INNAMORAMENTO, AMORE, DELUSIONE

Una ragazza, Parthenope che sorge dall’acqua come Venere, innamorata della vita, dell’amore, del futuro come può esserlo una giovane donna, si presenta a noi così come è nella sua bellezza fatta di semplicità e gioventù.

Fin dalle prime riprese, dalla sua nascita, dalle sue origini, additata come colei che viene da lontano, dichiara la sua tristezza  forse per un rifiuto del suo amato Ulisse come il mito ci tramanda.

Una tristezza consapevole, come di colei che sa ma che, nonostante tutto, prova a convincersi di una realtà altra ed entra così nei particolari per meglio capire il senso di tanto abbandono e perdizione.

Parthenope, ovvero vergine dal canto ammaliatore vinta solo da Orfeo; personaggio divino che, tra mito e realtà, incarna lo spirito di Napoli. Una città questa, una creatura nata da Lei e pertanto amata e protetta come una figlia da una madre,  ma ad un certo punto, come tutti i giovani, Lei sceglierà di esperire la sua vita in piena libertà.

Le conseguenze?

Sono tutte lì visibili da toccare con mano, con il loro volto deturpato dal tradimento di un amore non più perseguito.

Parthenope: un film distribuito nelle sale cinematografiche dall’ottobre dello scorso anno con gli attori, tra gli altri: Celeste Della Porta, Gary Oldman, Silvio Orlando, ha diviso il pubblico nell’analisi della performance, infatti una parte è stata favorevole, l’altra avversa, entrambe pur sempre valide in base al proprio concetto di valutazione, non ultimo da sottolineare  le varie note di alcuni critici piuttosto impreparati a ricevere il confronto con un film così particolare. Alcuni lo hanno addirittura giudicato blasfemo; “Omnia Munda Mundis” diceva Qualcuno! Tutto viene filtrato secondo coscienza personale, capacità di intendere e recepire quanto l’altro tenta di tradurre in immagini.

Non è facile rappresentare Napoli (è di questo  che tratta il film), poiché essa racchiude nel ventre tutto il suo “mistero”, le sue particolarità quasi gelosa dell’immenso patrimonio artistico, paesaggistico e, non ultimo, sociale che solo Lei possiede

Il regista ha voluto, nel film, descriverla per quella che è oggi, non dimenticando la sua origine affidata ad una leggenda; ad una sirena venuta dalla Grecia e arenatasi, dopo il suo lasciarsi andare per amore, sull’isolotto di Megaride da dove di lì in poi sarebbe sorta Neapolis.

Quale nascita e più misteriosa di questa?

Nello sguardo sempre triste della protagonista noi possiamo scorgere tutto il dolore e l’amarezza di colui che, pur amando tanto la sua città, si impone di vederla per come è diventata accettando con rassegnazione tutte le trasformazioni che i suoi concittadini, sordi e ciechi, non hanno saputo gestire ma piuttosto subire.  

Come si può  giudicare un film intimista ed emozionale di tale entità blasfemo?

Lo trovo assolutamente inconcepibile!

Magistrale l’incontro con Tesorone il vescovo incaricato di custodire il miracolo di San Gennaro e cioè lo scioglimento del sangue del Santo. La sua vita scellerata fatta di feste più o meno a sfondo erotico e la sua incapacità di comprendere ed osservare la disciplina religiosa, fanno di Lui un uomo spregiudicato e senza scrupoli definito: il Diavolo. Eppure, nonostante tutto, nella scena in cui si presenta discinto a Parthenope per  un incontro erotico, pronuncia una frase che, al di là dell’apparenza, salva e  sublima quel momento impunemente definito blasfemo; infatti, rivolgendosi a Lei pronta al rapporto, perché sedotta dalla sua sfacciataggine, pronuncia questa frase:  vai piano perché per arrivare a Dio ci vuole tempo!

Traslato: questa frase sublima un atto umano rendendoci partecipi di una creazione che ci avvicina al logos nel suo momento più alto della sua realizzazione.

Plauso al regista, nonché esteta e poeta: Paolo Sorrentino.