RESIDENZE LAC

Sono Filippo. Ho 30 anni e sono uno degli acquirenti delle Residenze LAC

“Sono Filippo, promotore e ideatore del Comitato Famiglie Sospese – Vite in Attesa.

Insieme ad altri cittadini, ho creato qualcosa di molto più grande di me.

Tutto è nato da un’assenza. In questi mesi abbiamo sentito parlare di amministrazione, società di costruzioni e salvataggio della città. Ma nessuno, o quasi, ha mai parlato delle famiglie e delle persone che, da un giorno all’altro, si sono ritrovate a vivere in un incubo senza apparente via d’uscita. L’idea del Comitato nasce proprio per colmare questo vuoto”.

Filippo è Filippo Maria Borsellino, il portavoce del “Comitato Famiglie Sospese – Vite in Attesa” nato “dall’unione di famiglie e giovani che hanno investito i propri risparmi nella speranza di costruire una casa e un futuro stabile”, e che ora vedono il loro progetto di vita sospeso, a causa di cantieri fermi e indagini giudiziarie ancora in corso.

Il comitato rappresenta le 1625 persone che hanno comprato una abitazione nelle case in costruzione nei cantiere bloccati dai sigilli della Procura, un numero importante che potrebbe addirittura aumentare secondo i membri del comitato. E che da qualche giorno hanno incominciato a farsi sentire con le istituzioni: un sit-in 10 giorni fa davanti a palazzo Marino e un incontro con il sindaco per avere risposte e tempi certi.

“La mia storia”, scrive Filippo, “la conoscete già. Ho 30 anni e sono uno degli acquirenti delle Residenze LAC – tre palazzi a Baggio, periferia nord-ovest di Milano.” 

Nel comitato ci sono persone vere. Con Filippo ci sono Simone, 28 anni, Stefano, 39 anni, Emanuela, 37 anni, Filippo e Martina, 33, Luca, 35, e Lucia 46. O Rosa e Michele, che di anni ne hanno 70. Store di sacrifici, di bilocali e trilocali nelle periferie di Milano. Ed assieme a loro ci sono i progetti di vita di “famiglie, e di persone oneste e normali”, come scrive Cristian Coccia, 50 anni, assieme a Filippo uno dei due promotori del Comitato. “La mia battaglia per il futuro di casa mia e della mia famiglia parte a luglio, quando riunisco gli altri acquirenti, per farlo pubblico un post su uno dei gruppi Facebook degli amanti del Parco delle Cave, il parco cittadino dove sorgono le Residenze LAC. I commenti sono diversi: solidarietà, le prime persone che si trovano nella mia stessa situazione, ma anche qualche insulto “palazzinari”, “corruttori”, eccetera. Oggi ci troviamo in una situazione che non abbiamo scelto. I risparmi di una vita sono bloccati in una casa che non esiste, mentre le istituzioni restano in silenzio. Ci sentiamo abbandonati e disorientati. Vogliamo solo quello che è giusto: una casa per cui abbiamo lavorato duramente”.

La prima uscita pubblica del comitato è di sabato 15 Marzo, con una manifestazione davanti al Comune e la consegna di una cassetta con dentro le chiavi delle loro case in costruzione al Capo di gabinetto del Sindaco Filippo Barberis, in rappresentanza del Sindaco in trasferta a Roma. Mercoledì Beppe Sala ha invitato i rappresentanti del comitato per un confronto, con lui anche l’assessore comunale alla Rigenerazione Urbana Giancarlo Tancredi.

Le famiglie chiedono un tavolo con il Comune, la Procura e i costruttori, un aiuto al Comune per capire il reale numero delle persone coinvolti in questa vicenda. “Siamo venuti in contatto con persone in queste settimane che hanno comprato su carta, e non rientrano nella casistica delle 1.625 persone” dicono i membri del Comitato, e siccome “ci sono famiglie che aspettano da cinque anni” servono tempi certi. Per Borsellino serve senso di responsabilità ed “una legge che tuteli noi famiglie, che non siamo di nessun colore politico, una soluzione bipartisan che possa sistemare la nostra situazione” che siamo “le vittime di questa situazione”.

Il Salva Milano, visto con gli occhi di Cristian di Filippo, di Emanuela e delle famiglie che aspettano di capire cosa ne sarà dei loro risparmi, è molto diverso dalla cronaca della politica del palazzo e da quella giudiziaria. Ed è lontanissima dal copione narrativo della città smart e innovativa, delle opportunità e della crescita che in questi anni abbiamo sentito e in parte alimentato, uno dei tanti segnali che il modello molto occidentale della crescita a tutti i costi e a prescindere è in crisi a Milano come in tante altre città dell’occidente sempre più ricco e sempre più disuguale, incapace di redistribuire le risorse che l’innovazione e la crescita ha generato.

Le storie che abbiamo raccontato tra l’altro sono quelle di persone e di famiglie normali per il nostro paese, in cui l’acquisto di una abitazione era ritenuto un passaggio all’età dell’autonomia e dell’indipendenza. Questa normalità oggi invece non è più così “scontata”, visto il caro vita e considerando che il potere d’acquisto dello stipendio non cresce da trent’anni a questa parte.

Così come non è più scontata l’idea che la città dia lavoro e opportunità. Le città sono attrattive quando rispettano un patto tra comunità e cittadino che garantisce ad entrambi il giusto equilibrio tra costi e benefici, diritti e doveri. Se salta il patto a perderci è la città, che perde attrattività e fascino. Soprattutto tra le persone “normali”, le famiglie che avrebbero l’ambizione di avere una casa propria, o ragazzi più giovani che hanno voglia di progettare una vita autonoma.

Il contratto vien dopo. Quello che conta è il patto, uno dei grandi temi della politica e dell’amministrazione ai tempi del digitale di oggi.

PS: Di seguito le storie di alcuni dei membri del Comitato, quelle di Cristian, Carla, Filippo, Emanuela, Simone, Stefano, Rosa e Michele, Filippo e Martina, Luca, Lucia.