![](http://ilmondonuovo.club/wp-content/uploads/2023/02/Giancarlo-Governi.png)
La prima dimensione, la più nota, è quella che è stata immortalata nei ventinove (quasi trenta, perché l’ultimo, Something’s Goto Give è rimasto incompiuto) film che ci ha lasciato. E’ la dimensione, diciamo così, cinetica, quella viva e in movimento la dimensione in cui parla, si muove, sculetta, sorride, ammicca, seduce con le parole e con il linguaggio del corpo. Un corpo che sembra dire: “eccomi qua, mi puoi toccare perché sono viva e sono tua. Basta che tu allunghi le mani”.
Il più clamoroso caso di seduzione collettiva perpetrata attraverso la celluloide!
Billy Wilder, che la detestava per la sua scarsa serietà professionale e per i suoi ritardi sul set (evidentemente non conosceva, o forse non voleva prestarvi fede, le sue condizioni psico-fisiche) ma che l’ammirava moltissimo per le sue qualità di attrice e per il suo essere, totalmente, uno straordinario “animale di cinema”, diceva: “quando riguardo Marilyn Monroe su una pellicola ricevo la sensazione della carne viva. Ho come l’impressione di poterla toccare” .
Ma Marilyn doveva essere anche una grande attrice, se il suo talento riesce a superare quasi sempre la dimensione del fascino che emanavano il suo volto e il suo corpo. Seduce sì, ma la sua non è una seduzione meccanica bensì totale perché arriva attraverso personaggi costruiti con grande talento e con meticolosità.
La seconda dimensione è meno conosciuta, anche se cronologica-mente si è manifestata per prima: la dimensione fotografica. Non dimentichiamo che Marilyn Monroe ha cominciato la sua carriera artistica come fotomodella, quando ancora si chiamava Norma Jean e non aveva subito la seduzione del cinematografo, al quale, del resto, arriverà attraverso la fotografia.
Quelle immagini fisse di ragazzina di provincia grezza ed acerba ma già solare e dolcissima, con quei capelli fulvi e crespi che non sono ancora passati tra le mani sapienti di un vero parrucchiere, lo sguardo involontariamente malizioso, che le scattò André de Dienes nei paesaggi dei pionieri, si può dire che già vivano di vita propria. E che siano arrivate a noi conservando vivi quegli attimi di vita che carpirono e fissarono sulla lastra fotografica.
Marilyn rimase per tutta la vita una fotomodella, anche quando era diventata una diva famosissima. E’ probabile che amasse di più farsi fotografare che comparire davanti alla macchina da presa. Le era comunque molto meno faticoso e più spontaneo. Si ha la sensazione, insomma, che all’obiettivo fotografico si abbandonasse istintivamente mentre forse la macchina da presa le provocava dubbi dolorosi e fatiche talvolta insopportabili.
Raramente Marilyn si negava ad un fotografo, neppure quando qualcuno di loro le chiese di posare nuda, in un’epoca in cui il nudo era tabù in tutto il mondo. Persino negli ultimi giorni della sua vita si concesse alla macchina fotografica nuotando nuda in una piscina. E non volle neppure essere pagata, quasi volesse considerare la sua prestazione come un estremo omaggio all’arte della fotografia ed ai fotografi che tanto avevano contribuito alla costruzione del suo mito. Anche quelle foto – come tutte le altre che documentano, si può dire, ogni fase della vita di Marilyn, dalla pubertà all’esplodere della bellezza fino alla maturità rigogliosa – contengono una capacità di seduzione, pur nella loro fissità, nella loro mancanza di movimento e di parola, pari a quella della dimensione cinematografica. E talvolta anche di più, come nella famosa foto, probabilmente l’ultima della sua vita, in cui affiora (o forse sta per inabissarsi per sempre?) nuda dalla piscina, con la testa ed una coscia.
La terza dimensione è la meno conosciuta perché bisogna estrapolarla dai suoi film, dove spesso canta.
Avevamo sentito cantare Marilyn Monroe in alcuni dei suoi film ma avevamo considerato questa attività complementare a quella cine-matografica. Ascoltate tutte insieme, queste canzoni ci danno la sensazione di una dimensione autonoma. La terza, appunto.
Nel canto, in cui tra l’altro gli spettatori italiani possono sentire la sua vera voce, Marilyn conserva, sprigionando dal suo corpo morbido una voce dolce e delicata, tutte le sue capacità di seduzione.
Quando la sentì per la prima volta in Gli uomini preferiscono le bionde, Zanuck credette che fosse doppiata da una cantante pro-fessionista. I pregiudizi nei suoi confronti dovevano essere ben forti se un intenditore come Zanuck non capì immediatamente che quella non poteva che essere la voce di Marilyn.
