Sul numero 5 di Mondo Nuovo, attualmente in edicola, ho pubblicato un articolo su questo stesso tema, che ritengo utile riproporre.
Nella nostra società i campanelli (d’allarme) suonano spesso, ma nessuno sembra ascoltarli. O peggio, chi dovrebbe farlo finge di non sentire.

In Italia, quasi due milioni di giovani soffrono di problemi di salute mentale: praticamente, su una popolazione di 9,8 milioni di minori, un ragazzo su cinque presenta segni di malessere psicologico. Tra il 2023 e il 2024, i casi di autolesionismo tra adolescenti sono aumentati del 17%. Di contro, i posti letto di neuropsichiatria infantile in tutta Italia sono solo 403 (quattrocentotré!). Fenomeno complesso, argomento difficile da affrontare, ma un dato resta chiaro: tra i giovani, il suicidio è la seconda causa di morte.
Un altro campanello d’allarme suona sui cancelli delle fabbriche: è arrivata una email che comunica ai dipendenti la data del licenziamento, la firma non è del “padrone” ma la sigla di un fondo d’investimento. È il “misterioso” mondo della finanza. Ma la “gente” gira la testa dall’altra parte! Salvini fa un self in coppia con Orban mentre la Meloni riscopre il manifesto di Ventotene. La replica della solita sceneggiata a cui non si sottrae il variegato mondo dell’opposizione. “Inganno Italia” è il titolo che gli ha dato l’amico Barbabella.
Eppure la crisi dei giovani, le loro malattie mentali, i salari che non crescono, una democrazia zoppa, la paura della guerra, una politica delegata alla piazza senza partiti, sono segnali di allarme di una società in declino.
E il discorso non vale solo per l’Italia. Si può parlare di Occidente.
Il nuovo millennio ci ha regalato movimenti con “stravaganti” identità politiche e i cittadini hanno vissuto l’illusione che il rifiuto della politica fosse la risposta giusta, hanno tirato le monetine e disertato le urne per immergersi nell’universo dei social dove “fanno scopa” con leader a caccia di followers. E’ prevalso il convincimento che la responsabilità fosse delle classi dirigenti di tradizione democratica, delle élite, si è diffusa l’illusione che il cambiamento non avesse bisogno di essere governato e che la soluzione fosse quella di ripescare dalla storia del Novecento l’autorità di un “capo” a cui affidare il proprio destino: in Europa il ritorno delle destre e negli USA Donald Trump alla Casa Bianca.
Tutto sta cambiando e le vecchie categorie non servono più a capire il mondo di oggi. “Di fronte alle tante crisi che ci assalgono serve un cambio di prospettiva” (Mauro Magatti). Dobbiamo cercare nuove risposte, rileggere la storia e la filosofia, elaborare un pensiero e costruire una politica adeguata alla continua e veloce evoluzione dello scenario del potere tecnologico e finanziario.
L’affermarsi del binomio Trump-Musk, della oligarchia di Xi Jinping e di Putin ci dice che la nostra storia è a un bivio: la vecchia democrazia liberale o il nuovo Stato oligarchico? Sono evidenti le impalcature di una società della sottomissione: la vita di ogni individuo può essere sorvegliata da satelliti, controllata mediante il riconoscimento facciale, violata a partire dall’intercettazione dei telefoni e della pirateria dei nostri dati personali.
Il pericolo non è il fascismo: il declino della cultura e la disaffezione per gli istituti della democrazia crea il contesto ideale per chi vuole istaurare una società della sorveglianza. La risposta non può che essere la Politica.
Una idea politica che sta dentro il nuovo paradigma, quella società digitale in cui il percorso dell’uomo ha come orizzonte un nuovo senso del vivere comune.
L’ambiente digitale non è la comunicazione online: è il contesto sociale in cui digitare non deve significare lavoro implicito per le grandi piattaforme ma interconnessione tra cittadini/utenti che si fanno comunità per orientare il consumo di tecnologia a favore di una autonoma gestione dei propri dati. In uno scenario di un possibile potere europeo da opporre alle big tech americane.
“Svegliamoci!” ha gridato Edgar Morin. Gli strumenti ci sono: cultura, pensiero, conoscenza, consenso. La solidarietà e la partecipazione sono l’unica risposta possibile. Non serve annullare le diversità politiche, ma ricostruire quella comunità di intenti che in passato ci ha permesso di superare momenti difficili.
Hanno ragione i promotori di Piano B: “Ci può essere un pensiero alternativo a quello dominante”, ha detto Enrico Giovannini al convegno L’individuo (da solo) non esiste. Lo spirito di comunità e la coesione sociale nascono dall’intelligenza collettiva, dalla capacità di stare insieme.
Qui il link per approfondire: www.pianob-unospartitoperlitalia.it.
E per chi vuole leggere di più, Piano B, uno spartito per l’Italia, edito da Donzelli: www.donzelli.it/libro/9788855225595.