IL FANTASMA RIMPIANTO

Beppe Attene

A metà dell’Ottocento (vale a dire mezz’ora fa rispetto alla Storia della specie umana) uno spettro si aggirava per l’Europa.

Sostenuto dalla potentissima elaborazione di Karl Marx metteva finalmente in chiaro tutto e prospettava la necessità inevitabile di una palingenesi liberatoria che avrebbe coinvolto l’umanità intera.

Tutto era finalmente chiaro.

Il lavoro dell’Uomo, unito al consumo di macchinari anche essi di fattura umana, determinava, nelle merci cui veniva applicato, un valore aggiunto che tuttavia non veniva riconosciuto se non in minima parte a chi aveva prestato a pagamento la propria opera.

Il profitto del capitalista, “il padrone”, derivava quindi dalla ingiusta sottrazione operata ai danni del corretto compenso.

Come non aspettarsi che, in un breve futuro, il socialismo, tramite la “dittatura del proletariato” avrebbe vinto in tutto il mondo per poi dare origine alla società giusta e perfetta?

Sarebbe, insomma, nato finalmente un mondo di eguali senza Stato né Padroni.

Si trattava di una visione capace di improntare di se stessa tutti i linguaggi e tutti i punti di vista.

Prese senso la distinzione tra destra e sinistra che, sino a quel momento, non ne aveva avuto alcuno.

Era di destra chi condivideva l’ingiusto stato delle cose, era di sinistra chi lo voleva cambiare. Tutti, però, ne riconoscevano l’indubitabile esistenza.

Quanto alla posizione che ciascuno avrebbe assunto all’interno del proprio schieramento, ciò dipendeva dagli individui: alcuni portati all’estremizzazione, altri alla mediazione. 

Tutto, di colpo, appariva chiaro e classificabile.

E persino il fatto che un tal Benito avesse potuto passare dalla sinistra più estrema alla parte opposta, beh in fondo si spiegava con la corruzione operata dal Capitale su quello specifico individuo.

È assai confortante disporre di un paradigma capace di spiegare tutto.

Erano passati 120 anni dal primo aggirarsi per l’’Europa dello spettro e noi cantavamo, con Paolo Pietrangeli,

“no alla scuola dei padroni! Via il Governo, dimissioni!”.

Oppure, con Franco Trincale,

“piccolo uomo che leggi il Corriere, mettiti un dito in bocca per vomitare l’oppio che ti dà la borghesia, e vieni nelle file dei proletari!”.

La scelta era ben semplice e chiara.

Qualunque guerra era il prodotto del capitalismo sfruttatore e chi era di sinistra non poteva essere che pacifista ad oltranza.

Qualunque disuguaglianza, qualunque distorsione sociale era da attribuirsi a un “Piano del Capitale” cui illustri e stimabili intellettuali dedicavano giornate, mesi ed anni di intensa ricerca.

E la vittoria finale, no quella non poteva mancarci.

Erano passati meno di dieci anni dal mitico ’68 e fu Gianfranco Manfredi a farci cantare festosi:

“La Crisi è strutturale e’ nata col Capitale, sta dentro al meccanismo di accumulazione e il riformismo non sarà una soluzione.

La crisi è già matura e Marx non si e’ sbagliato quando che ci ha insegnato a prendere lo Stato!”

Sono passati meno di cinquanta anni da quella espressione di felice e consapevole sicurezza. Altri spettri, ben più problematici, sono comparsi e si agitano sull’orizzonte.

In primo luogo la finanziarizzazione dell’economia ha tolto chiarezza e potenza alle analisi sul profitto come derivante dal plusvalore creato dal lavoratore e ad egli ingiustamente non riconosciuto.

Per la verità, già Karl Marx aveva previsto (come in un incubo) questa prospettiva segnalandola nel III Libro di “Il Capitale”.

“Il plusvalore da esso prodotto, qui di nuovo nella forma di denaro, gli appare come cosa che spetti a lui, in quanto tale.

Come per gli alberi il crescere, così al capitale monetario il produrre denaro appare in questa forma una proprietà naturale.”

Si vacilla, dunque, al pensiero che mentre facciamo ricerche sul WEB stiamo anche lavorando e producendo profitti per un capitalista ignoto al quale non possiamo sfuggire.

Ancora peggio stanno le cose quando cerchiamo lucidità e chiarezza sul tema, mai attuale quanto oggi, della guerra che assai troppo facile era attribuire alle perversioni del sistema capitalistico.

Si può essere pacifisti a oltranza di fronte alla Russia che invade militarmente un’altra Nazione?

Siamo, per l’ennesima volta, di fronte a percorsi e comportamenti tipici dell’Homo Sapiens che non possono essere spiegati con gli interessi economici né di casta né di gruppo.

Certo, si dirà che il mondo odierno è assai più complesso di quello del 1848.

Esso è ormai integrato in un’unica rete di comunicazione che permette – costringe tutti ad agire su e sotto tutti.

Ma questo spiega il permanere e protrarsi di guerre di religione che originano da fatti di 1400 anni fa?

E se fosse davvero così che posizione assumere di fronte a organizzazioni e Nazioni terroristiche che spietatamente combattono per imporre modalità e organizzazioni di vita che intendono esplicitamente fare a pezzi le libertà che noi abbiamo conquistato?

Ben lo sappiamo che se dovessero riuscire a distruggere lo Stato d’Israele volgerebbero immediatamente su di noi la loro devastante attenzione.

E se per caso fingiamo di essercene dimenticati, provvedono subito a ricordarcelo.

Anche soltanto con un’auto lanciata contro la folla.

Ci manca, ci manca quello spettro che aggirandosi per l’Europa ci aiutava a capir tutto ma soprattutto a dare un senso alle cose.

Oggi abbiamo a che fare con l’Uomo in quanto specie e con la Storia che esso ogni giorno crea.

Ci aspettano passaggi assai complessi e spesso poco chiari.

Ci manca il filosofo di Treviri ma non sarà frugando nella sua gran barba che ne caveremo piede.