fragili, per i cittadini ognuno con la sua domanda.
Nella Convenzione ONU si impone la necessità di considerare la diversità sociale di ogni individuo fin dalla nascita, organizzando una accessibilità funzionale e strutturale, in completa autonomia.
Un universalismo di accesso e gestione della vita.
Con la “Dichiarazione di Montreal” (1996) viene definito cos’è il Turismo Sociale inteso come “creatore di società” in quanto si pone come obiettivo principale quello di garantire a tutti l’accesso alla vacanza ed al tempo libero e contro l’esclusione di chi dispone di minori mezzi finanziari o capacità fisiche ridotte. Inoltre è un attore dello sviluppo locale in quanto promuove la conservazione e la tutela del territorio e delle comunità inclusive.
Questa opzione di sistema è un fattore di crescita di capitale sociale ed economico in quanto produce un costante flusso di persone che assicurano uno sviluppo sociale ed economico.’ Una virtu’ civica.
Protagonista strutturale del turismo sociale e accessibile è l’impreditorialità sociale profit e non profit che “mette a terra” i principi, che abbiamo enunciato, in un contesto dove la percentuale di persone che non possono permettersi le vacanze come “componente di vita vissuta” è ancora alta.
L’Art 13 della Dichiarazione di Montreal afferma che: ”può rivendicare l’appartenenza alla cerchia del turismo sociale qualsiasi impresa turistica (associazione, cooperativa, mutua, fondazione, federazione, impresa senza scopo di lucro, società ecc.) il cui atto costitutivo od oggetto principale indichi con chiarezza l’impegno in un progetto d’interesse generale e la ricerca di un’accessibilità al turismo per il maggior numero di persone, segnando una netta demarcazione dalla ricerca del solo profitto”.
Oggi questa definizione si può considerare un po’ limitante, alla luce dello sviluppo della responsabilità sociale agìta delle imprese profit e dello sviluppo del condizionamento ESG.
Il mercato europeo del turismo accessibile vale circa 400 miliardi e l’Italia per la sua attrattività culturale, artistica, culinaria e paesaggistica può essere leader di mercato a patto che integri la sua capacità di imprenditorialità sociale con una visione di investimenti strutturali facilitanti. Purtroppo però, nella fattispecie, le strutture turistiche per disabili in Europa sono solo il 9% del totale.
Il turismo accessibile è l’offerta di servizi turistici in una” normalizzazione della diversità”. Altrimenti solo le dichiarazioni sono “fuffa”.
La ‘struttura tipo’, orientata al turismo accessibile, non può limitarsi ad avere poche camere accessibili e rispettare solo le norme in materia; deve avere un prodotto-servizio “aumentato” con una progettualità che si basa su alcune di queste “facilities”: l’accessibilità in assoluto, le esigenze dei viaggiatori con ridotte capacità motorie e molte altre.
In sintesi integrazione fra specifico e generale. Ma come si fa a trovare strutture turistiche specializzate? Bisogna “smanettare” e analizzare le piattaforme specializzate on line.
Ci sono operatori web-base che offrono al mercato le opportunità turistiche specifiche. Ognuno di questi ha i suoi criteri, collegati alle esigenze specifiche dell’utente-cliente; poche di esse permettono la prenotazione direttamente dal sito stesso, piuttosto rimandano alla struttura per la prenotazione, limitandosi così ad una semplice segnalazione delle opportunità in una determinata area o con un determinato filtro. Si è notata la prevalenza di piattaforme dedicate alle varie forme di disabilità ed alla segmentazione degli anziani. Alcuni nomi, insieme a tanti altri: Village for all, Handy Superabile, Bookingbility srls, Diversamente Agibile, Village Care e così via.
Una nomenclatura solo per concettualizzare che è indispensabile che questa offerta variegata diventi settore (una “industry”) e crei un’offerta di servizi non per “fare del bene”, ma per “fare bene il fare del bene”.
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