SEGNALIAMO
-
TRA MEMORIA PERSONALE E STORIA COLLETTIVA
Giancarlo Governi e gli amici di una vita di Giuseppe Costignola Metti di trovarti una sera davanti a un focolare, con il ceppo che arde lento, irraggiando calore e una luce discreta. Seduto accanto a te l’amato nonno, che nel racconto pacato della sua vita evoca un mondo popolato di figure storiche, artisti, politici e…
-
GIACOMO BONI. UN ARCHEOLOGO IN LOTTA CONTRO IL VINO
di Paolo Nencini Figura 1: Così recitava la didascalia: “Il diametro dei tondini è proporzionato alla estensione delle singole osterie già in esercizio. Altri trentadue osti hanno chiesto al Municipio di aprire nuovi spacci di vino, ma non trovano più locali disponibili.” Probabilmente, al di fuori della cerchia specialistica dei beni culturali e dell’archeologia, non…
-
MARIATERESA DI LASCIA – PRINCIPESSA ESULE IN UNA TERRA TERRA SENZ’ANIMA
di Michele Trecca Faccia a faccia – incontri, letture, miti letterari Quella sera di settembre a Rocchetta è stata festa. In tuo onore. In piazza c’erano tutti, dal sindaco in giù, sicuramente anche il parroco, il medico, il farmacista, proprio tutti, ma non solo la gente del paese, compresi quelli che fino a poco tempo…
-
CI SERVONO RACCONTI NUOVI
di Aldo Di Russo Nel dibattito sul ruolo e sulle prospettive del nostro paese che questa giovane rivista sostiene, si parla spesso di degrado culturale come origine di molti problemi e della necessità di una transizione verso regole diverse da quelle vigenti non più in grado di sostenere lo sviluppo. Significa cambiare paradigmi di analisi…
-
A SALERNO IL PRIMO MONDO NUOVO CLUB
di Antonio Bottiglieri La fase storica che stiamo attraversando si caratterizza per cambiamenti epocali che da un lato producono trasformazioni profonde in ogni campo della vita umana e, dall’altro, impongono la ricerca di nuove soluzioni, nuove forme e nuovi orizzonti per il fare dell’uomo. Una fase che si configura come una vera e propria “rottura…
-
LOURDES, IL MIRACOLO DELLA PACE DEL CUORE
di Giancarlo Governi Ora Lourdes e Bernadette sono diventati un musical di successo che ha raccolto mezzo milione di spettatori in Francia e ora sta sbarcando anche in Italia. A conferma del “Fenomeno Lourdes” che vive e prospera da quasi 170 anni. Cosa è che porta a Lourdes milioni e milioni di persone? La fede…
-
IL MERITO, IL BISOGNO E IL GRANDE TUMULTO
Claudio Martelli Nel 1982, alla conferenza di Rimini dell’allora Partito socialista italiano, Claudio Martelli tenne un discorso divenuto celebre, sul lavoro, sulla scuola, sul ruolo della politica in un paese moderno. In quell’occasione Martelli coniò una formula semplice e destinata a grande fortuna: “Il merito e il bisogno”. A Rimini suscitò commozione l’aver fatto emergere…
-
LA PESANTEZZA DEL TEMPO
di Dalisca Re Lear di William Shakespeare regia di Gabriele Lavia produzione Teatro di Roma- Teatro Nazionale, Effimera srl, LAC-Lugano Arte e Cultura Tutto come copione: abiti-mantelli molto pesanti, all’inizio dorati con accessori degni di un Re poi, man mano sempre più spogliati dei loro simboli regali fino ad arrivare ad un saio quasi lercio…
-
ANDREA PAZIENZA- IL GIOVANE FAVOLOSO
di Michele Trecca Faccia a faccia – incontri, letture, miti letterari Narrativa e arte degli anni Ottanta Non ci siamo mai incontrati, ma sarebbe potuto accadere. Tante volte. Eravamo coetanei e vivevamo in due città vicine. Tu a San Severo, io a Foggia. Non ci siamo mai incontrati, ma io ti ho conosciuto perché di…
-
L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL NEOLIBERISMO PROGRESSISTA
di Francesco Monico “Diffidate dei cosmopoliti che vanno a cercare lontano nei loro libri i doveri che trascurano di svolgere nel proprio ambiente. Come quel filosofo che ama i Tartari, per esser dispensato dell’amare i vicini”. La critica di Rousseau ai cosmopoliti trova un parallelismo nella celebrazione del globalismo e del neoliberismo. Questi esaltano valori…